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Il vissuto diventa arte: simboli e archetipi dell’artista Giovanni Fornoni fotogallery

Il vissuto diventa arte: simboli e archetipi. Oggi 5 dicembre in occasione della giornata del contemporaneo in un’ottica di promozione della cultura dedichiamo questo spazio all’artista Giovanni Fornoni che ci racconta la sua esperienza.

L’arte al di là dello sguardo. L’anima al di là degli occhi. I traumi al di là della superficie.

L’indagine del non detto e del sostrato è ciò che intriga Giovanni Fornoni, artista orobico, ma figlio del mondo perché “appartengo al luogo in cui sono in quel momento, abito le circostanze”, racconta mostrando le immagini dei suoi disegni.

Un percorso artistico mai concluso e sempre in continua trasformazione. Parla dei suoi Ritratti mancini nati durante un pomeriggio estivo nel 2011: una sfida diventata poi modalità di ricerca e terreno di confronto, attraverso Facebook, ritraendo i volti delle immagini profilo di amici, conoscenti e sconosciuti. Un mondo dietro il quale si cela un universo di sentimenti e vissuti nascosti ai contatti digitali.

“Osservando le foto presenti nei vari profili ho provato a ritrarli con una matita sulle pagine di un taccuino, a modo mio. Non con la mano destra con la quale sono solito scrivere e disegnare ma con la mano sinistra, come un gioco, un ri-fotografare l’immagine in modo imperfetto, rievocando tutti quei significati pedagogici – ma non solo – tipici del secolo scorso, a scuola la mano sinistra veniva legata dietro la schiena, o peggio bacchettata, perché considerata peccaminosa, diversa, sinistra per l’appunto” racconta Fornoni.

Dopo i Ritratti mancini, l’artista nel 2013 ha iniziato un progetto speciale rivolto alla psiche. Si chiama Atlanti perché il suo obiettivo è disegnare un atlante del volto umano, una mappa stradale di incontri, traumi insepolti e inconscio che nasce da un’analisi psicologica condotta da Fornoni stesso, anche se lui preferisce non definirla così.

“Preferirei definirlo un importante momento di incontro con l’altro, un momento di condivisone tra me e la persona che sceglie di farsi ritrarre. Non è solo un disegno, è
una fotografia sulla quale di-segno un simbolo, un tratto, una frase evocativa del racconto di vita scaturito dalla nostra conversazione. L’idea di questo progetto nasce dall’interesse che nutro verso l’altro, dal desiderio di conoscere nel profondo le persone e di approfondire uno sguardo sul loro vissuto. Conoscere l’altro significa conoscere anche me stesso. Durante il racconto ad ogni evento significativo collego un’immagine, universalmente nota oppure riconosciuta dal nostro inconscio, un significato che, più o meno facilmente, lo spettatore è in grado di collegare al suo significante. Non sempre è immediato perché il simbolo si evolve in base alla situazione personale” racconta l’artista.

Un “On the road” psichico e immaginifico scaturito da un confronto tete-à-tete che il più delle volte si rivela difficile da accettare, come tutti i momenti della vita in cui ci si mette a nudo di fronte a un estraneo. La parte maggiormente difficile è rivelare un segreto o una parte di vita straziante o traumatica, ma che risulta in quella circostanza inevitabile da non rivelare. I simboli ricorrenti sono correlati al concetto di perdita, alle figure genitoriali, all’altro, alla spiritualità e all’attraversamento. L’obiettivo è quello di creare delle chiavi di lettura per questi archetipi che ci accomunano, rappresentandoli ad inchiostro in bianco e nero.

“Una mostra? Mi piacerebbe ma per ora non è in programma, attendo il momento propizio”.


Nel 2016 ha realizzato Selvatiche, un ciclo di ritratti ad inchiostro di poetesse suicide dove i volti si sovrappongono a dei fiori e alla loro simbologia.

Tra gli ultimi progetti dell’artista troviamo In-pectore una serie di fotografie la cui tematica è il corpo e la sua vanitas e il progetto Sōlĭtūdo correlato al periodo di reclusione e confinamento vissuto dall’artista durante il primo lockdown.

Sōlĭtūdo di Giovanni Fornoni

Sōlĭtūdo di Giovanni Fornoni

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