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“Natale senza sci? Nulla si improvvisa, servono risposte chiare e veloci”

Dal Monte Pora a Carona, le prime reazioni alle misure che il Governo intende adottare nel prossimo Dpcm

Sul Monte Pora sono andate in scena le prime prove di innevamento. A Carona hanno posizionato i cannoni sparaneve, dopo un lungo tira e molla per definire la gestione degli impianti. Com’è normale che sia, alle porte di dicembre si prepara la stagione invernale, nonostante la grande incertezza dovuta alla pandemia. Ma le ultime parole arrivate da Palazzo Chigi potrebbero togliere ogni dubbio. “Le vacanze sulla neve farebbero il paio con le vacanze spensierate e le serate in discoteca della scorsa estate”, ragion per cui “affrontare le festività natalizie senza cautele aggiuntive sarebbe da irresponsabili”. Tradotto, niente sci. Nemmeno nelle zone gialle.

Il timore è quello di rivedere scene già viste attorno alle piste: code e assembramenti senza il minimo rispetto del distanziamento sociale, come successe ai primi di marzo anche in Bergamasca, quando il contagio stava ormai galoppando. Più in generale, si teme che le feste di Natale possano favorire un’eventuale terza ondata del virus.

Sul tavolo c’è una bozza di protocollo sottoposta dall’Anef (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) all’attenzione di Governo e Comitato Tecnico Scientifico. Propone: niente sci in zona rossa e cabinovie e funivie al 50% della capienza in zona arancione. Con un dettaglio non indifferente da sistemare: nelle zone arancioni non ci si può spostare dal proprio Comune. Per permettere l’arrivo dei turisti, dunque, servirebbero delle modifiche alle norme sulla mobilità delle persone.

Le reazioni nelle valli bergamasche

“Novembre è il mese più delicato, quello in cui si concentrano la maggior parte dei costi per la messa in opera della stazione – fa presente Maurizio Seletti, amministratore delegato di Irta, la società che gestisce gli impianti  al Monte Pora -. Ecco perché avere informazioni certe in tempi stretti è di vitale importanza“. La tutela della salute rappresenta “l’assoluta priorità, non c’è dubbio. Come non c’è dubbio che l’impatto economico di un’eventuale chiusura avrebbe ricadute pesanti sull’indotto turistico di tutta la Valle Seriana”. Un problema che si ripropone ormai ciclicamente, ogni qual volta una categoria viene colpita dalle chiusure.

In piena stagione gli impianti offrono lavoro a circa 60 persone. “Il tema – aggiunge Seletti – è capire se ci sono gli estremi per recepire delle prescrizioni che ci mettano in condizione di vivere l’inverno in piena sicurezza”. Prescrizioni che al momento non esistono. “Per questo abbiamo iniziato a muoverci autonomamente. Abbiamo pensato all’installazione di casse automatiche per evitare assembramento, e ragionato sulle modalità di gestione dei flussi ai rifugi, individuando percorsi obbligatori per contingentare gli accessi e incrementando i servizi igienici all’esterno per evitare concentrazioni di persone. Speriamo arrivino al più presto indicazioni chiare”. In un senso o nell’altro.

Ezio Berera è invece responsabile marketing e comunicazione della Sviluppo Monte Poieto, società che gestisce gli impianti di Carona. “Siamo molto preoccupati – dice -. Domani (martedì 24 novembre, ndr) si terrà la Conferenza Stato-Regioni. Ci aspettiamo notizie entro metà settimana: se ci diranno di chiudere, chiuderemo”. Poco, ma sicuro. Gli impianti, di fatto, non girano dal 7 marzo: “I nostri operai sono disperati”.

Anche in Val Carisole i lavori in vista della stagione sono cominciati da un pezzo. “Stiamo investendo in collaudi e revisioni, oltre che nei lavori di manutenzione. Una spesa di circa cinquemila euro al giorno per farci trovare pronti. Giovedì, se la temperatura lo consentirà, inizieremo l’innevamento artificiale delle piste”.

I preparativi in alta Valle Brembana
Carona Ski

Carona Ski

Gli esercenti delle funivie sono al lavoro in tutto il nord Italia. “In Trentino vorrebbero aprire la stagione il 19 dicembre, noi il 26 dicembre, subito dopo Natale – prosegue Berera -. Solo a Foppolo e Carona, gli impianti procurano indotto per circa mille persone – riflette l’imprenditore, che gestisce anche il rifugio Monte Avaro a Cusio -. Restiamo chiusi in attesa di un’eventuale via libera. Non ci resta che aspettare il Dpcm”.

Sul tema, molto dibattuto in queste ore, è intervenuto anche Jonathan Lobati, presidente della Comunità Montana Valle Brembana. “Se la scelta sarà quello di tenere chiuso anche solo per le festività, mi aspetto risorse vere per impiantisti, scuole di sci, operatori turistici, attività commerciali e per tutti i dipendenti stagionali del mondo neve, perché queste persone hanno il diritto di sopravvivere non solo al virus, ma anche alla mazzata economica che ne consegue – ha scritto sul suo profilo Facebook -. Lo sci e gli sport invernali sono anche fonte di reddito per numerose famiglie, tante anche nella nostra valle. Serve una risposta chiara e veloce, perché la stagione sciistica va preparata e per prepararla servono tanti soldi”.

Lo scontro Governo-Regioni

La posizione del governo sembra chiara, ma di certezze ancora non ce ne sono viste le forti pressioni che arrivano dalle regioni del nord. Gli assessori di Lombardia, Provincia di Bolzano, Val d’Aosta e Piemonte (regioni attualmente in zona rossa), uniti a quelli di Friuli-Venezia Giulia (zona arancione), Veneto e Trento (gialla), hanno firmato una nota congiunta per chiedere di aprire la stagione invernale. Hanno anche approvato delle “linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali”. Tra le altre cose prevedono distanziamento, asporto anche in quota e accessi limitati alle piste.

La pensa diversamente Raffaele Erba, consigliere regionale M5S Lombardia: “Non c’è dubbio che le imprese che gestiscono gli impianti debbano ricevere dei sostegni economici”, ma “prima di poter sciare i lombardi chiedono una sanità che funzioni. La violenza della seconda ondata – conclude – ci dovrebbe imporre prudenza e buonsenso”.

In serata, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato a Otto e Mezzo su La 7, chiarendo ulteriormente quella che al momento è la posizione del Governo: “Si rischia di ripetere il ferragosto e non ce lo possiamo permettere: consentire tutte occasioni di socialità tipiche del periodo natalizio non è possibile. Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve – ha ribadito -. Anche per gli impianti da sci, il problema del protocollo è un conto ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla neve è incontrollabile. E con Merkel e Macron in Europa stiamo lavorando ad un protocollo comune europeo. Non è possibile consentire vacanze sulla neve, non possiamo permettercelo”.

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