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Bergamo ponga una targa dove Togliatti tenne il discorso "Il destino dell'uomo" - BergamoNews

Lettere

La proposta

Bergamo ponga una targa dove Togliatti tenne il discorso “Il destino dell’uomo”

Marco Sironi scrive al sindaco Giorgio Gori: "Sarebbe cosa giusta porre rimedio a questa mancanza attraverso l'apposizione, da parte dell'Amministrazione Comunale, nel luogo dove una volta sorgeva il teatro "Duse", di una targa commemorativa dell'avvenimento storico di cui fu protagonista Palmiro Togliatti"

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Marco Sironi rivolta al sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, e alla sua giunta comunale.

Egregio Sindaco Giorgio Gori,
come saprà alla rotonda dei Mille, dove ora c’è un palazzo sede di attività commerciali e studi professionali, in passato sorgeva il teatro “Duse” nel quale si tenevano spettacoli di varietà, malvisti dalla morale ristretta dell’epoca, ma anche importanti convegni politici.

Proprio in questo teatro, abbattuto a fine Anni Sessanta, la federazione del Partito Comunista Italiano organizzò il 20 marzo 1963 una conferenza con la presenza del Segretario nazionale Palmiro Togliatti. Tra gli organizzatori spiccavano nomi di prim’ordine della politica bergamasca e nazionale come Eliseo Milani, allora Segretario provinciale del partito, e Lucio Magri (il quale nel suo ultimo libro “Il sarto di Ulm”, scritto pochi anni prima della sua morte, dedicò ampio spazio all’avvenimento).

Eravamo in un periodo storico vivacissimo, foriero di nuove e più avanzate prospettive e di forti cambiamenti politici e sociali. Il mondo assisteva alla distensione tra i due blocchi, stava finendo il grande pontificato di Giovanni XXIII e da poco era iniziato il Concilio Vaticano II. Da strade diverse sembrava possibile costruire percorsi comuni di pace e prosperità (percorsi poi purtroppo vanificati negli anni successivi dalla guerra del Vietnam e dal ritorno ad una politica internazionale di scontro tra i blocchi).

Proprio in questo clima rinnovato si tenne l’importante iniziativa del PCI bergamasco con la presenza del Migliore. E proprio in questa occasione Palmiro Togliatti tenne il suo famosissimo discorso denominato “Il destino dell’uomo”, conosciuto anche come “discorso ai cattolici “, citato in tutti i libri di storia. Un discorso di prospettiva, strategico, capace di vedere oltre, che lo stesso Togliatti definì “non per l’oggi ma per il domani”. Gli atti della conferenza svoltasi a Bergamo furono successivamente pubblicati sulla rivista del partito “Rinascita” (rivista di riflessione teorica dove venivano pubblicati gli interventi dei/le maggiori dirigenti comunisti/e e della più grande intellighenzia nazionale ed internazionale) con appunto il titolo profetico riguardante i destini dell’umanità.

La scelta di Bergamo, la città di papa Roncalli, cattolicissima ma anche con forti tradizioni progressive nella stessa chiesa cattolica e terra, ad inizio secolo, delle leghe contadine di ispirazione cristiana, non fu casuale. Il più grande partito Comunista d’occidente, al cui interno già molti/e militanti erano credenti, apriva una fondamentale interlocuzione con l’altro mondo nel solco dei valori comuni della pace e della giustizia sociale incardinati nella nostra Costituzione.

Tenga presente che pochi giorni dopo il discorso di Togliatti, avvenuto il 20 marzo, venne promulgata, l’11 aprile, l’enciclica “Pacem in Terris” di Giovanni XXIII. Come riporta in un recente articolo Alessandro Santagata sul quotidiano “Il manifesto” A lungo i due testi sono stati letti in dialogo tra loro, immaginando che Togliatti fosse a conoscenza dell’imminente pubblicazione del documento papale (forse in virtù del suo contatto con don Giuseppe De Luca, grande figura intellettuale di quegli anni)…”.

Ci troviamo di fronte ad un intervento storico, ad una concezione alta della politica. Come ricorda lo storico e filosofo Giuseppe Vacca il dialogo tra cattolici e comunisti aveva alle spalle una lunga storia: la Costituente, l’apertura del “partito nuovo” ai cattolici, l’intesa nel movimento dei “Partigiani della pace”. Citando ancora le parole di Alessandro Santagata “dall’altra parte, Giovanni XXIII revisionava il tradizionale anticomunismo cattolico, un processo che avrebbe portato al riconoscimento della dignità dell’ateismo nella costituzione conciliare Gaudium et spes”. Un processo che avrebbe aperto la chiesa al mondo e avviato, specialmente in America Latina e nel sud del pianeta, un rapporto fecondo tra cristianesimo, marxismo e movimenti di liberazione. Apertura che darà il via, nel nostro Paese, alle esperienze delle Comunità di base, dei preti operai, della scuola di Barbiana e al messaggio di don Lorenzo Milani e, qui da noi nella bergamasca, di padre David Maria Turoldo.

Si possono dare letture diverse, critiche o meno, di quel discorso ma non si può negarne l’importanza e la centralità storica.

Ritengo pertanto incredibile che nella piazza dove avvenne questo fatto storico di portata nazionale, non ci sia nessuna targa che lo ricorda. All’angolo con via Crispi vi è solo una piccola targa che ricorda le tappe fondamentali della “Rotonda dei Mille” ma nella quale, inspiegabilmente, non si cita il discorso di Togliatti. Durante il suo mandato l’Amministrazione Bruni fece un ottimo lavoro di ricostruzione della memoria apponendo targhe sui luoghi simbolo della Resistenza e della storia contemporanea meno che nel luogo dove sorgeva il Duse.

Sarebbe quindi cosa giusta porre rimedio a questa mancanza attraverso l’apposizione, da parte dell’Amministrazione Comunale da lei presieduta, nel luogo dove una volta sorgeva il teatro “Duse”, di una targa commemorativa dell’avvenimento storico di cui fu protagonista Palmiro Togliatti.

Si tratterebbe di un recupero importante della memoria storica cittadina, un servigio alla comprensione del passato specialmente per le giovani generazioni al fine di far conoscere le pagine migliori della nostra cara Bergamo che porta orgogliosamente il titolo di “Città dei Mille” e che un grande contributo ha dato alla storia italiana.

Certo che terrà in considerazione la mia proposta, le porgo cordiali saluti.

Marco Sironi

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