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A scuola in ospedale: 60 piccoli alunni che le regole anti Covid han reso ancora più soli foto

Sono 63 gli alunni tra i 3 e i 10 anni alternati nei reparti di oncologia, cardiochirurgia, trapianti, chirurgia pediatrica, pediatria e chirurgia specialistica,  che, da inizio anno scolastico, tutti i giorni frequentano la scuola in ospedale

Tra i piccoli grandi guerrieri dell’emergenza sanitaria e umana, ce ne sono alcuni il cui coraggio supera quello di mille leoni, come nelle fiabe più famose.

Sono i bambini e le bambine ricoverate nei reparti di lunga degenza dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che continuano ad affrontare l’emergenza e le sue conseguenze con la forza che li contraddistingue.

Adattandosi anche ad un nuovo modo di fare scuola, come ci hanno raccontato gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Bergamo “I Mille”, a capo delle sezioni della scuola dell’infanzia e primaria in ospedale.

Sono 63 gli alunni tra i 3 e i 10 anni alternati nei reparti di oncologia, cardiochirurgia, trapianti, chirurgia pediatrica, pediatria e chirurgia specialistica,  che, da inizio anno scolastico, tutti i giorni frequentano lezioni individuali così da non smettere di imparare.

“Sono anche molto meno rispetto agli anni scorsi perché, a causa del Covid, si cerca di evitare troppe lungo degenze e tante terapie si sceglie di farle da casa. Vengono dalla provincia di Bergamo, ma anche da altre regioni e in alcuni casi dall’estero. Noi insegnanti garantiamo il diritto allo studio e, oltre alla didattica curricolare, offriamo la possibilità di cimentarsi in attività artistiche. Tali esperienze infondono sensazioni ed emozioni positive che aiutano gli alunni nel percorso di cura e permettono loro di evadere dalla difficile realtà ospedaliera”, ci raccontano i docenti, attualmente tre per la scuola primaria e due per l’infanzia.

Lì, tra quei “banchi” fuori dal comune, bambini e bambine obbligati ad una lunga degenza, trovano uno spiraglio di luce nelle ombre della loro malattia, aggravata dalle rigide norme Covid da rispettare che hanno reso ancora più silenziosi, isolati e provanti i corridoi dei reparti.

“La situazione è peggiorata a causa del virus, ci sono tante regole da rispettare per proteggerli il più possibile, essendo la maggior parte di loro immunodepressi. Tanti di loro, quindi, non possono neanche uscire dalle loro stanze e hanno visite limitate, la scuola, perciò, diventa l’unico appiglio verso l’esterno”, continua a raccontare il personale docente.

Dal 23 dicembre, come in tutte le scuole, le attività didattiche sono sospese per le festività natalizie, e non è stato facile per maestri e maestre della scuola lasciare anche per poche settimane i loro piccoli angeli guerrieri:

“Li aspettano delle feste natalizie vissute isolati, anche se con loro c’è sempre un genitore: fragili e speranzosi. Più volte, infatti, ci hanno confessato il loro desiderio per il nuovo anno: guarire e poter tornare finalmente a casa. Speriamo di ritrovarli presto e di poterli vedere andare di nuovo nelle loro classi, lasciando una volta per tutte l’ospedale”.

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