Boicottare Amazon per i regali di Natale non servirà a nulla - BergamoNews
L'analisi

Boicottare Amazon per i regali di Natale non servirà a nulla

Pur essendo un’iniziativa nobile, quella di non acquistare su Amazon durante le festività non riuscirà minimamente a scalfire un trend sempre più inevitabile

Inutile girarci attorno: quest’anno il Natale sarà una ricorrenza dal retrogusto amaro. Vuoi per la lontananza, triste ma necessaria, dagli affetti più cari che risiedono in altri comuni o vuoi perché tragicamente qualcuno di quegli affetti non c’è più, la spensieratezza legata ai cenoni, alle decorazioni, al vin brûlé davanti al camino o ai doni natalizi sarà solo un triste ricordo di un passato che, per quanto recente, sembra lontano anni luce.

Sono tempi strani quelli che stiamo vivendo: dei 12 mesi a disposizione nel 2020 tre e mezzo li abbiamo passati a casa, gli abbracci sono stati messi al bando, la mascherina è diventata il capo più trendy delle collezioni 20-21 e l’economia, soprattutto quella legata ai piccoli commercianti, è al collasso.

Per cercare di ribaltare tale caduta libera, le associazioni di categoria e la politica mondiale, in modo del tutto bipartisan, hanno invitato i cittadini a boicottare le grandi piattaforme legate all’e-commerce preferendo piuttosto acquistare doni nelle piccole botteghe di paese.

“I regali li compro sotto casa, piuttosto che con un click” tuona il segretario della Lega Matteo Salvini dai suoi canali social, seguito a ruota da Fabio Rampelli di FDI che parla di “sciacallaggio dell’e-commerce” e da un gruppo di intellettuali e politici francesi, tra cui la sindaca di Parigi, che scrivono in una lettera “Caro Babbo Natale, quest’anno prendiamo l’impegno di fare un Natale senza Amazon; non compreremo neanche un regalo su questa piattaforma”.

L’iniziativa però, per quanto nobile e per quanto apparentemente necessaria sia l’idea che la supporta, non ha realmente ragion d’essere, quantomeno fatta in questi termini.

Prendendo Amazon come esempio massimo di “negozio online” i dati parlano chiaro: nel solo terzo trimestre del 2020 l’azienda americana ha triplicato gli utili netti rispetto all’anno precedente confermando, per quanto straordinariamente folle risulti tale surplus, una tendenza che in tutto il mondo sembra essere irreversibile e per cui la pandemia ha solo fatto da catalizzatore. Già prima del covid, infatti, i clienti di tutte le età stavano perdendo l’abitudine di andare nei negozi, anche solo per dare un’occhiata alla merce esposta, preferendo di gran lunga acquistare o farsi un’idea di quanto un certo oggetto potesse costare tramite l’app di Amazon. Il motivo è presto detto: oltre alla rapida comodità di avere praticamente ogni cosa a portata di mano, i prezzi delle merci, vuoi per codici sconto trovati in giro o per promozioni fatte direttamente dal sito, sono sensibilmente ridotti convincendo così anche il cliente più diffidente.

Tali comodità, per quanto agevoli possano risultare all’acquirente, hanno però un costo importante che le grandi aziende recuperano grazie a sedi legali in paradisi fiscali dove la tassazione è più agevole, a condizioni lavorative al limite dello schiavismo e, come documentato in molte inchieste, a forti pressioni antisindacali. Pensare che per contrastare tali agevolazioni basti adoperarsi affinché qualche migliaio di persone non acquisti su Amazon sotto Natale mentre le politica, nostrana come europea, sembra ignorare e sottostimare la gravità del problema è letteralmente come cercare di svuotare l’oceano con un secchiello per la sabbia: nessuno ti impedisce di farlo e teoricamente sarebbe anche possibile, ma che senso ha?

Ipotizziamo che quest’anno neanche un italiano acquisti regali su Amazon, preferendo le botteghe di paese. Sarebbe molto bello e sicuramente i piccoli negozianti godrebbero di grandi introiti e di una boccata di ossigeno dopo mesi di chiusure ed ingressi limitati, ma con l’anno nuovo? Beh è chiaro: svanito il moto di solidarietà ed italico orgoglio le persone ricomincerebbero ad acquistare dove più conviene loro, tornando così al punto d’inizio senza aver cambiato nulla.

I fenomeni di massa sono incontrollabili per loro stessa definizione e piuttosto che opporvisi con misure illusorie e poco lungimiranti, sarebbe il caso di creare leggi e regolamenti ad hoc per controllarli o quantomeno provare a governarli.

A riprova di come tale settore goda di un’ascesa impensabile solamente tra gennaio e ottobre Amazon ha aggiunto 427.300 lavoratori al proprio organico globale, con medie di assunzione giornaliere che toccano i 2.800 lavoratori, arrivando ad impiegare in tutto il pianeta circa 1.2 milioni di persone, senza contare l’indotto, i venditori che si appoggiano ad Amazon per vendere i loro prodotti e la logistica privata ed indipendente.

Uscendo poi dai confini dell’Italia, relativamente poco avvezza agli acquisti online per motivi prettamente sociali ed anagrafici, i dati Eurostat descrivono uno scenario ben definito: nel 2019 l’87% dei cittadini britannici ed il 79% di quelli tedeschi hanno acquistato almeno un bene online. Praticamente otto europei e mezzo usufruiscono di tale settore, contro i circa quattro su dieci del Bel Paese, e questo deve farci capire quanto la mentalità del boicottare sotto le festività piattaforme come Amazon, Aliexpress, Wish e molte altre ancora sia tanto estemporanea quanto sciocca, e finché a livello internazionale non esisteranno leggi serie che impediscano a questi giganti di fare i loro comodi, i piccoli negozianti saranno destinati al fallimento.

Tornado a Bezos, è stimato che la sua azienda paghi in tasse lo 0.24% dei ricavi e questo, unito a contratti collettivi applicati a centinaia di lavoratori precari, ai turni massacranti, all’irraggiungibile produttività richiesta e a tanto altro tra cui troviamo anche un simpaticissimo sistema di controllo informatico per rilevare gli spostamenti dei dipendenti, dovrebbe rappresentare l’argomento più discusso e contestato ai piani alti della politica, unica entità ad avere realmente il coltello dalla parte del manico riguardo a tale fenomeno, ma così non è e negli anni, tristemente, sta diventando sempre più chiaro.

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