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"Le sorelle Materassi" scandiscono il 1972 Rai con l'indimenticata Ave Ninchi - BergamoNews

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“Le sorelle Materassi” scandiscono il 1972 Rai con l’indimenticata Ave Ninchi

Tratto dall’omonimo romanzo (1933) di Aldo Palazzeschi, questo sceneggiato in tre puntate riproduce perfettamente il romanzo da cui è tratto, ancora meglio del film del 1942 con protagoniste Irma ed Emma Gramatica.

Dopo la prima puntata dedicata al 1972, eccoci al 21 maggio quando vengono trasmesse sul Nazionale le cinque puntate dell’originale televisivo “I Nicotera”. La sceneggiatura è di Arnaldo Bagnasco e di Salvatore Nocita, che ne cura anche la regia. Un racconto di vita vera dalle cadenze quasi documentaristiche, intrecciate secondo la logica dei sentimenti e dell’istinto. Lo sceneggiato inizia infatti come un’inchiesta giornalistica che presenta la periferia milanese e poi stringe lentamente su Salvatore Nicotera (Turi Ferro), operaio siciliano specializzato, consapevole dei propri diritti, dei propri doveri, delle vittorie conquistate, ma pronto ancora a combattere insieme con la moglie Cettina (Nella Bartoli). Diversa la condizione dei figli: Gianni (Bruno Cirino), alienato da un duro lavoro, Anna (Micaela Esdra), che fugge di casa, Luciano (Gabriele Lavia), studente che vive le contraddizioni di un mondo del quale non fa veramente parte e Patrizia (Francesca De Seta), commessa in un grande magazzino. Sia Bagnasco che Nocita hanno tratto lustro e credito da questo sceneggiato, certamente la loro migliore realizzazione.

Il marchese di Roccaverdina”. Tratto dal celebre romanzo di Luigi Capuano, il suo capolavoro che indaga, in modo spietato, la psicologia del rimorso. Le vicende hanno come sfondo storico la Sicilia rurale del periodo post-unitario, con i suoi fallimentari tentativi di progresso economico, impraticabili in una società ancora semifeudale.

Il marchese convive da anni con una serva-amante di origini contadine, Agrippina Solmo; per scongiurare definitivamente una possibile unione matrimoniale, il Roccaverdina comanda al suo fidato sottoposto, Rocco Criscione, di sposarla a patto di non avere rapporti sessuali con lei. In seguito, accecato dalla gelosia, il marchese uccide Rocco Criscione ma la colpa dell’omicidio ricade su un certo Neli Casaccio. Quest’ultimo, ingiustamente condannato, morirà in prigione. Il Roccaverdina decide quindi di sposare Zosima Mugnos, donna di nobili origini in disagiate condizioni economiche, e intraprende la realizzazione di una Società Agricola, destinata a un futuro fallimento. Agrippina Solmo nel frattempo si risposa in seconde nozze con un pastore. Il protagonista alla fine della narrazione sprofonderà nella follia, sotto il duplice peso di aver ucciso un uomo (Rocco Criscione) e di averne lasciato morire un altro (Neli Casaccio).

La trasposizione televisiva, in tre puntate, avrà come interpreti, oltre ad un intenso Domenico Modugno, anche Tuccio Musumeci, Marisa Belli, Achille Millo e Grazia Spadaro. La regia è di Edmo Fenoglio.

Il 15 ottobre va in onda la prima delle 5 puntate di: “Joe Petrosino”. Il soggetto è di Arrigo Petacco, la sceneggiatura di Lucio Mandarà, Fabio Gualtieri, Luigi Guastalla e Daniele D’Anza che ne cura anche la regia. Con: Adolfo Celi (Joe Petrosino), Elio Zamuto (Joseph Corrao), Gino Pernice (Mallory), Maria Fiore (Adelina), Marco Guglielmi (Isp. McAdoo), Massimo Mollica (Vito Cascio Ferro), Enzo Tarascio (Generale Bingham), Pino Ferrara (Ignazio Lupo), Mario Feliciani (Questore Ceola), Antonio Battistella (Camillo Peano), Michele Placido (Carlo Costantino), Glauco Onorato (Paolo Palazzotto), Antonio Dinitri (Antonino Passannanti).

joe petrosino

A New York, il numero uno della Polizia americana, il sergente italo-americano Joe Petrosino, lotta contro una misteriosa organizzazione criminale: la “Mano Nera”. Il suo superiore, generale Bingham, gli ha ordinato di acciuffare Jack Sannia, un pericoloso delinquente scomparso da pochi giorni. Aiutato dal suo fedele Corrao, Petrosino riesce ad arrestarlo e scopre, attraverso dei documenti rinvenuti, che oltre alla “Mano Nera” c’è ben altro. Inizia le indagini affrontando una rete di delitti e colpi di scena, sostenuto da una squadra creata appositamente per quello scopo. Tra una indagine e l’altra riesce a trovare il tempo di fidanzarsi, e poi sposarsi, con Adelina, una giovane vedova italiana figlia del proprietario della trattoria dove Joe si reca spesso a mangiare.

Le sorelle Materassi”. Regia di Mario Ferrero, con Rina Morelli (Carolina Materassi), Sarah Ferrati (Teresa Materassi), Nora Ricci (Giselda Materassi), Ave Ninchi (Niobe), Giuseppe Pambieri (Remo). Tratto dall’omonimo romanzo (1933) di Aldo Palazzeschi, questo sceneggiato in tre puntate riproduce perfettamente il romanzo da cui è tratto, ancora meglio del film del 1942 con protagoniste Irma ed Emma Gramatica.

Le sorelle Teresa e Carolina Materassi sono due anziane e rinomate cucitrici e ricamatrici di biancheria e corredi da sposa, una apparentemente più forte e l’altra apparentemente più timida, unite però dallo spirito di sacrificio e se vogliamo pure dalla dabbenaggine dimostrata nella loro situazione. Sacrificando la loro vita al lavoro, non solo hanno pagato i debiti lasciati in eredità dal padre, ma hanno raggiunto anche una certa agiatezza che permetterebbe loro di trascorrere una vecchiaia senza preoccupazioni. Con loro vivono la domestica Niobe e Giselda, la sorella più giovane ingiustamente denigrata e bistrattata, ma che in realtà nasconde un buon cuore che non verrà mai apprezzato nemmeno alla fine. Alla morte di una quarta sorella viene loro affidato Remo, il figlio, per le quali le due zie maggiori (Teresa e Carolina) e Niobe perdono letteralmente la testa…

La storia drammatica, ma narrata con momenti comico-amari, delle due anziane zitelle che si rovinano la vita per l’adorato nipote che invece le sfrutta, è resa concentrandosi sull’evidente adorazione cieca e immeritata che le due zitelle hanno nei suoi confronti, frutto evidente di una vita e di una gioventù sacrificate al lavoro, non vissute, ma i cui desideri ancora covano sotto la cenere a dispetto dell’età ormai avanzata. La narrazione è incorniciata non solo dai paesaggi toscani, ma anche da titoli di testa e coda scritti in modo classico e ottocentesco.

Per la RAI, nell’ottica di cui si diceva, cioè di una maggiore propensione e quindi produzione di film per la televisione piuttosto che dei classici sceneggiati, Roberto Rossellini diresse, nell’ambito di una serie di biografie nel progetto “L’Officina della Storia”, “Agostino d’Ippona”. Da sottolineare come, fra il 1968 e il 1974, il regista fu impegnatissimo nel portare il più avanti possibile questo suo progetto didattico e realizzò una serie impressionante di film cercando di coprire in modo enciclopedico i momenti chiave della storia dell’evoluzione della civiltà occidentale attraverso il racconto delle idee e degli uomini che la hanno guidata.

In questo caso, la traccia del film narra gli ultimi trent’anni nella vita di Agostino (354-430) dalla nomina a vescovo di Ippona (nell’attuale Algeria) alla vittoria sul tribuno Marcellino (F. Garriba) nella disputa teologica con i donatisti scismatici. Sullo sfondo si sviluppa il declino dell’Impero Romano (con Roma messa a sacco nel 410 dai visigoti di Alarico) di cui Agostino (D. Berkani) è testimone, ma di cui annuncia il superamento. Pur non volendo tratteggiare Agostino come un protagonista tradizionale, Rossellini non ha saputo farne il testimone convincente di un’epoca di transizione. Non mancano i momenti eloquenti (la decisione sull’eredità tra i due fratelli Sisto e Papirio; il rifiuto dell’offerta di Siriaco; il discorso finale) né le pagine in cui la disadorna semplicità del suo linguaggio trova le sue illuminazioni (la visita in carcere e l’uccisione di Marcellino). Invece di essere epica (nel senso di Brecht), la rappresentazione dei fatti e dei personaggi risulta tranquilla e proiettata su tempi dove le vicende si stemperano.

Sceneggiatura: Roberto Rossellini, Luciano Scaffa, Marcella Mariani. Cast: Virgilio Gazzolo, Giuseppe Alotta, Dary Berkani, Fabio Carriba, Bruno Cattaneo, Guido Celano, Leonardo Fioravanti, Livio Galassi, Ciro Ippolito, Leo Pantaleo.

Sempre nell’ambito delle citate biografie, Roberto Rossellini dirige “L’età di Cosimo de Medici” La pellicola propone uno spaccato di storia della Firenze rinascimentale del 1400. Attraverso le tre parti, in cui è suddiviso il film (L’esilio di Cosimo, Potere di Cosimo e Leon Battista Alberti: l’Umanesimo), si scoprirà come Cosimo de’ Medici, detto Il Vecchio, riuscì nei primi anni del ‘400 a impadronirsi del potere temporale e delle menti dei cittadini con abili sotterfugi. Anche se ciò lo faceva per instaurare un nuovo governo migliore che renderà la città della Toscana una delle più fiorenti dell’Italia. Si verrà a conoscenza del suo esilio a Venezia. ingiustamente accusato di un colpo di Stato nel 1433 e del suo ritorno ottenendo i pieni poteri. Infine, nell’ultima sequenza del film si tratta della visione che aveva l’intellettuale Leon Battista Alberti riguardo ai costumi e alla cultura fiorentina alla corte dei Medici. Gli interpreti: Marcello Di Falco (Cosimo de’ Medici), Virgilio Gazzolo (Leon Battista Alberti), Tom Felleghy (Rinaldo degli Albizzi), Mario Erpichini (Totto Machiavelli), John Stacy (Ilarione de’ Bardi), Fred Ward: (Niccolò de’ Conti).

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