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Politica agricola UE: proroga dei piani di sviluppo rurale fino al 2022

La decisione di Bruxelles di prorogare la vigenza dell’attuale politica agricola fino al 2022 deve essere colta da imprese e istituzioni come un’occasione per sperimentare nuovi indirizzi strategici in vista della prossima Pac

“La decisione di Bruxelles di prorogare la vigenza dell’attuale politica agricola fino al 2022 deve essere colta da imprese e istituzioni come un’occasione per sperimentare nuovi indirizzi strategici in vista della nuova Pac”: cosí Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia, commenta il processo di riattivazione delle misure della politica agricola europea che avrebbero dovuto esaurirsi quest’anno e che invece sono state prorogate dal Consiglio UE per altri due anni, a causa di una serie di difficoltà nella chiusura delle negoziazioni sull’assetto legislativo complessivo della nuova Pac.

La proroga, come fa notare Confai, mantiene sostanzialmente invariato il quadro giuridico delle norme che regolano attualmente l’applicazione delle risorse europee in agricoltura. Tuttavia è importante sottolineare come il biennio 2021-2022 possa essere assimilato ad una sorta di transizione verso il nuovo regime di aiuti. “È necessario che le istituzioni mettano a frutto questa finestra temporale per razionalizzare le misure in corso, soprattutto in materia di sviluppo rurale – sottolinea Bolis -. Ci troviamo di fronte all’opportunità per il mondo agricolo di lasciarsi definitivamente alle spalle una mentalità assistenzialista che ha causato grandi danni al settore primario e pensare a come indirizzare le risorse verso i comparti veramente strategici, in un’ottica di competitività sui mercati globali”.

Uno dei temi sempre oggetto di preoccupazione è quello del cosiddetto rischio di disimpegno automatico dei fondi comunitari. “Spiegato in termini semplificati –chiarisce Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo– si tratta di un algoritmo usato dall’Unione Europea per individuare i paesi e le regioni che non spendono in termini rapidi i fondi comunitari. Le risorse non liquidate nei termini previsti, nel quadro di calcoli effettuati sulla base del triennio precedente al periodo considerato, vengono sottratti alle regioni che non li hanno spesi e ritornano automaticamente nelle casse di Bruxelles”.

A questo proposito, per Confai non può essere ulteriormente rimandata la decisione di includere le imprese agromeccaniche tra i beneficiari dei fondi UE per l’agricoltura. “Sebbene alcune regioni, come la Lombardia, abbiano dimostrato di essere più efficienti di altre nell’impegnare le risorse disponibili – conclude Cattaneo –, su alcune misure dedicate all’innovazione la scala degli investimenti necessari è talmente grande che i progetti della maggior parte delle PMI agricole sono di fatto insufficienti a dare al nostro settore lo slancio tecnologico di cui avrebbe bisogno per competere a livello internazionale”.

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