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Didattica, ambiente, trasporti: Andrea Paulicelli detta le priorità per la scuola

Ancora in piena pandemia ma con la voglia di intervenire su diversi fronti, è così che prende piede il lavoro del neo presidente della Consulta Studentesca Bergamasca

Il mondo della scuola sta affrontando forse uno dei periodi più difficili della propria storia. Se le bombe della guerra avevano soltanto in parte impedito agli studenti di accedere ai propri istituti, il Coronavirus ha costretto i ragazzi a crearsi una nuova routine fra le mura della propria stanza.

A nulla sono valsi i tentativi di rientrare sui banchi e vivere in sicurezza quei gesti che comunemente caratterizzano la carriera di un alunno, il Covid-19 ha avuto ancora la meglio costringendo migliaia di giovani a trascorrere ore davanti a uno schermo senza il supporto del proprio vicino di banco.

In questa fase complicata il ruolo svolto dalle nuove generazioni diventa così ancor più importante in quanto custodi di un futuro ancora da scrivere.

Per questo motivo è fondamentale lavorare sulla tutela dei diritti dei ragazzi, come dimostrato da Andrea Paulicelli, neo-presidente della Consulta Studentesca Bergamasca.

Frequentante il quarto anno del Liceo delle Scienze Umane “Paolina Secco Suardo”, il 17enne di Bergamo ha deciso di raccogliere il testimone lasciato da Giovanni Bettinelli nonostante le diverse questioni spinose emerse nei mesi scorsi.

Andrea Paulicelli, cosa l’ha spinta a candidarsi nonostante il momento complicato che sta vivendo la scuola?

Il ruolo della Consulta viene spesso ignorato, anche se particolarmente rivelante in quanto consente agli studenti di offrire il proprio contributo nell’amministrazione della scuola. Per questo motivo ho deciso di mettermi in gioco affinché quell’apporto sia percepito e si possa creare un dialogo con le istituzioni.

In compagnia della sua squadra, quali obiettivi vorreste raggiungere nel corso del suo mandato?

Affinché la voce dei ragazzi possa esser ascoltata, abbiamo deciso di puntare su interventi concreti che possano rimettere al centro la persona. Il lockdown ha messo a nudo diversi interrogativi riguardo allo stato psico-fisico delle persone, spingendoci a riflettere sui cambiamenti che stanno emergendo. Tutto ciò ci ha spinto a concentrarci su tematiche come la depressione o le malattie mentali, spesso affrontate in maniera molto fredda e sulle quali vorremmo proporre dei progetti.

Questione particolarmente sentito dalle nuove generazioni è quello della tutela dell’ambiente. Come intendete intervenire a livello scolastico ?

La nostra intenzione è quella di creare una scuola più ecologica e più pulita e per questo motivo abbiamo deciso di creare una commissione ad hoc che ha già riscosso particolare successo. Vorremmo quindi sviluppare delle collaborazioni con associazioni come Fridays For Future e Legambiente con cui abbiamo già intrapreso una serie di contatti affinché si possa trovare un approccio innovativo per far comprendere alla popolazione studentesca come la stessa in futuro sarà direttamente coinvolta dagli effetti di questo fenomeno. Non basta quindi soltanto la formazione, ma è necessario lavorare sulla modalità di approcciarsi con l’ambiente e sui problemi che affliggono la città. Per fare ciò bisogna far affidamento sulla politica intesa come ‘arte di governare’, non come logica di partito.

Nelle settimane la crescita dei contagi ha costretto le scuole italiane sono stati costretti nuovamente a servirsi della didattica a distanza. In futuro questa nuova frontiera dell’apprendimento potrebbe rivelarsi una valida alternativa all’insegnamento in presenza?

“a comparsa del Coronavirus ha fatto sì che finalmente la scuola italiana si svecchiasse, aggiornandosi dal punto di vista della dotazione tecnologica. Tenuto in considerazione quest’aspetto, la didattica a distanza non potrà e non dovrà mai sostituire quella in presenza in quanto la scuola rimane un luogo dove l’alunno si costruisce sia come persona che come cittadino attraverso una serie di relazioni interpersonali che non si possono sviluppare davanti a uno schermo.

In merito all’attuale modalità di insegnamento, qual è il giudizio offerto dagli studenti della nostra provincia?

Se si eccettua il vantaggio di non dover affrontare viaggi più o meno lunghi per presentarsi in classe in orario, l’esperienza della didattica a distanza finora è stata negativa, oltre che impegnativo e stressante sia per noi che per i professori. Negli scorsi mesi abbiamo avuto diverse interlocuzioni con gli istituti per rispettare il limite imposto alla lunghezza delle lezioni, evitando così di sforare nei pomeriggi.

A fronte dell’esperienza vissuta in primavera gli istituti orobici hanno saputo rispondere prontamente alla nuova situazione?

Già prima che la didattica a distanza fosse imposta dagli organi competenti, molti istituti si erano attrezzati con piattaforme utilizzate in precedenza. Ciò ci ha permesso di esser pronti nel momento in cui la situazione ci ha costretto a ricorrere a provvedimenti di questa portata, anche se non mancano i limiti come la connessione non ottimale.

A tal proposito studenti provenienti da alcune aree del nostro territorio hanno dovuto fare i conti nelle ultime settimane con questo annoso problema. Avete pensato ad alcune soluzioni da proporre affinché queste forme di disparità possano esser attenuate?

A differenza di altre aree d’Italia, la conformazione geografica della provincia di Bergamo favorisce l’acuirsi di questo divario. A causa del lockdown e dei conseguenti divieti di spostamento rende quasi impossibile pensare di metter a disposizione luoghi in grado di offrire una connessione stabile, tuttavia non smetteremo di lavorare su questo fronte in collaborazione con il Provveditorato.

In vista di un eventuale rientro sui banchi nei prossimi mesi, uno dei principali nodi da sciogliere è quello del trasporto pubblico. Quali sono le proposte che vorreste avanzare alle istituzioni?

Noi ci eravamo già mossi prima del lockdown, ma la burocrazia non ci ha permesso di trovare l’occasione di confrontarci con chi di dovere. Ciò non ci impedisce di proseguire su questa strada e di aiutare le istituzioni a migliorare l’utilizzo dei trasporti perché abbiamo trascorso ore con mascherine e banchi distanziati per ritrovarci poi a salire su autobus e treni affollati. Siamo a loro disposizione e ci auguriamo di trovare insieme a loro un’intesa che possa soddisfare tutti.

Guardando infine al futuro, qual è la tipologia di scuola che le piacerebbe vedere?

Mi auguro di poter vedere una scuola che sia in grado di insegnare a pensare. Siamo troppo spesso legati ai programmi e alle nozioni, sarebbe utile che il nostro sistema educativo si sgrezzi e favorisca le occasioni di scambio e confronto fra docenti e alunni affinché possano apprendere reciprocamente. La scuola deve quindi diventare un luogo di maturazione personale su cui investire per costruire il nostro domani, dove rispettare quei diritti apparentemente assodati e che questa situazione di disagio ci ha portato a chiedere a gran voce.

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