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“Lo Spoon River al tempo del Covid”: in un libro le vittime, persone non numeri

Il volume, fresco di pubblicazione, si può ricevere contattando la redazione di Araberara a Clusone: è disponibile gratuitamente con la possibilità di lasciare un’offerta libera per la copertura dei costi

Da quando è scoppiata la pandemia da Coronavirus tutti i giorni apprendiamo i dati sui contagiati, i ricoverati e i morti. Non bisogna dimenticare, però, che non si tratta di numeri ma di persone, soprattutto quando si parla di chi purtroppo se n’è andato: ognuna ha una storia, una famiglia e degli amici che le hanno voluto bene.

Partendo da questa premessa il periodico d’informazione locale “Araberara” ha pubblicato “Lo Spoon River al tempo del Covid”, che raccoglie memorie relative alle persone che hanno perso la vita in questo periodo segnato dall’emergenza sanitaria.

Il direttore di Araberara, Piero Bonicelli, spiega: “Nel libro abbiamo inserito i ricordi e le memorie che i familiari di tante vittime del virus hanno inviato alla nostra redazione: sono abitanti della Valseriana e della Val di Scalve, dell’Alto e Basso Sebino, Val Cavallina, Valcalepio, Seriate, Dalmine, Valbrembana e Bergamo città. Abbiamo cominciato a raccogliere le memorie quando una signora ci ha contattato perchè avrebbe voluto ricordare il marito ma non sapeva cosa fare perchè non aveva i soldi. Noi le abbiamo risposto che lo avremmo pubblicato gratuitamente e abbiamo pubblicato un avviso per informare che chiunque avesse voluto avrebbe potuto avere questa opportunità per rendere omaggio al proprio caro: bastava che ci inviassero una fotografia e un ricordo scritto senza limiti di spazio e senza costi. Il problema, infatti, era come poterli ricordare perchè non venivano celebrati i funerali: la tragedia è che una volta portati via dall’ambulanza non si potevano più vedere, se ne andavano senza ricevere l’ultimo saluto e la vicinanza dei propri cari… tornavano solamente le ceneri”.

“Quando l’ambulanza veniva a casa e partiva – prosegue Bonicelli – portava il paziente nel primo ospedale disponibile e i familiari venivano a sapere dove fossero diretti mentre lo stavano trasportando. Chi aveva il telefonino poteva rimanere in contatto con i parenti ma molti anziani e le persone che hanno poca dimestichezza con smartphone, tablet e i-pad non riuscivano. E poi faticando a respirare tutto era complicato, non sapevano se la mattina dopo sopravvivessero e le terapie intensive erano intasate. Talvolta sembrava che ci fossero miglioramenti e il giorno seguente morivano. In questo libro, però, non accusiamo nessuno, non facciamo polemiche e non parliamo di inadempienze: diamo spazio ai racconti dei familiari dei deceduti senza entrare nel merito della gestione dell’emergenza. Abbiamo raccolto le memorie come facevano i nostri vecchi, che collocavano la foto o il santino dei propri defunti sui vetri delle credenze, i mobili che si trovavano nelle cucine di una volta: sono gli scritti di chi voleva bene a queste persone e vuole ricordarle”.

I familiari che hanno contattato il giornale sono stati molti. Bonicelli prosegue: “Sono pervenuti centinaia di ricordi: abbiamo cominciato il 28 marzo pubblicando 28 pagine di giornale e continuato nelle uscite successive con 10-15 pagine ogni volta. Considerando la notevole mole, abbiamo pensato di raccoglierli realizzando un libro e così è nata Lo Spoon River al tempo del Covid”.

Il titolo ha un valore molto evocativo. Il direttore di Araberara specifica: “Il riferimento è all’Antologia di Spoon River scritta dal poeta statunitense Edgar Lee Masters, una raccolta di racconti, in forma di epitaffio, sulla vita dei residenti dell’immaginario paesino di Spoon River, sepolti nel cimitero locale. Ma è un richiamo anche a un’iniziativa ormai consolidata del nostro giornale che a novembre pubblica una rubrica che si chiama Spoon River: ci rechiamo nel cimitero di un paese e chiediamo a un abitante del posto di raccontarci qualche ricordo dei defunti di quell’anno. Questa volta non l’abbiamo fatto avendo già narrato molte vite in questo 2020 segnato dal virus”.

Tutte le storie sono intense. “Mi ha colpito molto la testimonianza di un figlio che non sapeva più dov’era finito suo padre, l’ha trovato nel corridoio di un ospedale per terra su un materasso che agonizzava e poi non l’ha più visto, ha ricevuto le ceneri di una signora di Bologna e ha dovuto recarsi a Cremona per ottenere quelle del papà. Un’altra storia particolarmente toccante è quella dell’ex sindaco di Castione della Presolana, Sozzi, la cui moglie, dottoressa, non ha mai smesso di esercitare la propria professione nel pieno della pandemia”.

A fare da cornice al libro sono le prefazioni del vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, del genetista, filosofo e scrittore Edoardo Boncinelli e del direttore Bonicelli. All’inizio, inoltre, vengono riportati i ricordi dei preti che sono morti mentre svolgevano il proprio ministero, mentre a seguire ci sono le memorie di tutte le altre persone. Si trovano, poi, alcuni editoriali e due racconti, uno è scritto da un infermiere che descrive una notte vissuta all’ospedale di Piario e l’altro dal parroco di Parre, don Armando, sopravvissuto al Coronavirus”.

Il libro, fresco di pubblicazione, si può ricevere contattando la redazione di Araberara a Clusone (chi si trova in zona può anche recarsi personalmente alla sede): è disponibile gratuitamente con la possibilità di lasciare un’offerta libera per la copertura dei costi.

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