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Il Covid in carcere, Segre: “Impossibile arginare il contagio. Vaccinate i detenuti”

L'interrogazione arriva proprio pochi giorni dopo la notizia di casi Covid anche nel carcere di Bergamo e di un ordine del giorno appena approvato in Consiglio regionale inerente al sovraffollamento nelle carceri

A pochi giorni dalla fine del 2020, tutto il mondo si trova su un filo sospeso e guarda con un misto di apprensione e speranza verso il 27 dicembre, data fissata per l’inizio delle vaccinazioni contro il coronavirus in Italia e in Europa, come riportato in un post Twitter dal ministro della Salute Roberto Speranza.

L’inizio delle vaccinazioni il 27 dicembre sarà possibile soltanto dopo che l’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, deciderà di raccomandare il vaccino sviluppato da Pfizer-BioNTech alla Commissione europea. Una volta ricevuto l’ imprimatur, le vaccinazioni potranno iniziare e alcune quote “simboliche” potranno essere vaccinate già negli ultimi giorni del 2020, come dichiarato da Domenico Arcuri. 

Si prospetta che il vaccino sarà somministrato nella fase iniziale prioritariamente agli operatori sanitari e socio-sanitari, ai residenti e al personale delle Rsa e alle persone in età avanzata.

Ma, tra la persone con precedenza, la senatrice a vita Liliana Segre, con un’ interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della Giustizia, ha richiesto che vengano inseriti anche i carcerati.

La senatrice è da sempre molto sensibile a questo tema e nelle sue frequenti visite al carcere milanese di San Vittore ha sempre ricordato con riconoscenza come i detenuti furono gli unici che salutarono gli ebrei che venivano avviati ai treni per Auschwitz, nella Milano indifferente alla sorte di tante persone innocenti, fra le quali c’erano anche Segre, 13 enne, e suo padre Alberto.

Nell’interrogazione Segre evidenzia che secondo i “dati forniti dal ministero della Giustizia e ripresi dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà e dall’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane, risultavano a metà dicembre 2020 1.023 persone contagiate, per lo più asintomatiche, di cui solo 31 ospedalizzate. Mentre fra il personale amministrativo e gli agenti di polizia penitenziaria risultano rispettivamente 810 e 72 contagiati”, come riporta LaRepubblica.

Sottolineando anche come “appare drammaticamente evidente come il carcere, nonostante le misure predisposte per il contenimento, sia uno dei luoghi in cui sono più alte le possibilità di contagio e diffusione, anche all’esterno, del contagio stesso. Per questo motivo l’insieme delle persone che vivono e lavorano nelle carceri devono essere inserite sin dall’inizio fra le categorie con priorità sottoposte alla campagna di vaccinazioni”.

L’interrogazione della senatrice Segre arriva proprio pochi giorni dopo la notizia di casi Covid anche nella casa detentiva di Bergamo dove, ad oggi, sono due le sezioni chiuse: il “circondariale”, dove si trovano detenuti in attesa di giudizio, e il “penale” per i carcerati con pena già definitiva. Tanto che molti di loro sono stati trasferiti nel carcere di Bollate e, lì, isolati. Circa venti, invece, sono gli agenti di sorveglianza risultati positivi e, quindi, per il momento, allontanati dal carcere cittadino.

Non solo, l’appello di Segre si innesta anche su una situazione più ampia: quello del sovraffollamento delle carceri e il conseguente problema sanitario.

Attorno a cui non solo si è esposta l’associazione bergamasca Carcere e Territorio chiedendo ai parlamentari bergamaschi di farsi parte diligente per l’adozione di misure contro il sovraffollamento nelle case circondariali nazionali, ma che è anche al centro di un ordine del giorno approvato giovedì 17 dicembre dal Consiglio regionale della Lombardia promosso dal gruppo +Europa Radicali e da Azione, in cui si impegna la Giunta ad intercedere presso il Governo per avviare una sostanziale riforma dell’ordinamento penitenziario, necessaria per trovare una soluzione al sovraffollamento nelle case circondariali che inizia ad assumere aspetti drammatici a fronte della situazione pandemica in corso.

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