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Violenze tra le mura domestiche, 3 donne uccise e 450 denunce da inizio anno

In calo rispetto al 2019 le segnalazioni alle forze dell'ordine. Merito anche del supporto offerto alla vittime dalla rete di centri anti-violenza

Tre omicidi e 450 denunce da inizio anno per episodi di violenza tra le mura domestiche. I numeri raccolti dalla Prefettura di Bergamo in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, cristallizzano un fenomeno purtroppo ormai consolidato anche nella nostra provincia. Ma che, a differenza di altre località italiane, non è incrementato ma è anzi calato rispetto all’anno precedente, nonostante i due lockdown anti-Covid e la “reclusione” forzata in casa di molte coppie.

Le donne uccise nei primi undici mesi del 2019 erano state quattro. Quest’anno se ne contano tre: Viviana Caglioni, 34enne di Bergamo, Giovanna Gamba, 60enne di Dalmine, e Giampaola Previtali, 66enne di Bonate Sopra.

In calo anche le segnalazioni per maltrattamenti in famiglia, che un anno fa erano 604. Merito, anche, della rete di centri anti-violenza sul nostro territorio. L’assistenza alle vittime si traduce non solo in un supporto psicologico ma sempre più spesso anche sostanziale. Alle donne viene data la possibilità di lasciare l’abitazione che condividono con il loro “mostro” e di trovare alloggio in strutture protette, lontane da quell’incubo con cui magari hanno dovuto convivere per anni.

Nel 2020, finora, sono state 602 le donne che si sono rivolte alle cinque sedi operative della rete antiviolenza di Bergamo, Dalmine (300 solo in questi primi due), Seriate, Vigano San Martino e Terno d’Isola. Cifre, anche in questo caso, in linea con quelle del 2019, anche perché con il lockdown diventa più difficile anche alzare il telefono per raccontare i maltrattamenti subiti dalla persona con cui si divide lo stesso tetto.

Anche il numero delle segnalazioni di episodi di stalking sul territorio orobico è in discesa rispetto a quello dell’anno precedente, con 200 denunce (contro 256) ricevute dalle questure di Bergamo e Treviglio o dalla varie stazioni dei carabinieri della provincia.

Più che dimezzate le denunce per violenze sessuali, dai palpeggiamenti sui mezzi pubblici fino agli stupri in luoghi isolati, con 70 donne rispetto alle 150 che hanno trovato il coraggio di ribellarsi e denunciare il dramma vissuto sulla propria pelle.

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