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Il Covid in carcere: positivi venti agenti di sorveglianza, nuovi tamponi ai detenuti

Una situazione che, per quanto si stia cercando di tamponare, si va a innestare su un quadro più ampio: quello del sovraffollamento

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Nel luogo dove l’isolamento è imposto e il mondo esterno non entra se non per determinati momenti e determinate professioni, riesce però a insinuarsi il virus che sta annientando la realtà fuori dalle alte mura e dalle pesanti porte.

Il Covid-19 è entrato anche nel carcere di Bergamo.

Se, infatti, durante il picco dell’emergenza sanitaria, la casa circondariale cittadina è riuscita a rimanere quasi immune dal contagio, nel corso della seconda ondata il virus si è insinuato anche nelle celle e nei lunghi corridoi detentivi.

Da inizio dicembre sono risultati positivi alcuni detenuti della sezione “circondariale” dove si trovano i carcerati comuni in attesa di giudizio e nel reparto “femminile”, tanto che dal primo dicembre gli ingressi alle due zone del carcere sono consentite solo a un numero ristretto di personale.

Negli ultimi giorni, il femminile è stato riaperto, mentre permangono ancora criticità alla sezione “comune” e alcuni carcerati positivi sono stati mandati al carcere di Bollate per l’isolamento. Così come nella sezione “Penale” della casa circondariale, dove si trovano i detenuti con giudizio già definitivo, chiusa al personale esterno da mercoledì 16 dicembre.

Non solo carcerati, però. Nella settimana dopo l’Immacolata sono risultati positivi anche circa venti agenti di sorveglianza in seguito a tampone, che sono stati quindi isolati. Una situazione che ha portato ad eseguire nuovi esami diagnostici al personale detenuto.

Una condizione che, per quanto si stia cercando di tamponare, si va a innestare su una situazione più ampia: quello del sovraffollamento delle carceri e il conseguente problema sanitario.

È infatti di pochi giorni fa la richiesta da parte dell’associazione bergamasca Carcere e Territorio ai parlamentari bergamaschi di farsi parte diligente per l’adozione di misure contro il sovraffollamento nelle case circondariali nazionali che, in tempi di un’emergenza sanitaria, risulta ancora più drammatico.

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