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Seconda ondata Covid: 20.000 i bergamaschi scivolati al livello di povertà assoluta

Mario Gatti: "Le famiglie sono scivolate verso la povertà estrema a causa della mancanza di lavoro, e a essere colpite sono soprattutto le famiglie mono genitoriali, e quindi le donne: l’80% di chi richiede aiuto è donna tra i 22 e gli 85 anni"

Secondo il Rapporto Censis-Tendercapital, 5 milioni di italiani hanno difficoltà a mettere in tavola un pasto decente. Il 60%, inoltre, ritiene che la perdita del lavoro, o del reddito, sia un evento possibile che lo può riguardare nel prossimo anno. Il tasso di occupazione delle donne cala quasi del doppio rispetto a quello degli uomini.

Il nuovo lockdown sta evidenziando anche nel nostro territorio i problemi alimentari di molte famiglie, colpendo in particolare quelle che già vivevano in condizioni di precarietà economica.

Dall’inizio della pandemia, interi nuclei familiari sono scivolati in situazioni di indigenza inedite, che in molti casi hanno comportato problemi legati alla quantità e alla qualità del cibo assunto.

L’aumento delle richieste di aiuto ha visto i Comuni bergamaschi impegnarsi in un grande sforzo per far fronte allo stato di bisogno, dando assistenza tramite i buoni alimentari.

In coincidenza con il Dpcm del 18 ottobre, anche in provincia di Bergamo hanno ripreso a salire le richieste di aiuto che arrivano nei centri che Caritas ha attivato per intervenire sulla crisi scatenata dalla diffusione del virus: oltre 2.000 le famiglie che utilizzano i centri provinciali.

Da proiezioni dell’osservatorio Cisl di Bergamo si possono stimare in circa 20.000 le persone scivolate al livello di povertà assoluta: si tratta perlopiù di lavoratori precari che non hanno visto riconfermare il contratto scaduto nel periodo più aspro della pandemia.

Rispetto al 2019, si assisterebbe dunque a un raddoppio dei nuclei chi si trovano in tale condizione. Un dato impressionante che rappresenterebbe l’ennesimo record negativo registrato in questo periodo.

“In tanti casi si è riscontrata la marginalità della povertà alimentare nelle politiche sociali territoriali – dice Mario Gatti, segretario provinciale CISL-, che continua a venire vista più come un sintomo che una conseguenza della povertà, senza riconoscere il diritto umano ad un cibo adeguato. Le famiglie sono scivolate verso la povertà estrema a causa della mancanza di lavoro, e a essere colpite sono soprattutto le famiglie mono genitoriali, e quindi le donne: l’80% di chi richiede aiuto è donna tra i 22 e gli 85 anni, e ben il 91% delle donne in età da lavoro tra le famiglie considerate è disoccupata”.

Per il territorio bergamasco testimoniano la crescita della povertà i dati di accesso per la richiesta dell’attestazione ISEE presso i CAF per i nuclei familiari sotto i 10.000 euro, dove il raffronto tra i primi 8 mesi del 2019 segnava un aumento del 10% delle pratiche elaborate e portate a buon fine. Quasi la metà di queste pratiche riguardava cittadini con fascia di reddito inferiore ai 9360 €, quindi in piena “zona povertà”.

“Il prossimo futuro, in assenza di un’azione preventiva, ci può dare un’ampia dimensione di crescita della povertà e conseguente emergenza alimentare, e l’incremento delle diseguaglianze, con la difficoltà delle organizzazioni di affrontare una domanda di aiuto in continua crescita. È necessario dotarci di un quadro di interventi centrati sul cibo come diritto umano fondamentale, nel contrasto alla povertà alimentare. È necessario fare pressione sulle istituzioni perché elaborino efficaci strategie di contrasto alla povertà con risorse adeguate, magari con un Fondo di solidarietà alimentare adeguato alla situazione attuale da inserire già dalla prossima Legge di Bilancio. In parallelo, le istituzioni devono dare reale attuazione a coerenti politiche per il lavoro, con strutture, professionalità e reti di supporti per la ricerca e l’accompagnamento al lavoro dei molti che già vediamo in affanno rispetto alla tenuta occupazionale. Sul piano delle politiche contrattuali territoriali e aziendali – conclude Gatti – per la CISL è ormai indispensabile creare fondi dedicati alla solidarietà tra i lavoratori per finanziare azioni di aiuto nei confronti dei più fragili, che siano legati ai bisogni familiari e a coloro che si troveranno coinvolti in processi di riorganizzazione aziendale ”.

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