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Atalanta, sei grande grande grande: mago Gasp e prof Ilicic. E una SuperDea fotogallery

I nerazzurri conquistano Anfield: Gasperini, scelte decisive. Ma nella prima sfida non c'erano Romero, Gosens, de Roon, Ilicic

A Liverpool, nella città dei Beatles, Gasperini si ispira a Mina: ci voleva una AtalantaGrande grande grande” per riuscire a conquistare Anfield, ci voleva un mister convinto a insistere sul suo Professore Ilicic che infatti canta “Rinascerò“, come piacerebbe a Roby Facchinetti.

Alla fine del primo tempo Josip chiede la maglia a Salah, suo compagno di squadra nella Fiorentina cinque anni fa. Poi succede che il gol lo fa Ilicic e la maglia dovrebbe chiedergliela Salah, al numero 72 che torna al gol con l’Atalanta dopo il poker-show di Valencia. Sarà l’aria della Champions…

L’altra firma è di Gosens, che da tifoso dello Schalke regala un dispiacere all’ex maestro del Borussia Dortmund, Klopp. Un derby tra tedeschi, ma quanto è mancato Robin all’Atalanta travolta a Bergamo dai Reds? Lui, Romero, de Roon, lo stesso Ilicic: nessuno di loro era in campo. E allora se volete parlate pure degli assenti del Liverpool ad Anfield, eppure anche quando è entrata la cavalleria, i vari Firmino, Diogo Jota, hanno tirato in porta ancora i nerazzurri. Gollini non disoccupato, ma molto attento a bloccare tutti i cross. Niente di più.

Naturalmente, nel giorno del ricordo del più grande, Diego Maradona, ci teniamo stretto il numero 10 nerazzurro con la fascia di capitano, che prima si sacrifica e gioca pochi secondi con la Nazionale che fu di Diego, poi torna e si riprende sulle spalle la sua Atalanta.

Il Papu tuttocampista tutto cuore e tutto orgoglio. Classe e tanta umiltà.
Quell’umiltà che aveva chiesto il presidente Percassi pochi giorni fa all’Atalanta store, poi mago Gasp ha onorato la duecentesima partita atalantina e anche la scelta nella hit parade degli allenatori, tra i migliori 5 del Globe Soccer. Nessuno si sarebbe aspettato un’Atalanta senza punte, che poi sono attaccanti anche Gomez e Ilicic, ma il Papu fa tutto meno il portiere…

Comunque, un’Atalanta sicuramente più coperta, più attenta, ma non solo cuore: tanta testa e tanta personalità per affrontare da subito la squadra più forte del mondo con coraggio, attaccando con tanti centrocampisti, anche con le discese ardite di Dijmsiti (altro baluardo), di Toloi. Protetta, dietro, da un Romero che non sbaglia un colpo, impeccabile.

È l’Atalanta che ha ritrovato i suoi esterni, che ha rimesso la sua cerniera/diga di centrocampo con i gemelli Freuler e De Roon e anche un Pessina che si è ben integrato: titolare a Liverpool e non sarà soltanto lì.

L’Atalanta fa la storia ad Anfield dove il coro dei tifosi per l’inno del Liverpool sarebbe stato da brividi. Un peccato non poter sentire in uno stadio meraviglioso anche il coro dei bergamaschi che al sorteggio sognavano di mettere piede in uno dei templi del calcio. Ma questa Atalanta, soprattutto questo allenatore, ci farà vivere altre serate memorabili di Champions: ci vuole anche una bella forza per dimenticare i cinque gol incassati tre settimane fa, ma con Gasperini sai che non puoi perdere l’intensità in una notte, sai che la Dea è la più europea delle italiane, gioca e si fa rispettare alla faccia di quel che disse una volta Andrea Agnelli.

Questione di feeling, con la Champions.

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