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Letizia e il pianoforte: “Mi sono affidata alla musica cercando in lei forza e speranza”

Letizia Breda ha 22 anni e tanta voglia di esprimersi con la musica e proprio attraverso i suoi brani cerca di veicolare emozioni e frammenti del suo vissuto

La musica, un’arte semplicemente immortale, intramontabile, centenaria, che ha accompagnato l’uomo in ogni suo cambiamento ed, insieme a lui, ha attraversato ogni epoca storica trasformandosi giorno dopo giorno: jazz, ragtime, blues, musica pop ed elettronica, solo per citare alcuni degli innumerevoli generi musicali degli ultimi secoli.

Accompagnata da voci soliste, corali o semplicemente suonata, fa parte della quotidianità di tutti noi.

La musica ci rilassa e ci calma quando abbiamo bisogno di tranquillità e ci carica e mette di buon umore quando ci serve energia. Ci svegliamo spegnendo le suonerie delle sveglie, trascorriamo le giornate tra Youtube e radio in macchina a tutto volume, ci addormentiamo con le cuffie nelle orecchie ascoltando Spotify: nessuno meglio della nostra generazione può capire lo stretto rapporto tra uomo e musica.

Letizia Breda, 22 anni di puro talento: una storia d’amore con la musica che dura ormai da 14 anni, il suo lungo rapporto amo et odi con il pianoforte, la dedica del suo brano al nonno scomparso e i sogni avverati di una giovane musicista.

Raccontaci il tuo rapporto con la musica: quando hai deciso di iniziare a dedicarti alla musica e perché?

Il mio rapporto con la musica è cominciato da piccola, quando all’età di 8 anni i miei genitori mi hanno fatta andare a lezione di pianoforte, sperando che almeno una delle quattro figlie potesse appassionarsi allo strumento. In realtà in pianoforte ho sempre fatto fatica, ho vissuto dei periodi in cui non trovavo la voglia di studiarlo e più volte ho pensato di abbandonarlo. In più ho sempre ricevuto diverse critiche da persone che mi dicevano che non ero brava e tante volte li ho ascoltati e ci ho creduto. Non ho mai mollato, però, perché ho sempre avuto diversi sogni legati alla musica come quello di riuscire a suonare ad orecchio, a imparare un brano di musica classica che amavo e iscrivermi al corso di musicoterapia. Questi sogni, che vedevo appunto come irrealizzabili, hanno guidato il mio percorso perché oggi, dopo anni di fatiche e studi, ho raggiunto il livello a cui puntavo.

letizia breda

Qual è il tuo genere musicale? Quali artisti hanno influenzato la tua scelta musicale?

Io non ho un vero e proprio genere musicale e nemmeno degli artisti che hanno influenzato la mia scelta. Ho sempre perseguito gli studi classici di pianoforte diplomandomi al liceo musicale Sant’Alessandro di Bergamo e perfezionandomi presso l’Accademia Santa Cecilia. Il genere che ora suono lo potrei definire pop strumentale e adoro in modo particolare i Medley, ossia l’unione di più brani. Sul mio profilo Instagram ho anche creato un format intitolato “Medley Improbabili” che consiste nel chiedere ai followers due canzoni che poi io unirò in 15 secondi. Per quanto riguarda gli artisti, invece, ci tengo a citare i miei professori del liceo e tutte le persone che stanno curando la mia crescita musicale anche adesso. Li definisco Musicisti con la M maiuscola e Veri insegnanti perché, a distanza di anni, mi aiutano nel mio percorso di vita. Sono stati loro a trovare in me una predisposizione per l’educazione musicale per la fascia 0-6 anni, motivo per cui mi hanno consigliato di seguire i corsi di musica che facevano con i bambini al pomeriggio e indirizzandomi ai giusti studi e corsi. Ora sono specializzata in un metodo di propedeutica musicale, studio Musicoterapia in una scuola quadriennale e sono stati proprio i miei docenti a permettermi di provare a lavorare come esperta in qualche scuola. Questi sono i Veri Artisti a cui mi ispiro.

Quanto ti ha aiutata la musica in questo difficile periodo?

La musica ha caratterizzato ogni momento della mia vita, bello o brutto che sia. In questo periodo, con il coronavirus, io mi sono affidata alla musica ricercando in lei forza e speranza. Mi mettevo al pianoforte per rilassarmi ma, in modo particolare, ho cercato di portare sollievo agli altri. Per questo ho fatto un’edizione speciale di Medley Improbabili, ho iniziato a chiedere ai followers che musica volessero sentire, ho fatto delle dirette Instagram per fare un po’ di musica dal vivo e ho partecipato a un progetto intitolato “1000 voci per Bergamo” realizzato da alcuni miei amici bergamaschi che hanno mostrato, proprio in questo lavoro, il potere unificante della musica.

Che cosa pensi dei Talent Show? Parteciperesti mai a uno?

Non ho mai amato i Talent Show perché spesso credo che ci siano dei meccanismi sbagliati. Il voto è sempre un po’ confusionario e la maggior parte delle volte i giudici sono solo personaggi di spessore che, però, non conoscono per niente la musica. Penso che non parteciperei a un talent per il semplice motivo che dei veri e propri talent solo per strumentisti, non cantanti, non esistano. Certo, esiste Italia’s Got Talent o altro ma non mi è mai piaciuto perché non mostra un vero e proprio percorso, ma una mera esposizione, spesso esagerata, del proprio presunto talento. Ho partecipato, però, a vari talent online istituiti durante il lockdown. Ad un talent, organizzato da TriskelTalent, sono riuscita ad arrivare tra i primi 10 finalisti su più di 100 partecipanti! Ovviamente ho gareggiato solo ed esclusivamente portando i miei medley al pianoforte.

Tra meno di un mese uscirà un tuo brano, esattamente il 18 dicembre: descrivilo con 3 parole e raccontaci di questo progetto!

Le tre parole che userei per descrivere “Lettera” sono: nostalgico, emozionante, sereno. Io ho iniziato a comporre piccoli pezzi a 15 anni e, in ogni brano, ho sempre cercato di dare un certo spessore. Per questo la maggior parte dei miei brani sono dedicati a qualcuno o a qualcosa di importante perché l’ispirazione mi arriva solo quando succede un evento significativo. Se mi dovessi comandare e obbligare a comporre qualcosa senza un motivo non mi uscirebbe alcuna nota. Lettera, quindi, è dedicata proprio a mio nonno. L’ho scritta la sera in cui ho scoperto che aveva una brutta malattia che sicuramente non l’avrebbe fatto vivere a lungo nonostante i suoi 90 anni. Quella sera, quindi, mi sono messa al pianoforte e ho voluto scrivere una lettera proprio a lui. Si intitola Lettera perché è come se gli scrivessi una lettera vera e propria in cui racconto ciò che vedo, come sto, i ricordi che custodisco di lui. Ho scelto sereno come terza parola perché io non sono triste o arrabbiata per la morte del nonno. La perdita dei nonni è una condizione alla quale tutti prima o poi si devono accostare. Il nonno mi manca molto, ma lettera serve proprio per confermare la mia sensazione di averlo sempre al mio fianco. Io sono molto credente e, infatti, credo seriamente che ora nonno sia felice in Paradiso e che custodisca la mia famiglia, anche perché l’ha sempre desiderato anche lui e ha condotto una vita esemplare. Per descrivere questa sensazione in musica, verso la fine del brano si può sentire come un forte brusio improvviso che può anche dare fastidio e, dopo il fruscio, il brano esplode molto più potente dell’inizio. Questa scelta l’ho avuta proprio per descrivere il fatto che, anche se il vento spazza via i ricordi delle persone che non abbiamo più accanto, loro ci sono comunque vicini.

Cosa vorresti che le persone provassero ascoltando il tuo brano?

Vorrei tanto che le persone, ascoltando Lettera, provassero a scrivere una lettera a una persona cara che non c’è più. Io l’ho scritta a mio nonno, ma conosco molte persone che, invece, hanno perso la mamma, il papà o un fratello e per loro diventa ancora più difficile aprire il cuore a queste forti emozioni. Nella mia musica cerco sempre di descrivere momenti ed esperienze di vita, per questo auguro a tutti di poter rilassarsi e sorridere nell’ascoltare Lettera. Spero di poter sapere che cosa ne pensate e vi comunico già che, in primavera, uscirà un mio secondo singolo nel quale vi parlo di me e del mio rapporto con le malattie che ho avuto ma, anche in questo caso, cercherò di aiutarvi a rispecchiarvi nella mia musica.

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