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Lotta contro l’Hiv: la comunità Emmaus e i test rapidi

Parlare di Aids: non solo per prevenire, ma per combattere lo stigma, uno dei problemi maggiori

L’Associazione Comunità Emmaus nasce negli anni 70 come centro di accoglienza per tossico dipendenti. “Abbiamo festeggiato i quarant’anni nel 2016” ci racconta Paolo Meli, classe 1968, educatore.

Nel 1976 nasce l’associazione e, partendo dal tema della tossicodipendenza, viene creato uno spazio di accoglienza. La Comunità Emmaus è una delle prime nate a Bergamo ad affrontare il tema degli stupefacenti.

“Sono state poi sviluppate altre iniziative – continua Meli – per esempio negli anni 90 il tema dell’Aids è stato per noi centrale. A fine anni anni 80 nasce la prima casa alloggio, comunità di accoglienza per persone con Hiv-Aids; casa San Michele. Una decina di anni dopo nasce casa Rafael che è la seconda struttura dell’associazione. Tuttora queste due case alloggio accolgono persone con Hiv-Aids. Parallelamente sono stati anche sviluppati progetti che si occupano di prevenzione. Tutti i nostri lavori coinvolgono i giovani. Trattando l’Aids ci è venuto spontaneo anche occuparci anche di prevenzione – afferma – per questo andiamo nelle scuole, parliamo con i giovani, li informiamo e rispondiamo alle loro domande.”

Parlare di Aids non significa semplicemente prevenire, ma anche combattere lo stigma che era e rimane uno dei problemi maggiori. Soprattutto nei primi anni di diffusione, la persona affetta di Hiv veniva spesso emarginata e lasciata sola.

In qualche modo le case sono nate proprio per questa ragione: dare un sostegno a chi era lasciato da solo.

“Dal punto di vista epidemiologico, restando in Italia anche se il quadro mondiale è molto simile, la gran parte delle infezioni si verifica per via sessuale (circa l’85%), quindi questa è la causa principale della malattia. La fascia di età più colpita negli ultimi anni è quella attorno ai ventinove\trentacinque anni. Tenendo anche conto che in Italia, ma non solo qui, c’è un problema di fondo che riguarda il ritardo nella diagnosi che è in media di 5 anni, se l’età di diagnosi è attorno ai ventinove\trent’anni, il contagio avviene qualche anno prima.”. Paolo Meli aggiunge inoltre che un po’ tutte le fasce di età sono comunque coinvolte, ma soprattutto quelle giovanili. Questa è la realtà dell’Aids oggi. È vero che ci sono stati momenti nel passato (anni 80-90) in cui la gran parte dei contagiati in Italia, a Bergamo in particolare, erano legate allo scambio di siringhe tra tossico dipendenti.

Da cosa è determinato il ritardo nella diagnosi?

Molto spesso le persone non fanno il test, nemmeno se hanno avuto rapporti a rischio.

Perché non lo fanno?

Le persone che non fanno il test pensano di essere negative o non si rendono conto, non dandovi peso, di aver avuto rapporti a rischio. Magari queste persone si accorgono dopo due, cinque, sette anni di aver contratto il virus e nel tempo possono anche ammalarsi e aver contagiato altre persone in modo inconsapevole. L’HIV si può curare ma è necessario farlo in tempo. Uno dei problemi più gravi è che se non si sa di essere infetti si può contagiare altra gente. L’Hiv non guarda in faccia nessuno, ma l’unico modo per sapere se ce l’abbiamo è fare il test.

aids comunità emmaus

Dove si può fare il test?

Il test può essere fatto in maniera anonima e rapida poiché in quindici minuti si può avere il risultato. Si tratta di un test gratuito attuabile presso il check point di Bergamo Fast-track City in via Moroni, 93. L’iniziativa è partita a giugno 2020. È un luogo che è stato messo a disposizione dal Comune di Bergamo ed è gestito dai volontari di Associazione Comunità Emmaus, Arcigay Bergamo Cives e Croce Rossa di Bergamo. Il test si può fare ogni mercoledì sera dalle ore 18:00 alle ore 22:00 e in occasione di eventi particolari come la European Testing Week tra il 20 e il 29 novembre (info e orari sul sito www.friendlytest.it). Nel caso tu non ti voglia recare alla check point, in farmacia viene venduto un kit per verificare autonomamente se si ha contratto l’Hiv.

I minorenni possono fare il test?

Legalmente un minorenne non può fare il test da solo. È un genitore che deve acconsentire all’esame; ad esempio un ragazzo delle superiori non può farlo senza il consenso di un genitore.

Come avviene l’infezione tra i tossicodipendenti?

I tossicodipendenti contraggono l’AIDS in un modo molto semplice ed evitabile. Infatti, il contagio avviene per via ematica attraverso l’utilizzo in comune della stessa siringa. Se un tossicodipendente fa uso di sostanze per via endovenosa ed è affetto da HIV, nel momento in cui presta la sua siringa ad un altro individuo gli può trasmettere l’infezione. Ad oggi tale fenomeno è comunque poco diffuso.

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