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In partenza per l’Erasmus durante il Covid: l’esperienza di Riccardo in Francia

Riccardo è un giovane studente bergamasco che, nonostante la pandemia in corso, non ha rinunciato all'opportunità Erasmus. Al momento si trova a Rennes, in Francia, dove resterà fino al 5 febbraio 2021

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Per quanto beneficiare del progetto accademico Erasmus sia sempre più comune tra i giovani, la scelta di partire non è mai semplice da compiere. Vivere all’estero per un periodo che può variare dai tre mesi fino all’anno intero è senza dubbio una preziosa opportunità offerta agli studenti universitari ma, al contempo, implica non poche (e inevitabili) difficoltà: lontananza, assenza di un supporto familiare, maggiore o minore capacità di adattamento e via dicendo. Bisogna dotarsi di un certo coraggio, di un pizzico di spirito di avventura e, soprattutto, di un forte desiderio di immersione linguistica e culturale in un luogo differente da quello d’origine.

Certamente la decisione diventa ancor più complicata se, al momento della partenza, è in corso una pandemia mondiale. È proprio questo il caso di Riccardo Cortesi, ventiquattrenne residente a Redona, attualmente frequentante il secondo anno del corso di laurea specialistica “Environmental and Food Economics” all’Università degli Studi di Milano. Riccardo è partito per l’Erasmus il 29 agosto 2020 e si trova a Rennes dove resterà fino al 5 febbraio 2021. Nel capoluogo della splendida Bretagna, sta studiando “Génie de l’Environnment” all’Agrocampus Ouest.

Tuttavia la sua avventura, in questo preciso momento storico, è dettata dall’azione del Covid-19 e dalle restrizioni in vigore in territorio francese. Un momento strano, incerto e complicato che non ha però spento il desiderio di partire del giovane bergamasco, cosciente di avere approfittato di una chance importante a livello formativo e personale.

Riccardo, perché ha scelto Rennes come destinazione per la sua esperienza Erasmus?

La scelta della città di Rennes è stata del tutto casuale poiché era l’unica meta francese presente all’interno della lista delle destinazioni Erasmus offerte dal mio Ateneo. Il mio desiderio più grande era quello di visitare la Francia e mi sarei adeguato a prescindere, qualunque fosse stata la città. Sorprendentemente Rennes e la regione Bretagna si sono rivelate una scoperta molto positiva.

riccardo cortesi

Per quale motivo ha deciso di partire proprio in questo momento?

La scelta è stata difficile, ma mi entusiasmava l’idea di poter vivere comunque l’esperienza Erasmus nonostante la situazione Covid. Ho pensato: ‘Questo è un treno che passa solo una volta nella vita. O lo prendo, o lo perdo’. L’elemento decisivo che mi ha convinto nonostante la pandemia galoppante, è stato il forte desiderio di conoscere la Francia e la cultura transalpina da vicino.

Entriamo nel merito della questione Covid-19. Vivendo tutti i giorni la situazione oltralpe, ci potrebbe spiegare quali sono le condizioni attuali in cui versa il Paese?

Sì, certamente. La situazione epidemiologica in Francia è molto delicata e complessa al contempo. Attualmente la Francia si trova in una situazione di “confinement national”, entrato in vigore dal 30 ottobre fino all’1 dicembre. Mi tengo molto informato sulla questione Covid, monitorando il sito del sistema sanitario francese “Santé Publique” che ogni giorno alle 14.00 pubblica informazioni e aggiorna i dati. Da sabato 21 novembre si può osservare una generale tendenza di diminuzione dei contagi rispetto alle settimane precedenti, anche se la pressione negli ospedali e soprattutto nelle terapie intensive, rimane molto alta. Vorrei precisare che ciascuna regione francese possiede un quadro epidemiologico particolare. Le regioni attualmente più colpite sono tre: Auvergne Rhône-Alpes, Les Hauts France e l’Ile-de-France. Le misure sanitarie messe in atto dal governo per contrastare l’epidemia si possono sintetizzare nella formula: “tester, alerter, proteger”. Con l’annuncio del nuovo confinamento è stata anche lanciata l’app “tous anticovid” che serve al cittadino per produrre l’autocertificazione e per sapere se si è entrati in contatto con persone positive. È sostanzialmente come l’app “Immuni” in Italia. Personalmente ho dovuto fare un tampone due settimane fa e non ho riscontrato alcun problema nella prenotazione del servizio. Anzi, l’esito mi è stato comunicato rapidamente: ho prenotato mercoledì sera il tampone, l’ho effettuato giovedì mattina e il risultato è arrivato sabato.

Come viene percepita la pandemia a Rennes e in Francia in generale? E lei, invece, come la vivendo?

Premetto che la mia intenzione non è quella di giudicare, ma semplicemente di riportare quello che ho visto e vissuto in quanto studente Erasmus. Credo che il Covid sia percepito in maniera differente in Francia rispetto all’Italia. Inizialmente in territorio francese, non avendo avuto lo stesso numero di morti che abbiamo avuto noi, le norme sanitarie sono state prese un po’ sottogamba. Quando sono arrivato in Francia il 29 agosto, ho visto persone circolare tranquillamente per il centro cittadino senza mascherina, quando nei luoghi pubblici l’obbligo già vigeva. C’è anche da dire che in Francia la libertà personale è tutelatissima e i controlli da parte delle forze dell’ordine nella verifica del rispetto delle norme, non sono stati impeccabili. È stata conferita molta libertà e responsabilità ai singoli cittadini, al contrario di quanto è accaduto in Italia durante il primo lockdown. Per quanto mi riguarda, ho la fortuna di vivere in un campus universitario immerso nel verde, con molti spazi all’aperto. Ciò mi permette di fare attività fisica e di vedere gli animali, come le pecore, che qua e là si incrociano per il campus, senza bisogno di autocertificazione. Inoltre, all’interno dell’edificio dove sto risiedendo, ci sono altri studenti stranieri che, come me, stanno vivendo il periodo di quarantena. A tal proposito cerchiamo di condividere sempre i momenti del pranzo e della cena per sentirci meno soli. Le mie giornate sono comunque piene di progetti, di lavori di gruppo, di presentazioni e di esami da preparare. Insomma, non mi annoio quasi mai.

Crede che il Covid-19 stia influendo in modo significativo sulla sua esperienza all’estero? Se sì, in che modo?

Sì, senza dubbio è influente. Confinamento e restrizioni incidono molto sulla psiche e in generale sull’esperienza Erasmus che sto vivendo. Tuttavia mi considero fortunato poiché il periodo di confinamento è iniziato di fatto solo il 30 ottobre; di conseguenza, fino a quella data, ho potuto condurre una vita piuttosto “normale”. Da quando sono arrivato in Francia, prima del lockdown, le lezioni sono sempre state in presenza nel rispetto delle norme di distanziamento sociale, salvo rare eccezioni.

Vorrebbe dare qualche consiglio ai nostri giovani lettori (ed eventuali futuri studenti Erasmus) che stanno leggendo la sua intervista? Li incoraggerebbe a partire?

Ragazzi, se ne avete la possibilità… partite, partite, partite! L’Erasmus è un’esperienza unica nel suo genere che plasma e che cambia davvero la vita. Per me lo è stato e lo è tuttora. Non è facile partire, ne sono consapevole, ma lo consiglio vivamente a tutti i giovani dotati di un pizzico di curiosità e spirito di intraprendenza che stanno leggendo questa intervista. I primi tempi saranno duri, inutile negarlo. Occorre arrangiarsi poiché non ci si trova più all’interno della cosiddetta “comfort zone” a cui si è abituati, circondati da amici e famiglia. Nonostante ciò, è comunque un’esperienza che vale davvero la pena vivere. Sicuramente ne tornerete cambiati, vedrete il mondo con occhi nuovi, con la consapevolezza di aver compiuto una bellissima e grande avventura.

Ultima curiosità. Ci racconta i suoi progetti per il futuro ?

Mah, di sogni nel cassetto ne ho tanti: sicuramente il mio primo obiettivo è quello di laurearmi in corso entro il 2021, in modo tale da poter subito cercare lavoro. In particolare mi piacerebbe (e per questo prediligerò la Francia) trovare un’occupazione all’estero in modo da poter fare un’esperienza lavorativa internazionale. Questo è ciò a cui aspiro di più. Non so cosa mi riserverà il futuro, se effettivamente resterò all’estero a vivere e a lavorare, o se invece resterò in Italia. Tuttavia, di una cosa sono certo: l’Erasmus mi ha fatto capire che, oltre all’Italia, ho anche un altro luogo che posso “sentire mio” e che considero come “casa”. Questo posto è la Bretagna.

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