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Revenge porn: violenza dell'intimità, esplicitamente fuorilegge - BergamoNews
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Revenge porn: violenza dell’intimità, esplicitamente fuorilegge

La Costituzione: "La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili".

Che problema ha l’uomo degli anni venti del nostro secolo con il sesso? Avere rapporti è bello e sano. È stata la Medical News Today a pubblicare le dieci motivazioni per cui i fare sesso fa bene. Anche la fondazione Veronesi, per rimanere in Italia, ha confermato i punti della ricerca.

È quindi normale, oltre che salutare; ma nel momento in cui c’è un ricatto pornografico o una violenza sessuale, può essere la cosa più brutta della tua vita.

Come se il fenomeno del Revenge porn non fosse stato abbastanza, ora anche la vicenda Genovese fa accapponare la pelle. La ragazza violenta da Genovese avrà bisogno di anni e anni di sedute psicologiche per cercare di elaborare l’accaduto e nessuno le cancellerà mai il ricordo della violenza.

Nessuno cancellerà alla maestra di Torino, o a tutte le ragazze le cui foto vengono inviate sui gruppi Telegram, l’imbarazzo e il senso di sfiducia verso il prossimo.

In un’era globalizzata come questa, soprattutto con le separazioni obbligate dal lockdown e dalle varie zone, è normale che i ragazzi si scambino foto di nudo, anche senza pensare troppo alle conseguenze o forse dando per scontato un diritto fondamentale, anche riportato sulla Costituzione.

Secondo l’articolo 15, infatti: “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.”

Ovviamente ai tempi della stesura della Costituzione non si pensava ai nudes online, ma resta il fatto che la posta è privata ed è vietato anche dal testo fondamentale della Repubblica inviare a terzi messaggi che arrivano a noi.

Anche l’articolo 1 del Decreto Legislativo del 29.12.2017 n. 216 “Disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83 e 84, lettere a), b), c), d), ed e), della legge 23 giugno 2017, n. 103”, ha introdotto nel codice penale, alla sezione V “Dei delitti contro l’inviolabilità dei segreti”, nell’art. 617-septies, un nuovo reato: “Diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente”. È punito con la reclusione fino a quattro anni chiunque “al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo […] registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte in sua presenza o con la sua partecipazione”.

Ed ecco, che proprio in questo folle 2020, sesso digitale e sesso alla vecchia maniera si incontrano colludendo in una pubblicità geniale, quella di Skyn, famosissimo marchio internazionale di profilattici e sex toys. La pubblicità diffusa su Instagram riporta la seguente didascalia, successivamente alla definizione di Revenge Porn, “Non c’è nulla di male a fotografare o a filmare l’intimità, la colpa è di chi viola un patto di riservatezza. Sesso sicuro vuol dire anche questo”.

È semplice, chiara e innovativa. Fa un enorme passo avanti uscendo da una visione arcaica del sesso come esclusivo atto fisico, ma il sesso oggi è mille cose in più. Ci sono sex toys, porno gratuiti, condom di ogni tipo e tanto altro. Il fatto che Skyn abbia giocato sul doppio senso di “sesso sicuro” (protetto con il preservativo per prevenire malattie sessualmente trasmissibili e, allo stesso
tempo, sicurezza che le foto inviate non vengano diffuse) esorcizza e normalizza il fatto che vada bene mostrare il proprio corpo, qualora si voglia.

Allo stesso tempo deve essere dato per scontato che la vittima, non può diventare la carnefice di se stessa. Questa pubblicità di Skyn è quello che ci voleva in un momento buio per il sesso come questo.

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