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Vaccino Covid, da Solza i contenitori per il trasporto: “Fino a 96mila dosi conservate 24 giorni”

L'azienda è tra i principali attori del settore e ha già avviato i contatti con le case farmaceutiche per risolvere il problema del trasporto, durante il quale va assicurata la catena del freddo.

I primi vaccini Covid pronti da gennaio, per una campagna che avrà il suo punto massimo tra la primavera e l’estate del prossimo anno: a riferirlo in Parlamento, mercoledì 2 dicembre, è stato il ministro della Salute Roberto Speranza che ha sottolineato come l’acquisto delle dosi sarà centralizzato e la somministrazione gratuita, dando la priorità a operatori socio-sanitari, residenti nelle Rsa e anziani.

L’Italia ad oggi ha opzionato 202 milioni di dosi: 40,38 milioni da AstraZeneca, 40,38 da Sanofi, 30,285 da Curevac, 26,92 da Johnson&Johnson, 26 da Pfizer/Biontech, e 10,769 da Moderna.

Pfizer e Moderna, in particolare, dovrebbero fornire all’Italia nel primo trimestre del 2021 rispettivamente 8,74 milioni e 1,34 milioni di dosi.

Tempistiche ormai strette e che richiedono, in breve tempo, una perfetta organizzazione dal punto di vista organizzativo. La problematica principale, ora, è quella del trasporto dei vaccini, che ne deve assicurare l’integrità e la stabilità dal momento in cui usciranno dalla casa produttrice fino all’inoculazione nel paziente.

Da tempo, come ha già svelato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli, l’Italia sta lavorando proprio su questo obiettivo, da raggiungere tramite una solida catena del freddo.

Tra i principali attori del settore c’è anche la Cryotherm GmbH, azienda tedesca che a Solza ha la propria filiale italiana e si occupa della produzione di contenitori mobili criogenici e di linee superisolate sottovuoto per il trasferimento dei gas in fase criogenica, rivolgendosi in particolare agli ambiti biomedico/pharma, alimentare, navale e aerospaziale.

Appena le notizie sui vaccini anti-Covid hanno iniziato a diffondersi, insieme ai relativi dettagli sulla conservazione degli stessi, l’azienda si è messa al lavoro per progettare in pochissimo tempo dei criocontenitori che potessero risultare idonei alla conservazione e al trasporto dei campioni.

“Solitamente nei nostri contenitori vengono immerse cellule staminali, tessuti, organi conservati a -196 gradi con l’azoto liquido – spiega Giulia Locatelli, responsabile commerciale di Cryotherm Italia Srl – La casa madre tedesca in poco tempo è stata in grado di modificare il prodotto originale, rendendolo adatto alle applicazioni attorno ai -80 per la conservazione del vaccino anti-Covid: prodotti già testati e pronti a essere messi sul mercato”.

Per velocizzare il processo di messa in produzione e allinearlo ai tempi di commercializzazione del vaccino, l’azienda ha scelto di modificare un prodotto già esistente (ricerca e sviluppo di una novità richiedono non meno di due anni ndr): una sorta di grande vasca trasportabile dentro la quale possono essere posizionate fino a 96.000 provette che, con 83 chili di ghiaccio secco possono essere conservate correttamente tra -71 e -76 gradi per ventiquattro giorni.

“La casa madre tedesca ha già avuto colloqui con Pfizer/Biontech – continua Locatelli – La richiesta di questo prodotto arriva da tutta Europa, sostanzialmente il primo che arriva va in produzione. Il vantaggio dei criocontenitori è che non hanno bisogno di corrente per mantenere la temperatura: i nostri, inoltre, sono dotati di un ‘datalogger’ in grado di monitorare in tempo reale eventuali variazioni”.

Per questo il lavoro della Cryotherm può essere importantissimo e rappresentare un elemento fondamentale nella cosiddetta “cold-chain”.

“A livello produttivo potrebbe esserci una richiesta di circa 60-70 unità al mese, ma siamo già nelle condizioni di accettare e soddisfare eventuali ordini – sottolinea la responsabile commerciale della Cryotherm – Ci è bastato adattare al ghiaccio secco un prodotto che solitamente funziona con l’azoto liquido. Europa e Africa sono i mercati che serviamo abitualmente, ma abbiamo ricevuto richieste anche dal territorio americano”.

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