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La luce del Natale rivela un Dio che è per tutti, prima per gli ultimi - BergamoNews
La riflessione

La luce del Natale rivela un Dio che è per tutti, prima per gli ultimi

Gesù che nasce in una grotta rivela un Dio che è per tutti e di tutti. Nel Vangelo si dice però che pur essendo per tutti qualcuno arriva prima…i pastori…quelli che per la scala sociale del tempo e per le norme di accesso al Tempio erano considerati gli ultimi. Si rivela la logica di Dio…per tutti…ma prima…gli ultimi!

Sappiamo che la celebrazione del Natale è una festa tardiva per i cristiani e che si innesta sulla festa pagana del “Sol Invictus”. Ha quindi a che fare con la Luce che in tutte le culture e religioni di ogni epoca e latitudine rappresenta sempre la vita, il coraggio e il discernimento, la capacità di prendere decisioni sagge.
Al contrario delle tenebre che rappresentano la non vita, la paura e la confusione.

La comunità cristiana del tempo sovrapponendo alla festa del Sol Invictus la festa del Natale riconosce e annuncia che Gesù è il “vero sole”, la vera luce, che per davvero vince le tenebre della morte e che per davvero è fonte di discernimento, sapienza di vita.

Anche l’evangelista Matteo non trova di meglio che citare un versetto del profeta Isaia di secoli precedenti, in cui si parla di Luce, per spiegare ai suoi uditori cosa stava avvenendo con l’evento Gesù di Nazareth: “Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata” (Mt 4,15-16 che cita Isaia 8,23-9,2)

Ma che luce potrà mai derivare da una grotta un po’ triste di una povera periferia abitata da gente marginale ed in cui un bambino appena nato di pochi chilogrammi riposa tra la paglia di una mangiatoia? Oggettivamente, non è una scena da cui promana Luce.
Eppure se la si contempla con uno sguardo profondo, di chi si fa delle domande sulla vita, di chi riflette, di chi non è superficiale, di chi non si accontenta delle apparenze e della superficialità, di chi non si abitua a questa scena e a questa ricorrenza, ne deriva una luce così intensa da donarci alcuni dei segreti più importanti della vita. Proviamo a descriverli…

Se Gesù è, come dice in un altro passo il profeta, l’Emmanuele, che significa Dio-con-noi, vuol dire che nascendo come tutti da un ventre materno, assumendo l’umanità in carne ed ossa e quindi anche la precarietà della vita umana e quindi anche la morte, ne deriva che qualsiasi situazione viviamo, compresa la fatica delle scelte, la sofferenza fisica, le delusioni e in ultimo anche la morte, essendo queste realtà sono state “abitate” in Gesù dal Dio della vita e che quindi possiamo fare esperienza di una particolare consolazione, aiuto, sostegno, frutto di questa vicinanza del Dio-con-noi.

Se Gesù è il Dio-con-noi ci illumina su tutte le false immagini di Dio che credenti e non credenti hanno in testa. Per esempio, che a differenza da qualsiasi religione di ogni tempo e luogo che pur nelle diversità in qualche modo sono accomunate dal fatto che per avere benefici dalla divinità bisogna sia meritarselo che sacrificare qualcosa, il Dio rivelato nella grotta di Betlemme invece è Lui che si sacrifica per te. In Gesù, attraverso tutto ciò che dirà e farà, si rivela un Dio che si sacrifica per te affinché tu viva. E viva con libertà, coraggio, passione, speranza, intraprendenza, generosità malgrado le tante difficoltà di ogni vita e la vulnerabilità dell’essere carne ed ossa. Se Gesù è il Dio-con-noi e non nasce in un palazzo sontuoso tra gli agi e la gente che conta o nello splendido Tempio di Gerusalemme, vuol dire che incarna una logica diversa di quella di questo mondo (quella del Regno) dove i valori e ciò che conta forse sono diversi da quelli che comunemente si ritengano che contino.

Nella mangiatoia possiamo contemplare questo Dio-con-noi che si dona e contemplare il segreto della vita, di ogni vita! Nella mangiatoia c’è già concentrata tutta la vita di Gesù che riassumerà poche ore prima della sua morte in quella ultima cena: “questo pane che spezzo per voi e questo vino rappresentano il mio corpo e il mio sangue (la mia vita) che è stata ed è offerta per voi”.

Gesù interpreta la sua vita come un dono ricevuto da ridonare. Una vita che “si fa mangiare” vuol dire una vita pro-attiva, che non vive solo per se stesso ma vive donando se stesso. Questo è il senso della vita. Più avanti dirà che l’unica cosa che sarà importante al termine dei nostri giorni quando non conteranno più nulla i titoli di studio che avevamo, la casa, l’auto, ecc. ma solo una cosa: se abbiamo amato, se siamo stati generativi, se siamo andati oltre il nostro ego.
Ma ancora una Luce promana dalla grotta. Ancora una volta ci illumina su chi sia Dio e la logica del Regno dei Cieli. Per capirlo bisogna ricordare il Tempio di Gerusalemme, a quel tempo il luogo in cui si riteneva dove “Dio” avesse preso “dimora”, riempita dalla sua Shekhinah: una grande costruzione circondata da un muro dove non potevano accedere le persone considerate impure (chi in modo permanente: lebbrosi, storpi, ecc. chi in modo temporaneo, donne con il ciclo, pastori, ecc.). Era a struttura concentrica di barriera in barriera dove fino alla prima potevano entrare anche gli stranieri, da un certo punto solo gli ebrei, poi solo gli uomini, poi solo i leviti ed oltre l’ultima barriera solo il Sommo Sacerdote.

La grotta ha una caratteristica precisa: non ha porte! Non ha barriere, non ha filtri…alla grotta ci possono andare tutti…proprio tutti…uomini, donne, stranieri, peccatori, santi, impuri, bianchi, neri, ricchi, poveri, colti, ignoranti…tutti senza distinzione. Si rivela un Dio che è per tutti e di tutti. Nel Vangelo si dice però che pur essendo per tutti qualcuno arriva prima…i pastori…quelli che per la scala sociale del tempo e per le norme di accesso al Tempio erano considerati gli ultimi. Si rivela la logica di Dio…per tutti…ma prima…gli ultimi!

padre francesco cavallini sj
Papa Francesco con Francesco Cavallini sj

Francesco Cavallini sj, è nato a Bergamo il 21 giugno 1968, Gesuita, ha studiato e prestato servizio in varie città: Padova, Madrid, Bologna, Gerusalemme, Genova, Milano. Ora sta svolgendo il suo impegno pastorale a Palermo.

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