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Atalanta, un altro stop da stress. E in casa non vince da due mesi fotogallery

Mal comune: dal Liverpool al Real Madrid alla Juve le big di Champions steccano tutte. Assenze pesanti (e ora rischia Gollini)

Il calcio a volte è tanto bello quanto strano, sicuramente questa stagione regala emozioni e delusioni come nessun’altra. Non c’è nulla di scontato, ammesso che nemmeno il Napoli di Maradona riusciva a vincere sempre, solo perché poteva schierare il giocatore migliore del mondo. Soprattutto (veniamo al dunque) il pedaggio Champions pesa, per tutti.

E così l’Atalanta stellare che detta legge sul campo della squadra più forte del mondo si fa mettere sotto tre giorni dopo dalla sua… sorella minore, viste le affinità con questo Verona, a cominciare dagli allenatori. Stesso punteggio, ma ribaltato.

È il calcio, bellezza. O amarezza, si dovrebbe dire. E non sarà motivo di consolazione, però il sabato degli anticipi è un disastro per le squadre che si erano esaltate in Champions: il Real Madrid perde in casa così come il Borussia Dortmund, il Liverpool strappa un pareggio quando normalmente avrebbe segnato quattro o cinque gol, la Juventus non va oltre il pareggio a Benevento. Contro tendenza l’Inter, che era andata male in Champions e ne segna tre al Sassuolo.

Gli eroi di Anfield (torniamo all’Atalanta) sono stanchi? Un po’ sì, ma vale anche per tutte le altre big finite ko o deludenti. Ed è stanchezza di testa che si somma poi a quella di gambe: quando nella Coppa dalle grandi orecchie tutto ti riesce benissimo e invece in Italia trovi chi ti conosce benissimo e ti chiude tutti gli spazi e tu non sei lucidissimo, allora finisci per incartarti.

Poi ci sta il portiere del Verona paratutto, contano e non poco le assenze, perchè si vede benissimo quanto vale Gosens quando non c’è, perché tanti si chiedono se sia giusto insistere su Ilicic e però poche ore prima della partita deve fermarsi Miranchuk, mentre già era indisponibile un altro possibile cecchino, Malinovskyi. Out come Pasalic. Poi gli avversari sanno dove colpire anche per il trattamento scientifico riservato al Papu, che al 1′ si prende un calcione nelle caviglie, una specie di avvertimento. Ceccherini verrà ammonito solo più tardi e Juric poi lo toglierà.

Non è solo questo che sposta la bilancia: il Verona è squadra e avrebbe meritato molto di più anche contro il Sassuolo. E, come si temeva, si conferma avversario tanto fastidioso quanto difficile da superare, per un’Atalanta che qualcosa deve sempre concedere non potendo essere ogni volta al massimo.

Ma per circa un’ora i nerazzurri giocano bene e si penserebbe che il gol debba arrivare da un momento all’altro. Guardate i tiri, 15 (ma 9 fuori) contro 7, le occasioni da gol 10 contro 4, ma anche i tiri in porta (6 a 3). Tutti numeri dalla parte dell’Atalanta. Però vincono gli altri, i tre Tenori Gomez, Ilicic e Zapata non fanno gol e dalla panchina non arriva l’aiuto sperato, come altre volte, perché Muriel ci prova ma sbaglia, Lammers finisce imbottigliato tra le maglie gialloblù.

Che dire? Si sapeva che il Verona sarebbe stato l’avversario più complicato e già la sfida con lo Spezia aveva lanciato segnali di qualche difficoltà. Torneranno anche le vittorie in casa, che mancano da due mesi. Bisogna tenere duro: tra martedì e il 9 dicembre, quando si giocherà il match ball contro l’Ajax, l’Atalanta dovrà per forza dedicare gran parte delle energie alla Champions. Non è un sacrificio, ma un’opportunità da cogliere.

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