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Settimana del diabete, in Italia ne muore una persona ogni 20 minuti

Diabete Italia Onlus: "Forse è il momento di realizzare e investire nella salute delle persone"

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La pandemia da Covid-19 non deve fare dimenticare l’esistenza di malattie croniche come il diabete il cui impatto sulla salute del paziente e sul piano sociale è devastante.

I riflettori su questa patologia erano puntati il 14 novembre in occasione della Giornata Mondiale del diabete, ma ogni giorno è il momento giusto ricordare che in Italia 1 persona con diabete su 3 non sa di averlo.

Che la retinopatia, la nefropatia e il rischio di infarto e ictus sono le principali complicanze croniche associate a questa malattia.

Che in Italia ogni 20 minuti una persona muore a causa del diabete anche se il diabete spesso non è menzionato nella sua scheda di morte.

Che compatibilmente con la situazione contingente, è importante che il paziente diabetico continui a controllare la glicemia, continui ad aderire alla terapia e a fare attività fisica e a perseguire le norme alimentari.

Che è fondamentale affrontare il diabete rivolgendosi ad un team multidisciplinare completo che risponda alle richieste di cura di una popolazione ammalata di diabete che ha raggiunto numeri impressionanti, 4 milioni di persone.

“Abbiamo scritto l’impossibile ma realizzato poco. Occorre ora trasformare tutto in operatività”. Questo il monito condiviso da tutto il panel presente per celebrare la Giornata Mondiale del diabete 2020.

Un piano efficace e pieno di contenuti concreti è stato strutturato già nel 2012: era il “Piano Nazionale sulla malattia diabetica” costruito sulle indicazioni della commissione Nazionale diabete. Il compito delle regioni era quello di recepirlo traducendolo in documenti regionali ma soprattutto di applicarlo.

Ma questa fase realizzativa che dura da 8 anni, non è ancora arrivata a conclusione nella maggior parte delle regioni, in alcune probabilmente parzialmente iniziata.

Forse è ora di smettere di deliberare, scrivere progetti/piani/recepimenti che sembrano quasi diventare un alibi per dire “ho fatto”. Forse è il momento di realizzare e investire nella salute delle persone malate di diabete, lavoriamo tutti insieme su questo.

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