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Perché ho rivisto con piacere "Una poltrona per due" con la mia famiglia - BergamoNews
La lanterna magica di guido

Perché ho rivisto con piacere “Una poltrona per due” con la mia famiglia

Se l’anno scorso mi avessero detto che alla vigilia di Natale del 2020 sarei stato sintonizzato su Italia 1 per assistere ad una commedia degli anni ‘80 (che avevo già visto) non ci avrei mai creduto. Eppure è andata proprio così

Un altro Natale è passato e quest’anno più degli altri ci deve servire come esemplificazione massima riguardo a come la normalità non sia mai qualcosa da dare per scontata, dal momento che ogni nostra abitudine può essere sconvolta da un’innumerevole serie di variabili incalcolabili ed imprevedibili.

Ciò su cui mi vorrei concentrare non è però il 25 dicembre, ma bensì il giorno prima, la vigilia; il momento che da piccolo preferivo perché andando a letto sapevo che mi sarei svegliato ore dopo con una pista di caramelle che dalla camera mi avrebbe portato fino all’albero, in sala, dove avrei scartato i regali con i miei genitori. L’attesa del Natale (e soprattutto dei doni) per me era veramente essa stessa il Natale, parafrasando un poeta gobbo di Recanati.

Quest’anno, tanto per dire, i miei genitori il regalo me l’hanno dato completamente a caso il 15 dicembre, a cena. E per di più era un cappello di lana che non volevo.

Crescere è davvero una fregatura.

Come già detto, però, il focus di questo discorso non sono i pacchetti di Natale o ponderazioni filosofiche riguardo l’incessante ed inesorabile scorrere del tempo, ma vuole più semplicemente essere una cronaca riguardo a ciò che mi sono ritrovato a fare la sera del 24 con mia madre e mio padre.

Dopo aver cenato e sparecchiato, come da tradizione, stavo per tornare in camera per giocare alla PlayStation mentre i miei genitori hanno iniziato a discutere su quale film avrebbero voluto vedere su Netflix.

“C’è quello sull’isola delle Rose negli anni ‘60 che dev’essere bello, mi piace l’Elio Germano” dice mio padre a cui mia madre risponde con un laconico “ok dai”, ma a quel punto per una non meglio specificata magia del Natale ritorno in sala e per scherzare dico “dai rivediamo i primi minuti di ‘Una poltrona per due’, inizia tra poco”.

Giriamo su Italia 1, un canale su cui il mio televisore non sintonizzava da almeno 8 anni, vediamo i primi 10 minuti per la presentazione dei personaggi, poi altri 30 per assistere allo scambio di ruoli tra Eddie Murphy e Dan Aykroyd ed infine la restante oretta per il finale che, a dirla tutta, ricordavo più semplice e non certo con una così marcata componete di economia tecnica.

Il film finisce, tutti siamo felici e il pensiero va a quanto questa situazione, tra le tante successe nel 2020, sia esemplificativa di come la mia vita, così come quella di milioni di altri ragazzi nel mondo, sia cambiata per sempre.

Il problema è che non so ancora dire se in meglio o in peggio.

Per tre mesi e mezzo su dodici sono stato barricato in casa senza la possibilità di vedere amici o parenti che non convivessero con me e comunque, quando la morsa delle chiusure è stata lievemente allentata, nel momento in cui ho potuto farlo c’erano da rispettare regole riguardo al distanziamento sociale, alle mascherine, all’igienizzazione degli spazi e ai coprifuoco in caso di aperitivi o cene.

Non so dire se da quel maledetto inizio marzo sia “andato tutto bene”, se alla fine quel signore romano che urlava dal terrazzo “ce la faremo!” abbia avuto ragione o se ne siamo “usciti meglio di prima”, quello che però posso affermare con assoluta certezza è che siamo diventati diversi.

Per la prima volta molti di noi hanno provato sulla propria pelle emozioni come la solitudine, la tristezza e il tedio di vivere lunghi periodi di nullafacenza cosmica.

Così come non avrei mai immaginato di ritrovarmi davanti ad un televisore che rimanda una vecchia commedia degli anni ‘80 (che peraltro avevo già visto e ad essere onesti non mi ha nemmeno mai fatto così tanto ridere) nella sera della vigilia di Natale con i miei genitori, così anche non avrei mai pensato di rimpiangere l’università, le sveglie alle 6:15, quel maledetto regionale che a Terno si ferma sempre più del dovuto, gli allenamenti con la mia squadra e gli abbracci delle persone a cui tengo.

Esserci improvvisamente ritrovati a riflettere su come i cataloghi delle più grandi piattaforme streaming non siano poi così illimitati, su come negli anni più belli della nostra vita siamo stati costretti ad allenarci davanti a video tutorial tipo “Total Core 30 min Workout No Equipmemt Fat Burning ARMAGEDDON” al pari di signore attempate o sul fatto che questo tempo “perso” non ci verrà mai ridato indietro è stato quanto di più terribile potesse capitarci, e non so perché ma riesco ad accorgermene solo grazie a Eddie Murphy che scommette sul calo del prezzo delle arance.

Forse in un momento di così grande sconforto il mio inconscio ha capito che l’unica soluzione è quella di rifugiarsi negli affetti più cari e nell’amore dei miei genitori, oppure sto vaneggiando e sono così annoiato che anche “Una poltrona per due” mi sembra un passatempo migliore che stare da solo con me stesso a riflettere su quanto quest’anno abbia fatto schifo.

Forse la verità è che non ne usciremo né meglio né peggio, semplicemente ne usciremo.

Dopotutto è già qualcosa.

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