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“Spider-Man: Un nuovo universo”, e la storia di come non basti un solo Peter Parker

In occasione dell’uscita di “Spider-Man: Miles Morales” prevista per il 19 novembre, la Disney ha portato su Netflix il film d’animazione omonimo che le valse un premio Oscar un anno fa

Titolo: Spider-Man: Un nuovo universo

Regia: Peter Ramsey, Rodney Rothman, Bob Persichetti

Durata: 117’

Interpreti: Shameik Moore, Jake Johnson, Maheshala Ali, Zoë Kravitz, Lily Tomlin

Valutazione: *****

Programmazione: Netflix

Se doveste prendere una persona qualunque e chiederle quale sia il vero nome di Spider-Man è molto probabile che, oltre ad un sguardo basito e diffidente, riceviate come risposta queste due semplici parole: “Peter Parker”.

Per via di numerosi film, tra cui ricordiamo gli ultimi usciti che vedono Tom Holland come protagonista, i capolavori di Sam Raimi e i dimenticabili “The Amazing Spiderman”, tra il grande pubblico si è infatti sparsa l’idea che l’unico individuo ad aver vestito il costumino attillato dell’uomo ragno sia il nerd liceale dalle grosse lenti da vista, ma così non è.

In realtà esistono moltissimi Spider-Man e, a seconda dell’universo o dell’albo in cui ci troviamo, si possono trovare protagonisti che variano radicalmente per etnia, costumi, natura o modo di comportarsi. Tra queste “variants” la più noto è sicuramente Miles Morales, versione afroaispanica dell’uomo ragno, portata recentemente sul grande schermo dalla Marvel nel rivoluzionario film d’animazione “Spider-Man: Un nuovo universo” in cui, oltre ad un tipo di disegno completamente nuovo, il piccolo Miles si ritrova al centro di un’avventura che richiederà il supporto di amici che vengono da molto lontano.

spiderman un nuovo universo

La trama è semplice: morso da un ragno radioattivo in metropolitana, l’adolescente di Brooklyn, Miles Morales, sviluppa improvvisamente poteri misteriosi. Quando incontra un adulto Peter Parker, si rende presto conto che altri individui condividono i suoi stessi talenti.

Il film, tralasciando per qualche secondo la trama che è nulla di più che la solita storia di supereroi con interessanti sprazzi di teorie quantistiche, è uno strabiliante esercizio di stile di Disney che, in barba a tutti coloro che la screditano, porta sul grande schermo una tecnica d’animazione mai vista prima in cui possiamo assistere ad un’unione inedita di personaggi tridimensionali dai contorni calcati ed un ambiente stilizzato in continuo movimento 2D, creando così una sorta di sbalorditiva collisione fisica in salsa fumettista, con tanto di onomatopee et similia, che lascherà esterrefatto anche lo spettatore più critico o il grafico più pignolo. Nulla in ambiente cinematografico era mai stato fatto in questo senso e probabilmente non c’è da stupirsi del fatto che nel 2019 l’Oscar per il miglior film d’animazione sia stato dato all’industria di Topolino quasi in modo plebiscitario.

Da lodare poi è la folle cura per il dettaglio che, tra le altre, porta il film ad avere una colonna sonora che strizza l’occhio tanto alle sonorità rap quanto a quelle dell’hip-hop, andando così a formare un energico mix di azione fumettistica, originalità grafica ed animato trasporto dello spettatore che forse più si addice ad un videogioco.

Non è un caso infatti come tale pellicola sia stata caricata su siti on demand come Netflix proprio nella settimana antecedente all’uscita del nuovo videogioco di Insomniac Games e Sony Interactive Entertainment “Marvel’s Spider-Man: Miles Morales”, così da introdurre al meglio il giocatore in un universo tanto esteso quanto sconosciuto com’è quello dell’uomo ragno afroispanico.

Premiato, rivoluzionario, acclamato, accattivante e per certi versi (e con un po’ di fantasia) un “Tenet” d’animazione ante litteram, “Spider-Man: Un nuovo universo” rappresenta sicuramente uno degli azzardi cinematografici più riusciti di tutti i tempi.

Battuta migliore: “Il mio nome è Peter Parker il resto credo che lo sappiate già, ma qui non si parla di me… non più”

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