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Gusmini: “Tancredi, il ragazzo di Caravaggio che insegnò a fare la banca”

Gusmini: "L’ultima lezione tenuta in Bocconi è stata un’esaltazione del progetto europeo, compito e monito che ha inteso lasciare alle nuove generazioni".

“Un maestro dell’economia delle aziende di credito. Le sue conoscenze erano vastissime; fu Tancredi Bianchi che negli anni 1960 consentì il passaggio dalla tecnica bancaria all’economia delle aziende di credito”.

È il primo commento di Alfredo Gusmini, già direttore BPU, condirettore Generale Banca Popolare di Bergamo e Consigliere di gestione e poi di sorveglianza di Ubi Banca, sulla figura di Tancredi Bianchi, docente della Bocconi e presidente di Abi, scomparso sabato 28 novembre all’età di 92 anni.

“Un grande professore, un’europeista convinto – prosegue Gusmini -. L’ultima lezione tenuta in Bocconi è stata un’esaltazione del progetto europeo, compito e monito che ha inteso lasciare alle nuove generazioni. Un grande accademico capace di svolgere egregiamente anche ruoli applicativi e operativi, come la presidenza ABI, il ruolo decisivo che ricoprì nel Credito bergamasco e tanti altri. In lui convivevano efficacemente teoria e pratica. Un accademico immerso nella realtà. Come il suo grande amico Luigi Guatri, economista, aziendalista, accademico e professionista”.

I RAGAZZI DI CARAVAGGIO

Tancredi Bianchi, Giuseppe Antonio Banfidirettore della Banca Popolare di Bergamo dal 1979 al 1992, l’epoca di grande sviluppo della Banca – , Luigi Guatriche divenne Rettore della Bocconi – , erano tutti “ragazzi di Caravaggio” – rammente Gusmini -. Durante la guerra, tutti e tre frequentavano il corso di ragioneria a Treviglio, nell’istituto tecnico che ospitava gli sfollati professori delle università di Milano: persone straordinarie si occuparono della formazione di questi giovani, che ripagarono ampiamente. Un aneddoto. Insieme nel Comitato esecutivo dell’ABI, Giuseppe Antonio Banfi e Tancredi Bianchi quando volevano scambiarsi qualche battuta riservata, lo facevano in dialetto caravaggino, lasciando gli altri interlocutori nella più totale incomprensione. Se ne va una persona eccezionale, che ha dato un contributo straordinario all’economia e alla cultura”.

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