Le reazioni

Pienone di domenica ossigeno per negozi e ristoranti: “Ma incertezza insopportabile”

Ascom e Confesercenti contenti del risultato della prima giornata in zona gialla, ma molto preoccupati per una possibile nuova stretta natalizia: "Invece di penalizzare tutti, perchè non regolamentare le zone più a rischio assembramenti?".

Una bella iniezione di liquidità e fiducia, ma sicuramente non sufficiente a rimettere in moto il motore dell’economia: la prima giornata di Bergamo in zona gialla è stata per bar, ristoranti e negozi una boccata d’ossigeno importante, un piccolo sprazzo di luce che si è fatto largo tra molte nubi che continuano a insistere su questi settori.

La bella giornata di domenica non ha fatto altro che accentuare ancora di più la voglia dei bergamaschi di uscire e di dedicarsi, principalmente, ai regali di Natale: buone presenze, in alcuni casi code, nei negozi, ristoranti pieni, bar in ripresa soprattutto a colazione.

Questo il risultato di una quasi normale giornata festiva di dicembre che, ovviamente, non può cancellare come un colpo di spugna la crisi vissuta finora.

“Bar e ristoranti hanno lavorato bene e hanno già raccolto le prenotazioni per il periodo delle festività – sottolinea Cesare Rossi, vicedirettore di Confesercenti Bergamo – Tutta la filiera della ristorazione aveva bisogno di un po’ di ossigeno e, per questo, non tollererebbe una nuova chiusura. La crisi degli imprenditori è dovuta soprattutto a questa continua incertezza generale, un loop negativo e insopportabile. Anche i mercati hanno funzionato, con i centri commerciali chiusi e l’assenza dei mercatini di Natale hanno avuto buoni accessi. Il risultato del fine settimana è stato sicuramente incoraggiante, ma vorremmo non essere sempre sull’orlo del burrone senza sapere cosa ne sarà di noi”.

Impressioni confermate anche da Oscar Fusini, direttore di Ascom Confcommercio Bergamo: “Per i ristoranti la domenica è andata bene, hanno lavorato molto sfruttando la voglia di uscire delle persone: abbiamo registrato capienze significative sopratutto in città e nell’hinterland. Anche i bar avevano molta voglia di ripartire: bene le colazioni, ma non hanno ancora recuperato a pieno ritmo perchè le persone tendono a rimanere di meno in questa situazione. Anche i negozi hanno avuto numeri importanti, pur restando di fronte a un dicembre molto difficile dal lato dei consumi. Ho verificato di persona la situazione e ho notato come ad avere il maggior afflusso di persone sono stati quegli esercizi che propongono merce dal valore unitario più basso: è un chiaro segnale della situazione che stiamo vivendo. Una tendenza non nuova, sia chiaro, ma accentuata quest’anno. In generale i consumi di Natale non riescono a decollare: lo scorso anno al 15 dicembre i giochi erano praticamente già fatti, mentre ora siamo in ritardo, sperando che qualcosa si risolva nei prossimi 10 giorni”.

Fusini, poi, sposa in pieno la proposta avanzata dal collega di Milano Marco Barbieri, che ha chiesto di rivedere la decisione di tenere chiusi i negozi nei centri commerciali nel weekend: “Sono assolutamente d’accordo – ribadisce – In questo modo si sta sfalsando la concorrenza, solo sulla base di una presunzione che nei centri commerciali si possano creare assembramenti. Così è un’ingiustizia. I centri commerciali, in realtà, sono in grado di regolamentare il flusso delle persone, in ingresso e uscita, ma restano vittima di decisioni di una politica ormai schizofrenica. L’assembramento va contrastato, ma non penalizzando qualcuno solo per partito preso. Mettiamoci nei panni di chi ha un’attività nelle gallerie: perde i giorni più importanti solo per questa presunzione degli assembramenti”.

Ma la più grande preoccupazione, che accomuna le due associazioni bergamasche di categoria, è quella di una nuova stretta sulle attività.

“Siamo subissati dalle telefonate – ammette Rossi – Gli imprenditori hanno bisogno di avere una visione, devono organizzare il lavoro e l’ordine del cibo per le feste non si può fare da un giorno all’altro. Siamo anche noi in attesa di capire quale sarà la decisione sul Natale, chiediamo continuamente delucidazioni senza ottenerle: dispiace che per questo motivo, il non poter dare riscontri certi ai nostri associati, spesso veniamo inseriti nel carrozzone pseudo-politico che non vuole dare risposte. Per essere al fianco degli imprenditori non abbiamo mai chiuso nemmeno durante il lockdown, anzi ci siamo trovati a fare gli straordinari per dare supporto e sbrigare pratiche”.

Più duro Fusini: “Questo giochino dell’apri-chiudi è pericoloso e deleterio. Stiamo agendo solo per emulazione di altri Paesi europei dei quali non conosciamo a fondo la situazione, basando le decisioni sulle foto dei momenti più critici nelle zone centrali delle città. Ma non possiamo penalizzare tutti per quel motivo. In provincia di Bergamo ci sono 243 Comuni e 1,1 milioni di abitanti: se gli assembramenti ci sono stati in centro città allora si prendano contromisure per il centro città, ma perchè devo penalizzare un negozio di Oltre il Colle per quel motivo? Il dpcm in vigore lo prevede, stabilendo che le amministrazioni possono regolamentare con misure ad hoc alcune zone del territorio più a rischio: allora sistemiamo quel fronte e abbiamo risolto il problema”.

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