"La paura non freni chi ha problemi di cuore. Sintomo sospetto? Subito al pronto soccorso" - BergamoNews
Il cardiologo iavarone

“La paura non freni chi ha problemi di cuore. Sintomo sospetto? Subito al pronto soccorso”

Nel 2020 la mortalità per infarto è triplicata rispetto al 2019.

Durante il picco dell’emergenza covid19 la mortalità per infarto in Italia è triplicata. A dirlo è uno studio condotto dalla Società italiana di cardiologia (Sic), che ha coinvolto 54 ospedali in Italia ed è in corso di pubblicazione sulla rivista scientifica European Heart Journal. Lo studio multicentrico nazionale rileva che rispetto allo stesso periodo del 2019, nella settimana 12/19 marzo 2020, nel pieno della pandemia di covid19, la mortalità per infarto è passata al 13.7% dal 4.1%.

Gli esperti avvertono: abbassare la guardia sulle malattie cardiovascolari, responsabili di circa 260 mila decessi ogni anno, potrebbe causare più morti che il covid19. Tra questi, Enrico Iavarone, Cardiologo di lunga esperienza ospedaliera, attualmente professionista in Habilita San Marco e in altre strutture di città e provincia.

“La paura di recarsi in pronto soccorso e venire contagiati dal covid19, oltre che l’innegabile intasamento degli ospedali impegnati sul fronte dell’emergenza pandemica, hanno contributo a questa impennata di decessi per infarto. Questo dato è sconfortante e deve indurci ad intervenire anche nella comunicazione ai cittadini. Il messaggio deve essere chiaro: se si avvertono sintomi acuti, come ad esempio dolore o peso toracico, occorre non temporeggiare e recarsi al pronto soccorso. Nel caso di patologie cardiache acute il tempo d’intervento è un fattore determinate per salvare la vita”.

È bene dunque informare le persone, in particolare se cardiopatici noti, a non lasciarsi “frenare” dalla paura del covid19 in caso di sintomi sospetti. Il rischio di non diagnosticare e trattare un infarto o uno scompenso cardiaco importante è molto maggiore rispetto a quello di contagio da covid19 e della sua successiva e variabile evoluzione clinica.

Altro tema da affrontare è quello delle terapie dei pazienti cardiopatici cronici. “L’aderenza alla terapia è un aspetto da sempre dibattuto nel senso che, spesso, i pazienti tendono, di propria iniziativa, a ridurre o “saltare” farmaci prescritti per stabilizzare una cardiopatia. Proprio in questi giorni è stato pubblicato sulla rivista scientifica American Journal of Cardiology uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di San Diego riguardante una classe di farmaci anticolesterolo che normalmente fanno parte del mix terapeutico della cardiopatia ischemica. Ebbene, dai primi dati pare che questi farmaci abbiano un ruolo anche nel determinare un decorso più favorevole della malattia da covid19 proprio nei cardiopatici che li assumevano regolarmente”.

“Il senso, prosegue il dottor Iavarone, è quello di arrivare nelle migliori condizioni possibili anche ad una eventuale infezione da Coronavirus. Il paziente cardiaco cronico ben compensato dalla sua terapia verosimilmente affronterà meglio eventuali infezioni così come il cardiopatico ischemico ben stabilizzato dalla sua terapia reagirà meglio alle cure che potrebbero rendersi necessarie per fronteggiare il virus”.

All’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, tra marzo e maggio 2020 sono stati 153 gli infarti trattati, contro i 122 dell’anno scorso nello stesso periodo, e tra settembre ed ottobre 96 contro i 73 del 2019.

I ricoveri per infarto a Bergamo sono crollati del 26% mettendo a confronto lo stesso periodo – da gennaio a settembre – del 2020 con quello del 2019. Questo perché in piena pandemia gli ospedali erano quasi nella totalità concentrati sulla cura dei malati Covid. Osservando il mese di aprile, rispetto al 2019, il calo dei ricoveri è ancora più alto: 54%. L’andamento ricalca la curva pandemica. Infatti, a luglio, a pressione Covid calata, i ricoveri salgono del 14,8% rispetto al 2019. Con la seconda ondata, a partire da settembre, scendono a meno 25% rispetto ad un anno fa.

Attenzione particolare quindi alle terapie croniche così come ai controlli programmati che devono proseguire regolarmente. “Su questo punto certamente non giova la pressione sul sistema sanitario che si è prodotta anche nella seconda ondata e questo, considerando le attuali risorse, dovrebbe spingere a creare percorsi privilegiati di follow up rivolti ai pazienti più a rischio di instabilizzazione cardiovascolare”.

Un altro aspetto da raccomandare ai pazienti cardiopatici riguarda la necessità del movimento fisico. “Fare movimento ha indubbi effetti benefici nella maggior parte delle cardiopatie croniche, continua lo specialista. Naturalmente nel rispetto delle normative e delle regole riguardanti i dispositivi di protezione, quindi indossando la mascherina, la passeggiata o anche la corsa leggera, a seconda dell’età e dello stato della cardiopatia, sono da incoraggiare anche in tempo di pandemia”.

Un ultimo consiglio riguarda l’attenzione a tenere sotto controllo il peso corporeo. “Molti dei pazienti a maggior rischio di infezione grave da covid19 erano anche in sovrappeso. Tenere sotto controllo il peso è necessario per tutti, a maggior ragione per i soggetti cardiopatici. Attenzione al circolo vizioso provocato dal lockdown tra maggiori entrate caloriche e minore movimento”.

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