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Covid, Marinoni: “Non ci sono cure antivirali, a casa si possono trattare i sintomi”

Il dottor Guido Marinoni, presidente dell'Ordine dei medici di Bergamo, spiega come comportarsi quando si avvertono i primi sintomi da Covid

“Al momento non ci sono cure antivirali, quindi a casa non si può fare alcuna terapia che elimini il virus: è possibile intervenire sui sintomi e sul decorso della malattia”. Così il dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo, spiega come comportarsi quando si avvertono i primi sintomi da Covid.

Il primo passo, naturalmente, è contattare il proprio medico di base che, dopo aver valutato la situazione, richiede o meno di effettuare il tampone per accertare l’eventuale positività. In questo caso si esaminano i rischi connessi ai contatti con altre persone e comincia il monitoraggio delle condizioni di salute del paziente. E quali trattamenti si possono attuare? Abbiamo chiesto informazioni al dottor Marinoni.

Quando una persona avverte dei sintomi cosa deve fare?

Prima di tutto bisogna chiarire che al momento non ci sono cure antivirali, quindi a casa non si può fare alcuna terapia che elimini il virus. Le cure intervengono sui sintomi e sul decorso della malattia: se si sentono le classiche avvisaglie simil-influenzali bisogna effettuare i classici trattamenti antifebbrili come la Tachipirina o assumere degli anti-infiammatori.

Il primo passo, naturalmente, è contattare il medico

Sicuramente. Il medico effettuerà la visita a distanza o di persona (se riesce a scafandrarsi) e, dopo aver valutato la situazione, il paziente viene messo in nota per il tampone. Sta circolando la retorica che facendo le cure a casa si eviti di essere ricoverati ma non è vero: bisogna stare a casa monitorati e recarsi in ospedale quando la sintomatologia si aggrava. Solo il medico può dire quando sia il momento di accedervi: si tratta di un’assoluta minoranza di casi ma vi devono andare per tempo altrimenti, se non si mettono in atto i trattamenti intensivi o subintensivi necessari, la malattia può prendere una piega estremamente grave e pericolosa per la vita. Un parametro molto importante per capire l’andamento della malattia è la saturimetria, quindi bisogna avere il saturimetro.

È uno strumento indispensabile?

È molto importante, soprattutto per monitorare i pazienti seguiti a casa. A supporto della medicina territoriale, adesso si può contare sulle piattaforme di telemonitoraggio, con cui i medici stanno seguendo diverse centinaia di persone e il saturimetro è uno strumento che rileva uno dei più importanti parametri considerati. Al paziente vengono forniti il saturimetro o la macchinetta della pressione ed eventuali altri apparecchi che possono essergli utili e con immissione manuale o direttamente via Bluetooth – inviano i dati a un centro servizi che ha un presidio attivo 7 giorni su 7 h12 con infermieri che controllano i parametri e avvisano il medico se si verificano anomalie. Al di là della piattaforma, comunque, ci si può provare la saturazione e riferire il dato al medico.

E come proseguono le cure a casa?

Sono cure sintomatiche che possono andare dalla Tachipirina o l’antinfiammatorio per ridurre la febbre e i sintomi fastidiosi però nei casi di immobilizzazione o in presenza di altri fattori di rischio cardiovascolari importanti può essere somministrata l’eparina a basso peso molecolare. Qualora sia necessario iniziare un’ossigenoterapia domiciliare – che non va confusa con la ventilazione della terapia intensiva o subintensiva – può essere importante ricorrere anche al cortisone che però non va somministrato ai primi sintomi.

Come mai?

Deprime un po’ il sistema immunitario e nel momento in cui c’è la diffusione del virus in qualche modo potrebbe favorirla. Si tratta di una terapia da effettuare quando si instaura una difficoltà respiratoria, il paziente inizia a desaturare e c’è il sospetto di una polmonite.

Queste cure incidono sui sintomi e non sul decorso del virus?

Tutte le cure incidono sui sintomi, anche la terapia intensiva e subintensiva. Fino a poco tempo fa si poteva ricorrere al Remdesivir come antivirale ma alcuni studi ne hanno messo in dubbio l’efficacia in questi casi. Probabilmente sono gli anticorpi monoclonali e l’immunoterapia a incidere sul virus: sono cure disponibili solo a livello ospedaliero e riguardano i pazienti ricoverati. A casa cure non sintomatiche non esistono: gli antibiotici non servono per il virus ma soltanto se si sospetta una sovrainfezione batterica ma è abbastanza improbabile che si verifichi.

Ci sono terapie che possono scongiurare l’eventuale peggioramento fino alla polmonite interstiziale?

No, il problema è diagnosticarla precocemente e se si manifesta con una certa entità procedere al ricovero. Il virus fa il suo decorso, poi non tutte le polmoniti hanno la stessa gravità: ci sono quelle lievi che possono essere curate a casa e quelle più impegnative, che comportano una maggior desaturazione di ossigeno e richiedono il ricovero. La terapia intensiva è sempre sintomatica: se per effetto della polmonite il sangue non riesce a essere ossigenato si effettua la ventilazione in attesa che il paziente guarisca da solo. La terapia intensiva non è antivirale: cura in modo importante, fondamentale e salvavita un sintomo che è la mancanza di ossigenazione del sangue per effetto della polmonite. Aiuta a superare la malattia e a far sì che non vi siano conseguenze gravi o addirittura la morte a causa del danno subito.

Cosa si può fare, quindi, per contrastare il virus?

Sta emergendo l’utilizzo degli anticorpi monoclonali. Inoltre ci sono terapie proposte anche nelle forme molto gravi per evitare la reazione iperinfiammatoria utilizzando il plasma iperimmune o le evoluzioni della terapia con il plasma.

Ma potrebbe arrivare un nuovo farmaco antivirale?

La ricerca è molto attiva, ci sono tanti studi in corso ma non c’è ancora.

Per concludere una curiosità: assumere vitamina D può aiutare a rafforzare il sistema immunitario?

Non ci sono prove che sia utile per il trattamento del Covid e che vi siano integratori efficaci in questo senso.

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