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Il 9 dicembre sciopero di enti locali, sanità e uffici governativi: "servono investimenti" - BergamoNews
Pubblico impiego

Il 9 dicembre sciopero di enti locali, sanità e uffici governativi: “servono investimenti”

Cgil, Cisl, Uil di categoria hanno fissato lo sciopero nazionale del pubblico impiego il 9 dicembre. “Valorizzazione delle risorse umane”

“La legge di Bilancio non prevede risorse sufficienti per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, per la sanità, Per il pubblico impiego questa è la seconda legge di bilancio che non stanzia le risorse per un contratto dignitoso. Non potremo mai fare un contratto più basso per i lavoratori di quello rinnovato qualche anno fa. Per il rinnovo servirebbe almeno un miliardo, 600 milioni in più di quanto stanziato”. Affermano Cgil, Cisl, Uil di categoria che hanno fissato lo sciopero nazionale del pubblico impiego per il prossimo 9 dicembre.

Generico novembre 2020

Da sempre, la Pubblica Amministrazione è nell’occhio del ciclone: considerata territorio di privilegi e regalie, quando non di fannulloni garantiti dall’impossibilità di licenziare. Invece, la situazione è ben diversa. In provincia di Bergamo, Enti locali, sanità, amministrazioni centrali, nella fasce di organico che non comprendono i dirigenti, assommano a circa 13mila dipendenti (circa 2000 in meno rispetto agli organici di dieci anni fa). In media, il 63% ha più di 51 anni, con punte di quasi il 30% di ove 60enni negli uffici di Prefettura, Agenzia Entrate e altri uffici “governativi”. Mediamente, lo stipendio lordo è di 1.986 euro (per un netto di circa 1400 euro mensili).

Non certo il paese di Bengodi, insomma….

“La piega presa dal Governo non solo non permette di portare avanti quel percorso di rinnovamento e rilancio del lavoro pubblico necessario al Paese – afferma Angelo Murabito, segretario generale Cisl FP di Bergamo -, ma nelle bozze della legge di Bilancio ci sono gravi arretramenti che non sono accettabili. Il governo ha previsto risorse finanziarie pari a 400 milioni di euro, risorse assolutamente insufficienti per la revisione degli ordinamenti professionali fermi ad un mondo che non c’è più , per la revisione del sistema indennitario vecchio di decenni, per la stabilizzazione dell’elemento perequativo sino ad oggi riconosciuto ai redditi più bassi, per lo sblocco del tetto dei trattamenti accessori fermo al 2016, per avere un’imposta sostitutiva pari al 10% sui premi di risultato al pari dei lavoratori privati, ed infine per l’adeguamento del potere di acquisto delle retribuzioni. La Cisl ha già dichiarato che si può ricucire la rottura e avviare le trattative per la sicurezza, per l’occupazione, per il precariato, per migliorare i servizi e per rinnovare i contratti, aggiungendo ulteriori 600 milioni portando l’incremento da 400 milioni a 1 miliardo”.

Murabito difende i motivi che hanno portato allo sciopero, e condanna la campagna di denigrazione partita per ridurlo a “tutela dei privilegiati e difesa dei fannulloni”.

“Dopo aver annunciato lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, da più parti si è invocato il senso di responsabilità che l’azione sindacale dovrebbe avere in questo periodo. Ma il senso di responsabilità però non ci esime dall’esercitare un ruolo autorevole, forte e deciso quando si tratta di far valere i bisogni delle persone che si affidano a noi ogni giorno.

Il nostro senso di responsabilità – continua il sindacalista – ci ha portato a fare questa scelta, non semplice, sofferta ma necessaria. Una vertenza complessa che non si può ridurre al chiacchiericcio giornalistico e che non deve passare ai cittadini nei termini in cui viene dipinta.
Al fine di risanare le finanze dello Stato si continua, anche con questa finanziaria, con la politica dei tagli lineari ai servizi pubblici. Difatti il Governo ha previsto nella legge di bilancio un contributo alla finanza pubblica per ogni anno dal 2023 al 2025 pari a 200 milioni per le Regioni, a 200 milioni per le Provincie Autonome a 100 milioni per i Comuni e 50 Milioni per le Province e le Città Metropolitane.

I lavoratori pubblici non stanno reclamando regalie, sostegni, bonus o ristori come fanno in molti, ma chiedono rispetto e il giusto riconoscimento del loro lavoro dopo che sulle spalle di alcuni categorie si è scaricato l’onere e il peso di rispondere direttamente all’emergenza – come hanno fatto gli operatori sanitari, socio sanitari, i tecnici del nostro servizio sanitario regionale e se parliamo dei servizi pubblici locali ad esempio non bisogna dimenticare il ruolo quotidiano e silenzioso dei nostri agenti di polizia locale che hanno operato con dedizione nonostante la mancanza di attenzione dello Stato che li ritiene corpi di polizia alla stregua dei corpi ad ordinamento statale, senza però averne dotazioni e diritti. Per queste donne e uomini, per i tanti precari della pubblica amministrazione, chiediamo risposte: più assunzioni, più sicurezza sul lavoro e più risorse per una piena valorizzazione di chi, ogni giorno, è in prima linea”.

La scelta di non finanziare il rinnovo dei contratti pubblici è una scelta politica non prettamente economica, lo dimostra il fatto che in una legge di bilancio di 38 miliardi di euro non trovare la possibilità di finanziare i 600 milioni per questioni economiche è poco credibile. Soprattutto dopo aver letto tra le righe della bozza della legge di bilancio sono stati stanziati 1, 2 miliardi di euro alle esigenze indifferibili di Camera e Senato. Non è chiaro capire quali possano essere queste esigenze del Parlamento ma è evidente che corrispondono al triplo di quanto messo per i rinnovi dei contratti pubblici. Pertanto, rimandiamo al mittente – conclude Murabito – le critiche ricevute dai giornalisti, dai politici dai giuslavoristi che preferiscono parlare male della pubblica amministrazione senza evidenziare che nel nostro Paese si chiedono i sacrifici alle categorie più esposte arrivando perfino a mettere in discussione un diritto costituzionalmente riconosciuto come quello allo sciopero”.

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