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Covid, Bergamo in prima linea per il plasma iperimmune, ma servono ancora volontari

Sono state più di 2000 le persone che hanno risposto alla prima call per la donazione di plasma iperimmune. Questi potenziali donatori sono poi stati convocati in ospedale per la procedura di plasmaferesi, ad oggi è stato possibile raccogliere quasi 600 sacche di plasma iperimmune.

A seguito della prima grave ondata dell’epidemia da Covid 19, che ha travolto il Nord Italia e in particolare la provincia di Bergamo, il Centro Trasfusionale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII si è prontamente mosso per attivare e promuovere la donazione di plasma iperimmune, cioè il plasma di pazienti convalescenti da Covid-19 (numerosi, purtroppo e per fortuna, nella provincia di Bergamo), quindi ricco di anticorpi.

Il plasma iperimmune è una preziosissima arma, di cui ovviamente non disponevamo durante la prima ondata, di fondamentale importanza in attesa di un vaccino.

“Si pensa erroneamente – dichiara Anna Falanga, direttore del Dipartimento di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Bergamoche il plasma iperimmune sia un prodotto a basso costo. Ma, per arrivare ad un prodotto finale sicuro al 100% sono necessari numerosi passaggi di lavorazione e di validazione, inclusi esami di laboratorio, dietro ai quali vi è una lunga catena di lavoro”.

La generosità di Bergamo e dei bergamaschi anche in questa occasione non si è fatta attendere. Sono state infatti più di 2000 le persone che hanno risposto alla prima call per la donazione di plasma iperimmune. A seguito di un primo impegnativo lavoro di pre-screening da parte dei medici sono stati individuati come idonei 300 candidati. Questi potenziali donatori sono poi stati convocati in ospedale per la procedura di plasmaferesi, per la quale sono stati impiegati medici, infermieri e personale amministrativo. Infine, a seguito di un minuzioso lavoro di validazione da parte di tecnici di laboratorio e biologi, ad oggi è stato possibile raccogliere quasi 600 sacche di plasma iperimmune.

Anna Falanga

“Abbiamo lavorato tutta l’estate – prosegue Anna Falanga -. Abbiamo una buona scorta, ma già da settembre abbiamo cominciato a utilizzarlo con più alta frequenza. Non solo per Bergamo e provincia, ma anche oltre, perché la struttura regionale di coordinamento per le attività trasfusionali è interpellata anche da altre regioni, e dunque le nostre donazioni sono arrivate in tutta Italia”.

Ora, con l’emergenza che si fa di giorno in giorno più critica, con l’afflusso continuo di pazienti con l’afflusso continuo di pazienti, “abbiamo cominciato a richiamare i donatori, e stiamo anche diffondendo ulteriormente l’indirizzo mail a cui si può rivolgere chi ha avuto la malattia ed è guarito sviluppando anticorpi”, aggiunge la specialista, ricordando la casella plasmaiperimmune.bg@gmail.com.

“La scorta va incrementata, quindi chi è guarito si faccia avanti – conclude Anna Falanga -. Un ringraziamento doveroso va a Fondazione Artet onlus e al suo prezioso sostegno per il progetto di ricerca “Immuno-Covid19 – Plasma iperimmune per il trattamento dell’infezione da Covid-19”. Lo studio Immuno-Covid19 si poggia sì su una struttura già esistente, come la Divisione di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ma occorrono diverse ulteriori risorse da poter impiegare in tale progetto. E in questo Fondazione Artet Onlus ci ha dato un importante aiuto, supportando questo studio”.

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