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Smart working in Gewiss: adesso lo fa l’80% degli impiegati

Simone Capoferri, direttore risorse umane e organizzazione corporate: “Piace e aiuta nella gestione famigliare”

Gewiss Spa è una società italiana del settore elettrotecnico che opera nella produzione di soluzioni e prodotti per la domotica, l’energia e l’illuminotecnica per i settori residenziale, terziario e industriale.

L’azienda, che ha sede legale a Calcinate ed è nata a Cenate Sotto negli anni 1970, conta 7 stabilimenti produttivi: 4 in Italia (di cui tre in provincia di Bergamo: Calcinate, Cenate Sotto, Cenate Sopra oltre a Castel San Giovanni) e poi in Germania, Portogallo e in Francia. Oltre al polo logistico centralizzato italiano, si aggiungono società commerciali in tutto il mondo. Il Gruppo, che nel 2019 ha raggiungo un fatturato di 310 milioni di euro, impiega circa 1.500 dipendenti.

In merito alla nostra inchiesta sullo smart working, Simone Capoferri, direttore risorse umane e organizzazione corporate, ci racconta come è applicato e come si sta orientando l’azienda
nell’organizzazione del lavoro.

Prima dello scoppio della pandemia, si stava già sperimentando lo smart working?

Prima dell’inizio della pandemia, lo smart working era già in fase di valutazione, per consentire a tutti i collaboratori, un miglior bilanciamento fra il tempo libero e il lavoro. La drammatica e repentina evoluzione del covid ne ha favorito l’adozione, permettendo di superare le perplessità sulla sostenibilità di tale modalità di lavoro.

Come è stata strutturata l’organizzazione, in termini di smart working, prima e dopo la fase acuta del Covid?

Coerentemente con la filosofia aziendale che pone la salute dei dipendenti al primo posto, l’azienda ha deciso da subito di non limitarsi solo alla gestione dell’emergenza ma di introdurre misure per la sicurezza e il benessere di tutto il personale. Abbiamo adottato il protocollo interno Gewiss P.O.S.T. che recepisce i principi fondamentali della prudenza, dell’organizzazione, della sorveglianza e della tempestività, orientando ogni azione alla gestione più efficace della pandemia. Prima del lockdown di marzo abbiamo collocato in Smart working le persone più fragili per età o patologie pregresse. Successivamente, abbiamo esteso la possibilità del lavoro da remoto a tutte le persone il cui ruolo lo consentisse, predisponendo i necessari strumenti informatici e attivando una formazione adeguata. Giusto per dare qualche numero: durante il periodo di lockdown abbiamo avuto circa 300 persone in Smart working contemporaneamente, ossia il 30 per cento dei 1000 dipendenti italiani, pari all’80 per cento del personale impiegatizio. Finito il lockdown abbiamo comunque deciso di proseguire con lo Smart working, sempre per garantire i più alti livelli di sicurezza e distanziamento in azienda.

gewiss ok

Nel prossimo futuro cosa pensa che cambierà nell’organizzazione del lavoro?

Un’attenzione particolare credo dovrà essere posta sul tema della comunicazione all’interno dei team di lavoro: lavorare tutti in presenza piuttosto che tutti da remoto, pone ciascun membro del team nelle medesime condizioni e obbliga ad uno sforzo di adattamento comune. La criticità maggiore sorge nelle situazioni ibride – che diventeranno via via più frequenti – dove l’efficacia della comunicazione e dell’ascolto potrà avere una doppia velocità, diversa tra chi è in presenza rispetto a chi partecipa ad un team di lavoro da remoto. Aiutare i manager ad acquisire consapevolezza di questo e compensare il gap presenza/remoto sarà fondamentale.

Cosa pensano i lavoratori dello smart working? Avete rilevato le loro opinioni o avete in programma di farlo?

I riscontri che abbiamo raccolto in modo informale sono stati sicuramente positivi soprattutto da parte di coloro che ne hanno tratto beneficio per la gestione dei carichi familiari.

Si cercherà, come altre aziende hanno già fatto, un accordo sindacale sull’applicazione dello smart working?

Stiamo approfondendo gli aspetti normativi e legali per l’adozione dello smart working una volta concluso lo stato di emergenza. Come sempre, terremo aperto il canale di comunicazione e confronto con le rappresentanze sindacali.

Lo smart working incide sulla produttività? Cosa rileva dalla sua posizione?

Un’azienda che prevede lo smart working va incontro all’esigenza di flessibilità dei propri dipendenti. Questo incide in modo positivo su motivazione e produttività. Certo non dobbiamo trascurare che non tutti i ruoli si prestano ad essere svolti da remoto, basti pensare all’ambito produttivo. Quindi, inevitabilmente, lo smart working è uno strumento applicabile solo per specifiche mansioni.

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Avete in programma iniziative di formazione per massimizzare l’efficacia del lavoro per obiettivi, tipico dello smart working?

Sono convinto che lo Smart working trovi la sua maggiore efficacia in una cultura aziendale sempre più orientata a lavorare per obiettivi, anziché per il tempo speso in ufficio. Nel momento in cui ciascuno in azienda ha chiaro, ben chiaro quali sono i suoi obiettivi e si sente responsabile del loro raggiungimento, il quanto e da dove si lavora vanno in secondo piano. Questa è la direzione in cui ci stiamo muovendo in Gewiss: per supportare questa evoluzione culturale, nel 2021 proseguiremo il percorso di managerializzazione, internazionalizzazione e digitalizzazione dell’azienda, implementando un nuovo sistema di Performance Management.

E si prevedono cambiamenti o restyling degli spazi fisici dell’azienda?

Gewiss sta accelerando la sua evoluzione per essere sempre più un’azienda caratterizzata dall’alta managerialità dei suoi leader e dalla forte digitalizzazione dei processi: l’idea di trasformazione attraversa i molteplici ambiti della vita aziendale così come la rilettura degli spazi lavorativi in un’ottica più “smart” e moderna, idonei a favorire il lavoro in gruppo e la collaborazione.

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