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"Sgombero Cascina Ponchia, perché un finale così? Scriviamo insieme il futuro" - BergamoNews
Appello al comune

“Sgombero Cascina Ponchia, perché un finale così? Scriviamo insieme il futuro”

Il ComitatoPonchiaOtto invita l'amministrazione ad un confronto pubblico: "Illustri progetti realizzabili, realtà coinvolte, tempi e costi"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Comitato Ponchia Otto, composto da un centinaio di abitanti di Monterosso, “accomunati – si legge – dal senso di appartenenza ad un quartiere che si è distinto da anni come esempio a Bergamo di territorio attivo grazie alla partecipazione della propria comunità, rappresentata dalla rete di quartiere che mette in relazione diversi attori, quali scuola, Propolis, CAG, oratorio, gruppi di orti e UILDM per citarne alcuni.

Pensiamo che l’esperienza dei ragazzi e delle ragazze della Cascina Ponchia ben si sia inserita in questo contesto, con modalità innovative e con qualche discontinuità. Fra noi abbiamo conosciuto questa esperienza in maniera differente, qualcuno non ci è mai neppure entrato, ma tutti abbiamo riconosciuto che il collettivo si è dimostrato un vicino di casa vivo e vivace, mosso dalla volontà di offrire un luogo di aggregazione e socialità, alternativo e complementare all’offerta cittadina, pur nell’illegalità. Dal 2013 la Cascina ai piedi della Maresana ha infatti ripreso vita, grazie all’instancabile impegno volontario di tanti giovani, fino a diventare punto di incontro di progetti, ospitando dibattiti, corsi, concerti, cene, aula studio… Chiediamo quindi all’amministrazione Comunale il motivo dello sgombero di una realtà sociale e autorganizzata che, nel corso degli anni, era riuscita a dare spazio ad una fascia di giovani che a Bergamo non trova né particolari opportunità né considerazione.

Proprio per questo siamo rimasti basiti il 6 ottobre. Non ci saremmo infatti mai immaginati che, proprio nel nostro quartiere, si potesse assistere a un dispiego di forze dell’ordine tanto spropositato, in una via laterale e completamente residenziale, per porre sotto sequestro la Cascina (vuota). Non è stato immediato trovare le parole per spiegare ai bambini che a quell’ora andavano a scuola cosa stesse succedendo, non è stato piacevole sentirci a disagio nell’uscire di casa. Chiediamo quindi che, come abitanti e cittadini del quartiere, ci venga data ragione della modalità invasiva e simbolicamente violenta che è stata scelta dalle Forze dell’Ordine per sgomberare la Cascina Ponchia.

Questo sgomento ci ha spinto a incontrarci e chiederci quale motivo potesse esserci dietro una dimostrazione di forza del genere, che ci sentiamo di mettere in discussione. Ma ancora di più non intendiamo lasciare che la pagina scritta in sette anni dalla cascina, ricca di storie e contenuti, venga strappata e cestinata.

Constatiamo che il numero 8 di via Ponchia è tornato ad essere il luogo chiuso e tetro che era prima dell’occupazione che ha portato linfa vitale per la via e per il quartiere dando pure un maggiore senso di sicurezza. Murare questo significa per tutti una perdita e consegna all’abbandono per anni un immobile storico che anche grazie al contributo del collettivo è rimasto un bene pubblico. All’orizzonte infatti non vediamo – sperando di essere smentiti – scenari concreti per il futuro della Cascina, solo un’ipotesi presentata pubblicamente un paio di anni fa. Speravamo che la vicenda venisse gestita in maniera diversa, attraverso un percorso aperto e partecipato e adesso chiediamo che l’Amministrazione illustri pubblicamente quali progetti effettivamente realizzabili verranno attuati in quello spazio, quali realtà verranno coinvolte, quali saranno i tempi e la sostenibilità economica di eventuali interventi.

Continuiamo ad immaginare un futuro in cui la Cascina Ponchia torni ad essere uno spazio di partecipazione e di socialità, un luogo vivo e vissuto. Chiediamo una risposta da parte dell’Amministrazione Comunale alle nostre domande e la invitiamo a partecipare ad un confronto pubblico che ci impegniamo a costruire tra gennaio e febbraio in cui residenti, quartiere e rete sociale, ragazze e ragazzi del KAP, l’amministrazione stessa e ogni cittadino portatore di bisogni e visioni possano scrivere insieme il futuro di un pezzo importante della nostra città”.

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