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Fondi Lega, Scillieri ammette: “Parte dei soldi dati a Di Rubba e Manzoni finivano al Carroccio”

Intanto i giudici del riesame Maria Cristina Mannocci, Monica Amicon e Roberto Peroni Ranchet confermano che i due bergamaschi Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni devono rimanere ai domiciliari per il rischio di inquinamento probatorio

Mentre i giudici del riesame Maria Cristina Mannocci, Monica Amicon e Roberto Peroni Ranchet confermano che i due bergamaschi Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni devono rimanere ai domiciliari per il rischio di inquinamento probatorio, nell’interrogatorio di sabato scorso è emerso che il commercialista Michele Scillieri sapeva che parte dei soldi che ‘retrocedeva’ ai due commercialisti finivano alla Lega di Matteo Salvini.

Scillieri, uno dei commercialisti arrestati nell’inchiesta milanese sul caso della Lombardia film commission (Lfc) e su presunti fondi neri alla Lega, ha raccontato che avrebbe girato una parte dei soldi che riceveva come consulente dalla Lfc ai revisori contabili del Carroccio Di Rubba e Manzoni e che poi parte di questo denaro, stando a ciò che gli confidava uno dei due professionisti, sarebbe andata anche al partito.

La rivelazione, raccontata dalle agenzie di stampa, potrebbe cambiare la storia dell’indagine sui fondi del Carroccio legata al caso Lombardia film commission del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, coordinata dall’aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Stefano Civardi e che sta scavando anche su presunti fondi neri raccolti per il partito.

“Un errore da dilettanti”. Con queste parole rilasciate a verbale, Scillieri che insieme a Manzoni e Di Rubba ha organizzato la compravendita dell’immobile di Cormano da acquistare con i soldi della Lfc, ammette in parte le accuse nell’inchiesta che lo vede accusato di peculato e turbativa d’asta.

Le parole di Scillieri smentiscono quella che era stata una delle ricostruzioni difensive dei due revisori dei conti della Lega Nord in Parlamento (e inizialmente anche la sua) con cui veniva giustificato il passaggio di 178 mila euro (cioè parte della compravendita della sede della Film commission di Cormano) alla Sdc di Manzoni. Il bonifico, secondo la difesa, avrebbe riguardato una operazione immobiliare di un terreno in alta Val Seriana, intestato ai fratelli Testa, una ristrutturazione di qualche anno prima su un loro supermarket. A giustificare la cosa sarebbe stata una scrittura privata che però, come ammette lo stesso Scillieri, è stata firmata dopo il preliminare per l’operazione in Val Seriana. Un’architettura decisa a tavolino, quindi, definita “messinscena” dai giudici del Riesame. E che con le parole di Scillieri è venuta a cadere.

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