Paolo Rossi, innamorato del gol: nel 1982 fece piangere il Brasile - BergamoNews
Il ricordo

Paolo Rossi, innamorato del gol: nel 1982 fece piangere il Brasile

Grazie alle sue reti l'Italia di Bearzot diventò campione del mondo. Un rapinatore dell'area di rigore (come era Pippo Inzaghi) e come non ce ne sono più

Rossi, Rossi, Rossi!“: la voce di Nando Martellini (ben lontano da certi telecronisti urlatori di oggi), incredulo e nello stesso tempo emozionatissimo annuncia la vittoria dell’Italia, 3-2 sul Brasile.

È il Mondiale di Spagna 82, sono passati quasi 40 anni eppure quella, più ancora della finale vinta contro la Germania, quella è ‘La partita’, il momento in cui hai capito che potevi arrivare in cima al mondo, che la spedizione azzurra guidata da Enzo Bearzot contro tutto e contro tutti avrebbe potuto davvero coronare un sogno mondiale.

Paolo Rossi lo ricordava in un’intervista a Maurizio Crosetti di Repubblica: “Sì, io sono il centravanti che fece tre gol ai brasiliani. Sono anche altre cose, ma essenzialmente quella. Mi rivedo con la maglia azzurra numero 20 e mi fa piacere perché la Nazionale unisce mentre le squadre di club dividono. A volte passano anni senza che mi arrivino telefonate speciali, ma quando mancano due mesi al Mondiale comincia a squillare il telefono. E tutti mi chiedono del Brasile, anche se è passata una vita”.

La notizia arriva nel cuore della notte: no, impossibile, Paolorossi, quel signore con lo sguardo un po’ malinconico ma sempre sorridente, con la sua faccia e i suoi modi gentili, a soli 64 anni stroncato da un tumore al polmone. Ed è un lampo, un po’ come quei guizzi in area in cui Paolorossi (tutto attaccato, come abitualmente veniva chiamato) era maestro, perché poi faceva sempre gol, anticipando il difensore di quella frazione di secondo spesso decisiva. Uno con un fisico normale, ben lontano dagli atleti che sono e devono essere oggi i calciatori. Uno che aveva rischiato di non iniziare mai la sua carriera di calciatore, di finirla ancora prima di cominciare, con tre operazioni al menisco tra i 16 e i 19 anni. Spiegava: “Non ero un fenomeno atletico, non ero neanche un fuoriclasse, ma ero uno che ha messo le sue qualità al servizio della volontà”.

Due scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea e una Coppa Italia. Gioca, anche, con Juve e Milan, in realtà diventa grande in provincia, con il Perugia ma soprattutto con il Vicenza di Gibì Fabbri, che in Serie B lo trasforma da ala destra in centravanti. Segna 21 gol, sempre al posto giusto nel momento giusto e trascina i veneti in Serie A. Vicenza con lui sogna e sale fino al secondo posto, dietro alla Juve, grazie ai 24 gol di Rossi. Tanto che il ct Bearzot lo include nell’elenco degli azzurri per i Mondiali del 1978: un’Italia bellissima, impreziosita anche dalle combinazioni in attacco tra Rossi e Bettega. La squalifica per il calcioscommesse è una macchia nella sua carriera (“mi sono fatto due anni di squalifica senza colpe”) e termina pochi giorni prima dei Mondiali del 1982. Bearzot ha un’intuizione felice e se lo porta in Spagna dove Rossi diventerà Pablito, il re di quei Mondiali, sei gol e per lui poi anche il Pallone d’oro.

Termina la carriera presto, a trent’anni, perché le ginocchia non lo reggono più. Non ha continuato nel calcio come allenatore, è stato in questi ultimi anni un opinionista tivù sempre molto garbato nei giudizi. Ma il calcio è cambiato, altri tempi, non ci sono più gli attaccanti alla Paolo Rossi, padroni dell’area di rigore che rubavano il tempo ai difensori. Forse quello che più di tutti si avvicinava a Pablito era Pippo Inzaghi, che a Bergamo ha vinto con l’Atalanta la classifica dei cannonieri della Serie A. E quando Pippo dall’Atalanta passò alla Juve, qualcuno titolò: “Sarò il nuovo Paolo Rossi”. E diventò Superpippo. Paolo Rossi, quando gli chiedevano del paragone con Pippo, storceva un po’ il naso: “Ma io ero più tecnico…”. E ricordava i suoi tre gol al Brasile: “Non bisogna mai perdere la fiducia, perché c’è un momento in cui tutto cambia. Bearzot? Quella sera non mi disse neanche una parola”.

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