Un milione di euro per la digitalizzazione delle imprese bergamasche - BergamoNews
Innovation day

Un milione di euro per la digitalizzazione delle imprese bergamasche

Romeo, responsabile nazionale PID di Unioncamere: “Bergamo è un modello nazionale”. Ad AiSent il premio nazionale “Bul Factor” per l’uso e la promozione della banda ultralarga

Unioncamere – il sistema nazionale delle Camere di commercio del Paese – ha riconosciuto ad AiSent, startup innovativa bergamasca che si occupa di analisi dei dati, machine learning ed intelligenza artificiale, il premio “Bul Factor – Banda ultralarga. Largo al talento”, edizione 2020.

La notizia è stata data in anteprima da Antonio Romeo, responsabile coordinamento nazionale dei Punti Impresa Digitale (PID) di Unioncamere, durante l’Innovation Day promosso dal PID di Bergamo.

Il premio riconosce e valorizza le imprese che hanno compreso i vantaggi della digitalizzazione, con l’obiettivo di favorire la conoscenza e la diffusione della banda ultralarga come strumento di sviluppo territoriale, stimolando la crescita di servizi innovativi e la domanda di reti affidabili, stabili e più veloci.
Daniele Gamba, fondatore di AiSent, non nasconde la sua soddisfazione: “È un bel riconoscimento per noi, in un contesto nazionale e di grande visibilità. AiSent applica l’intelligenza artificiale per processare enormi quantità di dati utili al riconoscimento di testi, immagini e segnali provenienti da strumenti e macchinari di diverso tipo. La banda ultra larga per noi è la materia prima. Ciò che ci è valsa la menzione – che rappresenta il premio – è l’uso di una tecnologia opensource, flessibile e adattabile, che permette ad ogni azienda di impiegare soluzioni cloud molto affidabili e competitive per il proprio business”.

AiSent è una startup innovativa, spinoff dell’Università degli studi di Bergamo, incubata al Point di Bergamo Sviluppo, che nel 2017 ha partecipato a Startcup Bergamo, il percorso formativo promosso da Unibg che, insieme ai principali attori istituzionali ed economico-industriali del territorio, punta a valorizzare l’imprenditorialità, la ricerca e il trasferimento tecnologico.

Un esempio perfetto per passare dalle parole ai fatti, come rileva Sergio Cavalieri, Prorettore delegato al trasferimento tecnologico, innovazione, valorizzazione della ricerca dell’Università degli Studi di Bergamo e referente del Competence Center MADE.
Un esempio perfetto per dimostrare che l’ecosistema dell’innovazione, a Bergamo, pare funzionare davvero. E fa anche scuola. “Bergamo – afferma convintamente Antonio Romeoè un modello da esportare: il tessuto produttivo pronto e ricettivo sui temi dell’innovazione, digitalizzazione e industria 4.0, una Camera di Commercio che investe su questi temi senza riserve, e la presenza di un ecosistema di soggetti che supportano le imprese per farle crescere sotto il profilo della digitalizzazione fanno di Bergamo un campione nazionale”.

Ecosistema, già. Perché l’innovazione, come il fare impresa tout court, ha bisogno di un contesto adatto, dinamico ed interconnesso, che la stimoli, la sostenga, la valorizzi.

Non per niente, il concetto di ecosistema di business in economia è collegato a quello evolutivo in biologia: specie interdipendenti evolvono reciprocamente in un ciclo senza fine; un processo che per le imprese avviene attraverso la cooperazione e la competizione attorno ad un’innovazione, collegata alla creazione di nuovi prodotti, al soddisfacimento di nuovi bisogni, oppure alla possibilità di collaborare per l’integrazione di future innovazioni. Ed è proprio attingendo alla filosofia dell’evoluzione che Lucio Moioli, Coordinatore Digital Innovation Hub di Imprese e Territorio, citando Telmo Pievani, ha sottolineato come proprio l’evoluzione sia un insuperabile leader d’innovazione, processo complesso e adattivo. “Se, quindi, le piume degli uccelli che la Natura ha dato loro per proteggerli dal freddo e dal caldo hanno consentito anche di volare” citando l’accattivante esempio di Moioli, altrettanto posso fare le imprese a patto che siano – o diventino – capaci di reinventarsi nel tempo.

Far volare le imprese è l’obiettivo finale del “sistema Bergamo” per l’innovazione che coinvolge, oltre alla Camera di Commercio e al suo braccio operativo Bergamo Sviluppo, insieme ad Unioncamere nazionale e della Lombardia, l’Università degli studi di Bergamo e i Digital Innovation Hub di Bergamo (che sono due: uno, al Kilometro Rosso, che fa riferimento a Confindustria Bergamo, presente al PID Innovation Day 2020 con Giulio Guadalupi – Presidente DIH Confindustria Antenna Bergamo e Vice Presidente Confindustria Bergamo con delega all’innovazione, che ha citato il progetto di assessment di filiera con ABB che ha coinvolto nella valutazione della maturità digitale tutti i fornitori strategici del gruppo; e l’altro, al Point di Dalmine, promosso dal consorzio Imprese e Territorio, che riunisce Ascom, Cia, Coldiretti, Confartigianato Bergamo, Confcooperative, Confesercenti, Confimi Apindustria, Cna, Fai e Lia).

Alberto Carrara e Cristiano Arrigoni, rispettivamente presidente e direttore di Bergamo Sviluppo, scattano la fotografia dell’attività 2020 – prevalentemente in streaming – del PID di Bergamo: 45 tra seminari e laboratori per toccare con mano le tecnologie applicate (due le “palestre” d’innovazione avviate al Point: la costruzione simulata di una fabbrica di biciclette in legno e relativi accessori “ad alta intensità di lavoro”, e di un ristorante sushi “ad alta intensità di servizi”), 5 eventi di promozione e diffusione della cultura dell’innovazione – alcuni dei quali di grande richiamo come il TEDx e il Download Innovation Festival di Sorint.Lab –, 118 analisi per valutare il livello di maturità digitale (assesment) di altrettante imprese per un totale di quasi 800 persone coinvolte tra le diverse proposte.

Da evidenziare che le imprese coinvolte nelle diverse iniziative PID sono state principalmente micro (53%) e piccole (32%). Le grandi hanno rappresentato solo il 15%.

Una soddisfazione espressa anche da Carlo Mazzoleni, che della Camera di Commercio di Bergamo è il presidente, rinforzata proprio dall’aver raggiunto l’obiettivo di coinvolgere, in particolare, le micro e piccole imprese, quelle che fanno più fatica ad agganciare il treno dell’innovazione.

“Digitalizzazione e innovazione sono strumenti importantissimi, oserei dire vitali, per le nostre imprese”, dichiara Mazzoleni. “L’emergenza covid19 ha manifestato con forza questa evidenza, convincendo tutti. Questi due temi sono centrali nel piano pluriennale 2021-2015 della nostra Camera. Continueremo ad investire per accompagnare le imprese nella formazione e nello sviluppo di competenze per utilizzare al meglio gli strumenti e le tecnologie per crescere”.

La maturità digitale delle imprese bergamasche: da apprendisti a specialisti

Secondo i dati forniti dal PID di Bergamo, nel triennio 2017-2019, su 310 imprese valutate, il 3% appartiene alla categoria “esordiente digitale” in quanto legata ad una gestione tradizionale delle informazioni e dei processi, il 48% è “apprendista digitale” utilizza cioè strumenti digitali di base, il 42% è “specialista digitale” avendo digitalizzato buona parte dei processi, il 6% è “esperto digitale”, che applica cioè con successo i principi dell’impresa 4.0 ma solo l’1% delle imprese può dirsi però “campione digitale” con una buona digitalizzazione dei processi e il ricorso a tecnologie 4.0.
Dall’analisi 2020 – che valuta 118 aziende, numero inferiore all’anno precedente a causa della situazione pandemica e delle relative limitazioni sociali – si nota una crescita nella maturità digitale delle imprese: le “specialista digitale” raggiungono il 44% mentre le “apprendista digitale” si attestano al 42% (12% “esperto digitale”, 2% “campione digitale”). Dati che, se da un lato non hanno la pretesa di avere una rilevanza statistica, manifestano comunque un trend che fa ben sperare.

Un milione di euro in voucher per la digitalizzazione delle imprese

L’investimento per digitalizzazione delle imprese bergamasche nel 2020 è stato di 1 milione di euro, erogato attraverso la partecipazione a bandi pubblici gestiti dal PID (divisi in due misure: la A, dedicata alle aggregazioni di imprese, e la B per le singole imprese). Delle 149 domande ricevute (74 per la misura A e 75 per la B) quelle ammesse al finanziamento sono state 122 (52 per la misura A e 70 per la B).

Se il 51% dei voucher di misura A è stato erogato alle micro imprese (il 27% alle piccole e il 22% alle medie) prevalentemente del settore Servizi (28%), Commercio (19%) e Gomma-plastica (14%), la situazione si capovolge per i voucher di misura B dove la parte del leone la fa la piccola impresa con il 43% (il 36% la micro, 21% la media) del settore Gomma-plastica (29%), seguito dai Servizi (24%) e dal Commercio (17%).
Le risorse dei voucher per la digitalizzazione vengono investire dalle imprese in consulenza, acquisto di attrezzature tecnologiche e formazione (in quest’ordine). In particolare, le imprese mostrano di avere un bisogno importante di soluzioni tecnologiche per la gestione e il coordinamento dei processi aziendali oltre che di tecnologie cloud (fog e quantum computing).

Nel 2020, infine, Unioncamere e Regione Lombardia hanno raddoppiato lo stanziamento della Camera di Commercio di Bergamo mettendo a disposizione, in totale, circa 200 mila euro per promuovere la realizzazione di progetti per la sperimentazione, prototipazione e messa sul mercato di soluzioni, applicazioni, prodotti e servizi innovativi per l’impresa 4.0 e per incentivare la collaborazione delle imprese con la rete dei soggetti qualificati nel campo dell’utilizzo delle nuove tecnologie rendendo possibili filiere regionali dell’innovazione.

Unioncamere lancia il Digital Skill voyager per l’autovalutazione delle competenze digitali

La sfida è quella di sviluppare competenze adeguate alle nuove tecnologie. A tal proposito, Antonio Romeo lancia da Bergamo il nuovo Digital Skill voyager, un sistema di autovalutazione delle competenze che si presenta come un viaggio alla scoperta del proprio livello di digitalizzazione. Il gioco online (www.dskill.eu) si rivolge a tutti: studenti, lavoratori, giovani e meno giovani. “L’obiettivo, considerando che i dati Excelsior ci dicono che il 60% della futura forza lavoro dovrà possedere competenze digitali di base e il 36% dei nuovi occupati dovrà avere competenze digitali avanzate per applicare tecnologie 4.0, è quello di avere un quadro chiaro delle proprie skills per poter meglio orientare lo studio e la formazione continua”.

L’Università degli studi di Bergamo, ruolo strategico per l’innovazione delle imprese

L’Università degli studi di Bergamo gioca un ruolo strategico nell’ecosistema dell’innovazione come “fornitore” di competenze, attore della formazione specialistica, facilitatore del trasferimento tecnologico. Il prorettore Sergio Cavalieri presenta i primi numeri di MADE, uno degli 8 Competence Center nazionali previsti dal Piano Industria 4.0. L’ambizioso progetto, 22 milioni di euro di finanziamento in 3 anni (11 dal Ministero dello Sviluppo Economico e 11 da privati), destinati ad attrezzature e personale (14 milioni) e a progetti di ricerca applicata e trasferimento tecnologico (8 milioni), coinvolge 4 Università – Bergamo, Brescia, Pavia e il Politecnico di Milano – e 43 imprese – tra cui, soci fondatori, le bergamasche Brembo ed Enginsoft – e un ente pubblico, INAIL.

L’antenna MADE di Bergamo è al Kilometro Rosso – anch’esso socio fondatore – dove l’Università di Bergamo è presente con il suo campus tecnologico. Tre gli obiettivi principali di MADE: orientamento, formazione e training, trasferimento tecnologico. Nella sede della Bovisa, 2.500 mq e un’organizzazione ad isole in cui è possibile vedere all’opera e sperimentare le nuove tecnologie applicate all’industria 4.0. Dallo start, nel gennaio 2019, il Competence center ha finanziato (al 50%), 19 progetti per 3 milioni di euro.

“Bergamo è certamente un modello da esportare” dice Cavalieri.A livello europeo abbiamo dei distretti considerati best practice come Eindhoven, Zurigo, Utrecht. Ma forse dovremmo essere noi a far conoscere il modello Bergamo, di cui c’è da andare fieri. I bergamaschi sono noti per il loro profilo basso, il loro understatement. Ma abbiamo tutte le carte in regola per essere un punto di riferimento sul tema dell’innovazione. Questo è un aspetto importante anche per attirare talenti, phd per la nostra Università”.

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