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Dubbi sul piano pandemico del Ministero: in procura il generale Lunelli

L’ex generale dell'Esercito, ora in pensione, ha confermato che nel piano, risalente al 2017, non sono riportate data, autorità di approvazione e numero di edizione

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Per chiarire i dubbi sul piano pandemico del Ministero della Salute i magistrati bergamaschi mercoledì (9 dicembre) hanno ascoltato per cinque ore Pier Paolo Lunelli nell’ambito dell’inchiesta sulla diffusione del Covid nella nostra provincia.

L’ex generale dell’Esercito, ora in pensione, ha confermato quello che gli inquirenti già sapevano sul piano, risalente al 2017, ossia che non sono riportate data, autorità di approvazione e numero di edizione. In pratica, sia la versione in italiano che quella tradotta in inglese, sarebbero una sorta di bozza e non un prospetto ben definito su ciò che si sarebbe dovuto fare in caso di una pandemia come quella in corso.

Un punto cruciale, questo, per la procura di Bergamo che indaga su eventuali responsabilità nel mancato contenimento del contagio. La ricostruzione fatta dagli inquirenti delle linee guida che sarebbero dovute servire proprio a questo, corrisponde in buona parte a quella contenuta nel dossier sulla “Valutazione della qualità della pianificazione italiana per far fronte a una Pandemia e confronto con quella di altri Paesi”, elaborato prima della pensione dello stesso Lunelli, esperto in materia in quanto già responsabile della Scuola Interforze Nbc, per la formazione sui rischi nucleari, chimici e batteriologici.

Il generale ha specificato che il sito ministeriale attesta il Piano come aggiornato al 15 dicembre 2016, e si tratterebbe quindi del documento entrato in vigore l’anno successivo, forse addirittura copiato da quello del 2006. Quel che emerge per chi indaga è una grande confusione, con documenti di una certa importanza considerati come ufficiali ma che invece sembrano non esserlo.

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