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“Riapertura impianti sci? Non necessaria, in montagna si va anche per altro”

Il coordinamento informale delle associazioni ambientaliste: "Meglio focalizzare le risorse sugli ambiti più innovativi e più in linea con i trend attuali"

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Orobievive, coordinamento informale delle associazioni ambientaliste della provincia di Bergamo, interviene su uno dei temi che in questi giorni tocca da vicino anche la nostra zona, ossia quello della riapertura degli impianti sciistici.

Spettabile redazione,

Leggiamo delle richieste dei gestori degli impianti sciistici che chiedono di poter aprire, sostenendo che senza la riapertura la montagna soffrirebbe.

Crediamo tuttavia che la riapertura degli impianti sia tutt’altro che necessaria: quest’estate la montagna ha visto un’ottima stagione, come non ne vedeva da tempo e, ovviamente, non certo per merito degli impianti sciistici.

Dunque le persone vanno in montagna anche senza impianti, a fare altro che non sia lo sci di discesa.

Crediamo che voler eguagliare montagna e sci sia a dir poco arrogante: da tempo si vede come i nuovi trend siano bob, ciaspole, escursionismo, wellness, agriturismo, B&B, ristorazione di alta qualità, mentre lo sci da discesa è da anni in continua riduzione.

Nessuno di questi dipende dalla pratica dello sci di discesa. Ricordiamo anche come all’inizio della pandemia vi sia stata molta preoccupazione per gli assembramenti che si erano creati nelle stazioni sciistiche e come le foto circolate sui social e gli articoli apparsi su questo giornale abbiano mostrato i rischi che si erano creati presso gli impianti, nonostante le raccomandazioni di distanziamento fossero già state emesse. Questo ci porta a guardare con grande cautela l’ipotesi di riaperture degli impianti.

Pensiamo poi che la richiesta di ristori non sia condivisibile: nella maggior parte dei casi e degli anni, questi impianti hanno operato in perdita, e già in passato hanno avuto bisogno di supporto pubblico.

Riteniamo che tenere in vita artificialmente attività che sono in perdita strutturale e non più coerenti con l’andamento climatico degli ultimi anni sia controproducente, e che si debba invece facilitare la transizione verso attività ambientalmente più compatibili, a maggior valore aggiunto e con migliori prospettive occupazionali.

Crediamo, quindi, che si debbano focalizzare le risorse sugli ambiti più innovativi e più in linea con i trend attuali, piuttosto che basare la ripartizione delle risorse sulla maggiore o minore capacità di fare lobby.

Le risorse, sia quelle naturali che quelle economiche, non sono infinite e più debito faremo, senza che questo possa offrire ritorni futuri, più lasceremo un fardello oneroso ai giovani e alle prossime generazioni.

Firmato Danilo Donadoni, Orobievive”.

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Commenti

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  1. Scritto da Francesco Giuseppe

    Ottima risposta Sig. Greykid. Solo chi crede di essere il depositario di ogni diritto e che i doveri siano per gli altri, ragiona come queste associazioni. Ma quanti sono gli iscritti, quanti lavorano e vivono in e per le montagne? Gente che parla di tutela dei monti, ma fa scappare gli abitanti. Talebani contro i lavoratori delle montagne e del turismo

  2. Scritto da Greykid

    Mi stupisco che diate l’onore dell’articolo di apertura della vostra pagina on-line a un ‘opinione del tutto personale e di assoluta minoranza, spacciata come se fosse l’idea di tutti. Io non sono affatto d’accordo con la supponenza massimalista e snobistica del sig. Donadoni. Vorrei solo fargli notare che d’estate fa caldo, e molta gente è andata in montagna quest’anno solo per cause di forza maggiore. Con il freddo dell’inverno (e le giornate corte) la “fruizione alternativa” della montagna risulta di sicuro un fenomeno di “nicchia”. Vorrei sapere che cosa ne pensano a Colere o a Bratto o a Branzi della “verità filosofica” del sig. Donadoni coloro che a fatica cercano di vivere la montagna ogni giorno, con i pochissimi mezzi che gli sono rimasti. Chiudiamo tutti gli impianti sciistici che tanto non servono a nulla?? Poi ci lamentiamo dello spopolamento dei monti?