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Covid in Italia: segnali di miglioramento; a Bergamo 126 positivi ogni 100.000 abitanti

Ma, mentre tornano le pressioni per accelerare le riaperture, vi proponiamo gli effetti delle riaperture anticipate e del liberi tutti che ha seguito le ferie estive

La situazione epidemiologica in Italia conferma iniziali segni di miglioramento, anche grazie alle misure restrittive adottate. Ciò ha permesso ad alcune regioni di migliorare la loro classificazione: Calabria, Lombardia e Piemonte sono passate da Zona Rossa a Zona Arancione; la Liguria e la Sicilia da Arancione a Gialla. Il passaggio della Lombardia da zona rossa ad arancione era atteso, considerando che l’Rt è sceso sotto l’1, soprattutto nelle province sud-orientali. Un fatto incoraggiante in particolare per l’area metropolitana del capoluogo, considerando che finora è stata quella maggiormente in difficoltà, tra numero di positivi e saturazione ospedaliera. Idem per il Piemonte dove i dati sono in miglioramento da due settimane: da un indice Rt superiore al 2 quando fu istituita la zona rossa, a 1,1 dell’ultimo rilevamento.

Anche per quanto attiene a tutto il resto d’Italia, l’indice Rt sta rallentando e ha raggiunto livelli prossimi all’1 in molte Regioni o province autonome. Inoltre, per la prima volta da molte settimane, l’incidenza calcolata negli ultimi quindici giorni è diminuita a livello nazionale: è pari a 700 casi per 100,000 abitanti, contro 732,6 per 100.000 abitanti nel periodo 2/11-15/11, anche se in alcune Regioni si continua a segnalare un’incidenza in aumento. Anche questo è un dato incoraggiante e segnala l’impatto delle misure di mitigazione, ma l’incidenza rimane tuttavia ancora troppo elevata per permettere facili ottimismi.

Gli effetti delle riaperture estive

Ai primi segnali di rallentamento dell’epidemia, quindi, tornano le pressioni per accelerare le riaperture in vista delle festività natalizie. Nel caso avessimo dimenticato gli effetti delle riaperture anticipate o addirittura eccessive, e del liberi tutti che ha seguito le ferie estive, li sintetizziamo con i numeri. Dal 31 agosto al 30 novembre, i contagiati totali sono passati da 270.189 a 1.601.554 (+492,7%); i posti letto occupati nel singolo giorno nei reparti di area medica da 996 a 33.187 ; nelle terapie intensive da 94 a 3.744; i decessi da 35.483 a 55.576, con un incremento di 20.093 persone morte. Sì, persone: non unità o percentuali, persone. Forse dovremmo ricordarcene più spesso. A proposito di riaperture, è bene ricordare che durante i mesi estivi si avevano dalle poche centinaia di nuovi casi riscontrati a inizio luglio, fino al migliaio di fine agosto. Attualmente siamo mediamente oltre i 20.000.

La diminuzione dei nuovi casi deve essere letta anche attraverso il numero dei tamponi effettuati, ancor meglio in base alla percentuale di positività riscontrata: purtroppo cerchiamo sempre meno il virus sul territorio, e manteniamo alto il numero dei tamponi eseguendoli sui soggetti positivi già noti per confermare la guarigione o la permanenza di positività. In questo modo si abbassa anche l’indice Rt, alla cui base è proprio il numero dei nuovi casi rilevati nel periodo di calcolo, e si influenza al ribasso il rapporto positivi/tamponi totali. Sarebbe più realistico basarsi piuttosto sul rapporto positivi/testati. Comunque la percentuale a cui si deve ambire per poter affermare che l’epidemia è sotto controllo è il 2% (rapporto positivi/tamponi totali). Analogamente il numero target dei casi totali giornalieri è di 6.000 in Italia e 1.000 in Lombardia.

Siamo sulla strada giusta, ma…

I buoni segnali fin qui visti non significano, purtroppo, che abbiamo risolto la questione: siamo sulla strada giusta, ma l’obiettivo resta molto, molto lontano. Gli affollamenti che hanno caratterizzato l’ultima domenica, in particolare nelle Regioni dove il livello di allerta è stato parzialmente allentato, non vanno nella giusta direzione. Le epidemie non si affrontano guardando i colori, serve una maggiore attenzione per evitare di invertire rapidamente il trend calante appena raggiunto. Anche la pressione sugli ospedali, per quanto in calo, resta a livelli insostenibili: a livello nazionale l’occupazione delle terapie intensive (dati Agenas alla sera del 29 novembre) è del 43% (soglia di allerta 30%), quella dei posti in area medica del 49% (soglia 40%) ma in molte Regioni i valori sono più elevati. Numeri che comportano un’importante riduzione delle prestazioni ai pazienti non affetti da Covid-19 per far spazio ai soggetti contagiati dal nuovo Coronavirus: ne vedremo chiaramente gli effetti, purtroppo, nei prossimi anni.

I numeri della settimana

Riepiloghiamo i dati, riferiti al periodo 24/30 novembre: i nuovi casi si riducono da 225.925 a 169.788 (- 24,9%). I casi attualmente positivi (ovvero il totale dei pazienti in isolamento domiciliare, ricoverati con sintomi e ricoverati in Terapia Intensiva passano da 796.849 a 788.471. I decessi incrementano dell’ 8,5% passando da 4.720 a 5.123. I pazienti in Terapia Intensiva sono scesi da 3810 a 3.744. I pazienti ricoverati con sintomi sono 33.187 rispetto ai 34.967 precedenti. I tamponi totali effettuati sono stati 1.407.578, in diminuzione del 7% (1.506.472). La curva è scesa dal 2,49 % all’1,61% (media settimanale). Rapporto positivi/tamponi al 12,1% (media settimanale).

Lombardia

In Lombardia i nuovi casi passano da 51.991 a 31.092 (- 40,2 %). La riduzione è un poco sovrastimata a causa della costante riduzione dei tamponi effettuati per la ricerca di nuovi casi. Il numero dei test diagnostici a livello regionale si è infatti ridotto del 6,5 % rispetto alla settimana precedente (da 263.182 a 240.965). I ricoveri in Terapia Intensiva calano da 945 a 906, così come i ricoveri (da 8.331 a 7.433). Stabile il numero dei decessi, da 1.197 siamo passati a 1.191, con un numero complessivo che ha raggiunto la cifra di 21.855, quasi un terzo del totale nazionale.

Bergamo

Continuano a calare i nuovi casi anche a Bergamo: dai 1581 della settimana scorsa siamo scesi a 1.159 (-26,7%); risultato che conferma il fatto di essere fra le ultime province in Italia per incidenza di nuovi casi (126/100.000 abitanti); le province di Varese e Como, per fare un confronto a noi vicino territorialmente, hanno un indice a 706 e 665 rispettivamente. Da più parti si sente dire che questa bassa incidenza sia dovuta a una sorta di immunità acquisita. Sottolineiamo che se anche fosse così, è certo che la suddetta è solo temporanea, dura cioè pochi mesi, anche se ancora non si sa quanti. Sono cresciuti invece i decessi, 32 contro i 22 del periodo precedente, mentre sono rimasti stabili i ricoveri in Terapia Intensiva (80). I ricoveri in Area Covid sono scesi da 806 a 689. Questi ultimi tre dati, però, sono gli ultimi a scendere e quando succederà essi certificheranno che il picco è superato.

Europa e mondo

L’indice Rt di diffusione del coronavirus scende nel Regno Unito sotto la soglia di 1 per la prima volta da agosto e l’Europa tira un po’ il fiato puntando sui lockdown variamente assortiti per mettere in parziale sicurezza la curva dei contagi in vista del temutissimo Natale, che rischia di dare il la all’altrettanto temuta terza ondata. Che in Asia, in anticipo rispetto al trend europeo, Giappone in particolare, sembra già in arrivo. La buona notizia giunta dalla Gran Bretagna parla di un livello medio dell’indice di contagio fra 0,9 e 1 (contro 1-1,1 delle ultime settimane): un segnale confortante trainato dal lockdown bis imposto dal governo a partire dal 4 novembre. E il lockdown si conferma la via maestra anche per l’Irlanda del Nord, dove è ripartito per due settimane dopo il fallimento di un approccio più soft. La crescita esponenziale della curva è stata quindi interrotta in molti Paesi Ue ma, come ha ricordato la cancelliera tedesca Angela Merkel dopo la proroga al 20 dicembre del semi-lockdown, resta ancora a un livello eccessivo.

In Francia, a partire da sabato 28 novembre, è stata decisa la riapertura fino alle ore 21 di un certo numero di esercizi commerciali “non essenziali” (librerie, abbigliamento), compresi i relativi reparti in supermercato, ma anche biblioteche e archivi pubblici. Dal 15 dicembre, invece, il confinamento sarà sostituito su tutto il territorio francese da un coprifuoco dalle 21 alle 7. Cinema, teatri, sale di spettacolo e musei potranno riaprire, gli spettacoli termineranno obbligatoriamente entro le 21. Per i minori, il 15/12 riprendono le attività extrascolastiche, comprese quelle sportive all’aperto in club/associazioni; le palestre invece resteranno ancora chiuse. I belgi hanno dovuto aspettare fino a oggi per ritrovare i loro negozi aperti, in Spagna sono previste diffuse riaperture, mentre in Polonia i centri commerciali hanno già riaperto. Più preoccupante la situazione nel resto dell’Europa dell’Est.

I morti

Superati i 63 milioni di casi nel mondo, con oltre 1.500.000 morti. Gli Usa restano il Paese più colpito con oltre 13 milioni di contagi e quasi 300mila decessi, seguono India e Brasile. In Europa è stata superata la soglia dei 400mila morti. I Paesi della zona europea più colpiti sono il Regno Unito (oltre 58mila morti), l’Italia (oltre 55mila), la Francia (52mila) e la Germania (16mila). Unica nota positiva è che l’incremento giornaliero totale, riscontrato nell’ultima settimana, è fermo a 4 milioni di nuovi casi.

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