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Economia circolare: imprese bergamasche proattive

Un’autorevole conferma viene dall’indagine realizzata da Confindustria Bergamo in tandem con l’Istituto di management Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che ha riguardato 57 imprese e da cui emerge la loro proattività rispetto al riferimento nazionale: su un indice da 0 a 100, la performance delle aziende bergamasche è a quota 51%, con prestazioni quasi doppie rispetto alla media nazionale.

Dalle aule universitarie alla realtà delle piccole imprese. L’economia circolare non è più soltanto un tema di discussione accademica, ma sta diventando sempre più uno strumento concreto per
accrescere le performances ambientali delle aziende e abbattere gli sprechi.

Un’autorevole conferma viene dall’indagine realizzata da Confindustria Bergamo in tandem con l’Istituto di management Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha riguardato 57 imprese e da cui emerge la loro proattività rispetto al riferimento nazionale: su un indice da 0 a 100, la performance delle aziende bergamasche è a quota 51%, con prestazioni quasi doppie rispetto alla media nazionale.

I risultati sono stati presentati nell’ambito di un webinar con Olivo Foglieni, vicepresidente di Confindustria Bergamo con delega all’ambiente, Fabio Iraldo, docente ordinario dell’Istituto di management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha elaborato l’analisi, Marco Ravazzolo, responsabile ambiente di Confindustria, e Laura D’Aprile, direttore generale economia circolare del ministero dell’ambiente.

Generico dicembre 2020

“Oggi i nostri sforzi – ha sottolineato Olivo Foglienipuntano al superamento dell’emergenza ma anche a dare slancio alle imprese grazie a nuovi progetti di business. Sappiamo che la strategia varata a livello europeo è quella del Green Deal dove le parole d’ordine sono: innovazione, digitalizzazione, sostenibilità. Anche gli strumenti di sostegno e finanziamento alle imprese saranno focalizzati su questi temi”.

Il vice-presidente ha ricordato gli sviluppi dei progetto BG Circular che ha preso il via nel 2017 con due obiettivi: supportare la transizione delle aziende, specialmente le piccole e medie, verso l’economia circolare, fare opera di diffusione culturale in contesti sia interni che esterni al mondo produttivo.

L’analisi presentata è stata condotta a fine 2019, con l’obiettivo di avere un quadro aggiornato della situazione delle aziende bergamasche, confrontandolo con l’andamento nazionale. I punti di
forza emersi sono l’attenzione per l’utilizzo dei materiali (81 punti su 100, contro i 34 di media nazionale), la gestione dei rifiuti (56% contro il 28% di media nazionale), l’attenzione al design (51% contro il 22% di media nazionale); positiva anche la voce legata ai processi di produzione (47% contro il 21% nazionale), appena positiva quella relativa all’approvvigionamento (35% contro il 19% nazionale).

Di pochissimo migliore del dato nazionale la voce della distribuzione (35% contro 31%), che coinvolge sistemi logistici quasi sempre esternalizzati. Secondo l’indagine, il 48% delle imprese campione ritiene che l’economia circolare diventerà un fattore “molto strategico” per la crescita e la competitività della propria azienda nei prossimi cinque anni; il 63% giudica che la diffusione dell’economia circolare nel tessuto produttivo orobico sia “molto rilevante” per mantenere la competitività.

Fra i motivi che spingono gli imprenditori a scegliere la sostenibilità, Fabio Iraldo evidenzia la riduzione dell’impatto ambientale, la vocazione all’innovazione e la riduzione dei costi. Le barriere
sono riferite soprattutto alla mancanza di incentivi economici e alla presenza di vincoli normativi. “Anche se i risultati sono positivi – avverte il docente – l’invito è a progredire sempre, perché l’evoluzione su queste tematiche è velocissima. In particolare, occorre far avanzare la cooperazione delle imprese”.

“La prima e più importante indicazione che viene dai nostri approfondimenti – ha sottolineato Olivo Foglieniè che l’economia circolare non si può fare da soli. Per compiere un balzo in avanti decisivo le aziende devono sviluppare sinergie con i fornitori, i clienti, il proprio territorio, ragionando in termini di open innovation e di rete. Fondamentale, inoltre, avere una visione di medio e lungo periodo”.

Processi autorizzativi complessi e contesto normativo in definizione sono alcune delle difficoltà evidenziate da Marco Ravazzoli, su cui ha concordato anche Laura D’Aprile, che si riflettono
direttamente sulle debolezze della fasi di approvvigionamento e distribuzione emerse dall’indagine. Ora un importante passo in avanti, secondo la dirigente del Ministero, potrà però essere fatto grazie alla pianificazione nazionale dei rifiuti che supporterà quella regionale.

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