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“La bóca l’è mia straca”: i formaggi bergamaschi spiegati in dialetto

Per l’edizione 2020 di Forme, l’evento dedicato all’arte casearia, gli organizzatori e Animali mitologici Bergamaschi hanno realizzato un opuscolo sfogliabile online con i testi in bergamasco

Bergamo è la capitale europea dei formaggi per l’intero weekend. Merito di Forme, l’evento dedicato all’arte casearia – iniziato venerdì 20 novembre – che fino a domenica sera regalerà a curiosi e appassionati del settore approfondimenti, mostre e laboratori. Tutto in versione virtuale, causa Covid-19.

E chi meglio di Animali mitologici Bergamaschi poteva celebrare questa importante manifestazione?

Vecchio Daino ed Emanuele Tomasi (gli ideatori della collezione di epiteti dialettali bergamaschi, insulti costruttivi, espressioni gergali e modi di dire orobici tipici della tradizione orale) hanno così deciso di dedicare alla lingua bergamasca la descrizione di alcuni dei formaggi più nobili, una selezione che comprende i Principi delle Orobie e due Dop di montagna che è stata raccolta in un opuscolo digitale sfogliabile disponibile sul sito www.progettoforme.eu.

I protagonisti dell’edizione sono i bergamì, i leggendari mandriani-casari che hanno reso possibile il successo dei prodotti orobici in tutto il mondo. Veri e propri animali mitologici, appunto.

Nell’opuscolo c’è la descrizione dettagliata dei formaggi principi delle Orobie. Ovviamente, in dialetto bergamasco.

Una vera e propria iniezione di cultura popolare della nostra terra, che vi consigliamo caldamente di leggere.

Ecco una pillola:

Forme

Stracchino all’Antica delle Valli Orobiche
A l’è ü formài che l’vé fàcc quando i ache i vé zó di mucc. I nòs-cc bergamì i tègn i ache per sés mis söi mucc, in estàt, e pò dòpo i a pórta ‘n di ài pröma de l’ötörno, perchè lé a l’fà mia tat frècc e i pracc i è amò ércc. Ol nòm Stracchino a l’vé pròpe del bergamàsch strach, che l’völ dì stöf, perchè chèsto formài l’è fàcc col lacc di ache strache per ol viàs di mucc fin’a la bassa. I ghe dis “all’antica” perchè i l’a fà sö amò a la ègia, cóme öna ólta, col lacc apéna monsìt. Quando te l’próet te sèntet dét ol pröföm de l’èrba e del fé.

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