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“Ho incontrato un’ombra”, il 1974 degli sceneggiati è suspence

Ma in quell'anno la rai ha proposto apunatemntoi impegnati: dal Giovane Garibaldi all'Assassinio dei fratelli Rosselli. E poi Malombra con Giulio Bosetti

“Chi mi ha offerto questo film aveva letto nella ‘Vita di Garibaldi‘ di Gustavo Sacerdote che l”Eroe dei due mondi’ era un misto di Ulisse e di Enea. Ulisse per il suo gusto dell’avventura e della ricerca, Enea per il senso della responsabilità e per il desiderio di formarsi una patria. A questo punto devono aver detto: Rossi ha già fatto per la televisione sia l’Odissea che l’Eneide, e perciò è l’uomo giusto per dirigere ‘Il giovane Garibaldi‘”. Così si esprimeva Franco Rossi dopo essere stato scelto come regista dell’originale televisivo che ripercorre la parentesi sudamericana di Garibaldi, quattordici anni dal 1834 al 1848, una pagina della sua biografia poco conosciuta, andata in onda nel 1974. Le sue parole inquadrano molto bene il senso della vita dell’”eroe dei due mondi”, avventuriero e patriota; è giovane, irrequieto, coraggioso, audace e pieno di ideali, gli stessi che più tardi faranno di lui un padre della patria, il generale che combatterà per l’unificazione d’Italia.

Nella parte di Garibaldi il biondo Maurizio Merli, allora poco conosciuto ma che diverrà una vera icona del cinema poliziottesco degli anni Settanta. Ad accompagnarlo in questa impresa, una serie di comprimari di prim’ordine: Francisco Rabal, Giulio Brogi, Claudio Cassinelli, Philippe Leroy e Alessandro Haber, insieme alla voce narrante di Gabriele Lavia. Sei puntate avvincenti ed emozionanti, dal 10 febbraio, scritte, tra gli altri, da Tullio Pinelli, prestigiosa firma di molti capolavori di Fellini.

Ho incontrato un’ombra” era uno sceneggiato televisivo giallo-fantastico, andato inonda in quattro puntate dal 24 febbraio al 20 marzo 1974 sul Programma Nazionale. Il soggetto era di Biagio Proietti, la sceneggiatura di Enzo Ungaro e Gianni Amico. Al timone della storia, che incolla allo schermo quasi venti milioni di spettatori, il maestro della suspense Daniele D’Anza. Era interpretato da Giancarlo Zanetti, Beba Loncar, Laura Belli, Tina Lattanzi, Renato De Carmine. “Qualcuno ha scelto la mia casa per assassinare un uomo, qualcuno che mi odia, che vuole assolutamente rovinarmi…”. L’esistenza puntuale come un orologio svizzero del pubblicitario Philippe Dussart ha un fuori programma carico di angoscia e di domande: chi è fuggito lasciando nel salotto della sua villa un cadavere? Chi vuole farlo diventare un omicida? Chi è la donna inquieta e bellissima che appare e scompare? Il sostegno dell’affascinante collega Catherine Jobert e le indagini dello scrupoloso commissario Vian basteranno a risolvere il complicato enigma? Un giallo appassionante, incalzante tanto quanto la famosa sigla di Berto Pisano, “A Blue Shadow”.

Con i suoi romanzi, pubblicati tra il 1930 e il 1943, Augusto De Angelis inaugurò la via italiana al poliziesco, portando avanti allo stesso tempo una sottile ma ferma resistenza alla propaganda del regime fascista. Nella cupa Milano degli anni Trenta, il commissario Carlo De Vincenzi è un servitore dello Stato che cerca di fare bene il proprio lavoro. Né poliziotto spaccone né freddo detective, ma attento indagatore della natura umana, De Vincenzi segue con pazienza la sua pista fino alla risoluzione di ogni caso. È un eroe dalla grande arguzia e sensibilità, lontano dai cliché della letteratura di genere e calato nella realtà sociale dell’epoca. Riscoperte negli anni Sessanta da Oreste del Buono, le avventure del commissario sono diventate un celebre sceneggiato: “Il Commissario De Vincenzi”.

Il regista Mario Ferrero rimane fedele all’ambientazione originaria e gira un giallo interamente italiano, senza i finti esotismi degli sceneggiati ricostruiti sui modelli americani che presto invaderanno gli schermi televisivi. Il ruolo principale viene affidato a Paolo Stoppa, che regala grande credibilità al protagonista. Gina Sanmarco, Franco Ferri, Salvatore Puntillo sono gli altri interpreti. Tre gli episodi trasmessi, dal 24 marzo, tratti delle sue più classiche avventure, “Il candeliere a sette fiamme“, “L’Albergo delle Tre Rose” e “Il mistero delle tre orchidee”. Una seconda serie, pure basata su tre diverse storie, andò in onda dal 18 marzo al 2 aprile 1977.

malombra

Il romanzo di Antonio FogazzaroMalombra” viene adattato liberamente per lo schermo, con la sceneggiatura di Diego Fabbri, Amleto Micozzi e Raffaele Meloni, che ne è anche regista. La storia di Marina di Malombra, languida eroina vittima di una morbosa sensibilità decadente, viene proposta con uno stile sobrio e asciutto. Il cast: Marina Malfatti (Marina di Malombra), Giulio Bosetti (Corrado Silla), Emilio Cigoli (conte Cesare d’Ormengo), Friedrich Joloff (Steinegge), Dorith Henke (Edith), Luciano Virgilio (Nepo Salvador), Elsa Vazzoler (contessa Fosca Salvador), Leda Palma (Fanny), Marina Bonfigli (contessa Giulia di Bella), Corrado Gaipa (padre Tosi), Giovanni Conforti (Giuseppe), Emanuel Agostinelli (Rico), Miranda Campa (Giovanna).

L’assassinio dei fratelli Rosselli”. Carlo Rosselli, dissidente fuggito dall’Italia nel 1929 e rifugiatosi in Francia dove ha fondato il movimento Giustizia e Libertà, nel 1936 è corso in Spagna per combattere al fianco dei repubblicani contro i militari capeggiati da Francisco Franco. La sua voce risuona dalla radio di Barcellona e chiama a raccolta tutte le forze antifasciste europee. Tutte le sue attività, però, sono costantemente monitorate dallo spionaggio italiano. Per Mussolini, Rosselli è una spina nel fianco e per questo il duce, in contatto con gli agenti della Cagoule, un’organizzazione paramilitare francese di estrema destra, decide di commissionare il suo omicidio. Dopo una lunga e accurata preparazione, Carlo viene ucciso da quattro sicari in Normandia insieme a suo fratello Nello il 9 giugno 1937.

Partendo da risultati di indagini, inchieste e procedimenti giudiziari dell’epoca, gli sceneggiatori Giovanni Bormioli, Gian Pietro Calasso e Aldo Rosselli (figlio di Nello) riaprono il caso per far luce sui retroscena politici e sui mandanti del duplice omicidio. Il regista Silvio Maestranzi è riuscito a infondere nella narrazione drammaticità e tensione, pur senza cedere quasi mai alla tentazione di puntare sugli elementi emotivi al solo scopo di impressionare o di commuovere i telespettatori. Immagini e toni appaiono ben calibrati. Cast: Renzo Palmer (Carlo Rosselli), Pietro Biondi (Nello Rosselli), Scilla Gabel (Marion Rosselli), Nando Gazzolo (Eugène Deloncle), Giacomo Piperno (Jean Filliol), Arturo Dominici (Generale Duseigneur), Vittorio Mezzogiorno (Jacoublez), Orso Maria Guerrini (Ministro).

fratelli rosselli

Filosofo con il pallino dell’arte, investigatore aristocratico ed esteta, mente brillante e modi sprezzanti, “Philo Vance”. è il protagonista della serie televisiva omonima in onda dal 3 settembre. L’esibizionismo e la vanità del personaggio nato dalla penna dello scrittore statunitense Van Dine (pseudonimo di Willard Huntington Wright) sono efficacemente resi dall’interpretazione di Giorgio Albertazzi, a cui calza a pennello la parte di un antipatico davvero irresistibile. La sceneggiatura della serie era di Biagio Proietti e Belisario L. Randone, mentre la regia era curata da Marco Leto.

Philo Vance viene coinvolto dall’amico John Markham, procuratore distrettuale di New York, nelle indagini su tre casi di cronaca nera; tre intrecci classici del romanzo poliziesco, risolti da un detective per diletto decisamente anticonvenzionale: il brutale omicidio del signor Benson, un’autentica canaglia, freddato con un colpo alla fronte (La strana morte del signor Benson); la triste sorte di Margaret Odell, bellissima diva di Broadway, strangolata nel suo appartamento (La Canarina assassinata); l’ingarbugliata vicenda dei fratelli Greene, futuri eredi di un immenso patrimonio, decimati da un assassino insospettabile (La fine dei Greene).

Accadde a Lisbona”, in onda in tre puntate dal 15 settembre, è uno sceneggiato diretto da Daniele D’Anza, su sceneggiatura dello stesso regista e di Luigi Lunari. Protagonista è Paolo Stoppa nel ruolo del truffatore Arturo Virgilio Alves Reis. Del cast fanno parte Maria Fiore, Paolo Ferrari, Alessandro Sperlì, Enzo Tarascio, Vittorio Sanipoli, Walter Maestosi, Ottavio Fanfani. All’inizio di ciascuna puntata viene presentata una breve introduzione, girata in esterno in diversi punti del centro monumentale di Lisbona, nella quale Paolo Stoppa spiega il contesto della vicenda e riassume le puntate precedenti.

Lisbona, 1924: l’abile truffatore Arturo Virgilio Alves Reis si convince del fatto che tentare di stampare banconote false sia troppo pericoloso, elabora quindi un piano per produrre una serie di documenti falsi della Banca del Portogallo che gli consentano di ottenere la regolare stampa di un ingente quantitativo di banconote, in tutto e per tutto identiche a quelle vere, dalla stessa ditta londinese incaricata delle funzioni di zecca per il governo portoghese. Inizialmente il clamoroso raggiro ha successo ed Alves Reis e i suoi complici riescono ad accumulare enormi somme di denaro, arrivando a fondare una propria banca, ma alla fine le indagini della polizia, su denuncia di un impiegato di Alves Reis, porteranno alla scoperta della truffa.

Il teleromanzo è ispirato allo scandalo della Banca del Portogallo, vicenda realmente accaduta nel 1925, una delle più clamorose truffe mai perpetrate ai danni di un istituto di credito e ripercorre molto fedelmente la vicenda realmente accaduta, in tutti i suoi particolari. L’unico elemento nel quale si discosta dalla realtà dei fatti è probabilmente nell’età del protagonista: al momento della realizzazione della truffa Alves Reis aveva meno di 30 anni, mentre all’epoca dello sceneggiato Paolo Stoppa, che lo interpretava, ne aveva quasi 70.

 

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