BergamoNews it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Donizetti Opera: tra prove e restrizioni, la storia di una grande amicizia nata in orchestra

Matteo Fagiani e Nicola Sangaletti, giovani musicisti bergamaschi: l’uno trombettista, l’altro violista, si conoscono da prima dei tempi del conservatorio. Si sono ritrovati più volte insieme in orchestra per suonare le opere del grande Gaetano: ora sono in orchestra per due delle tre produzioni del Donizetti Festival, che quest’anno si trasferisce sulla Web Tv

Quello del musicista è un mestiere speciale. Unico. Non solo per le emozioni che questo lavoro sa trasmettere, ma per i legami che si creano. Gli sforzi, le difficoltà, i sacrifici. Nelle ore di prove, nei tour e durante i concerti si condivide tutto. In questo contesto, un rapporto tra colleghi si può trasformare in una bella amicizia. Come è accaduto per Matteo Fagiani e Nicola Sangaletti, giovani musicisti bergamaschi, la cui amicizia e carriera è da sempre legata al nome di Gaetano Donizetti.

L’uno trombettista, l’altro violista, si conoscono da prima dei tempi del conservatorio. Da compagni di studi a colleghi, tra le varie esperienze in giro per il mondo, si sono ritrovati più volte insieme in orchestra per suonare le opere del grande Gaetano. Dal debutto con “L’Elisir D’amore”, a “L’Ange de Nisida”, al Requiem di Donizetti in omaggio alle vittime della pandemia. Ora i due colleghi sono in orchestra per Belisario e Marino Faliero, due delle tre produzioni del Donizetti Opera Festival, che quest’anno si trasferisce sulla Web Tv a causa dell’emergenza sanitaria. “Sarà strano esibirsi senza il pubblico in sala – spiegano – ma siamo orgogliosi, da bergamaschi, di poter regalare bellezza alle persone in questo momento difficile”.

La vostra è una amicizia legata al nome di Donizetti. Ricordate il vostro primo contratto di lavoro?

Nicola: Certo, avevo diciannove anni. Il mio è stato un inizio insolito. Sono violista, ma nel mio debutto all’opera mi sono ritrovato a suonare la gran cassa nella banda di palcoscenico, insieme a

Matteo: L’anno dopo, invece, sono tornato nei pieni panni, quelli di violista. Nonostante questo, ho dei ricordi bellissimi di quella prima esperienza, che non potrò mai dimenticare. Quando suoni in palcoscenico, e non in buca con il resto dell’orchestra, vedi la vera vitalità del teatro: i truccatori, i sarti e gli abiti di scena, il cast, le comparse.

Matteo: Ricordo anche io il mio primo incarico ufficiale, con tanto di contratto. Avevo sedici anni e frequentavo l’ultimo anno al conservatorio di Bergamo. È stata una esperienza che ha lasciato sicuramente un segno. Ricordo l’arrivo in camerino, la preparazione con gli abiti di scena: abbiamo fatto un tuffo nel passato!

Gli anni sono passati, ma la musica di Donizetti non vi ha mai abbandonato. Lo scorso anno avete suonato in orchestra in occasione della rappresentazione dell’Ange de Nisida, che è stato un vero successo.

Nicola: Per me è stata una gioia poter partecipare lo scorso anno. Suonavamo Nel Teatro Donizetti ancora in fase di restauro, ma era già meraviglioso. Di fatti è stata anche questa un’esperienza unica: suonavamo in un cantiere, motivo per cui eravamo tenuti ad osservare dei rigidi protocolli di sicurezza.

Matteo Fagiani Nicola Sangaletti

Un anno è passato. L’emergenza sanitaria ha imposto dei nuovi, severi protocolli di sicurezza. Come vivete la quotidianità delle prove?

Nicola: prima di entrare in teatro, noi musicisti dobbiamo passare dall’area triage, in cui sanifichiamo le mani e ci viene misurata la temperatura. Dopodiché siamo subito obbligati a cambiare la mascherina: il teatro ogni giorno ci fornisce una nuova mascherina ffp2, per garantire la nostra sicurezza. Per salire in palcoscenico dobbiamo seguire un percorso predefinito. Ogni musicista ha una sedia, un leggio e partiture personali. Siamo distanziati tutti a un metro e mezzo di distanza l’uno dall’altro. Il direttore di palcoscenico ripete puntualmente di mantenere distanze e mascherina. Il livello di precauzione è davvero alto. È una strana quotidianità, scandita da molte regole che sono necessarie. Ci sentiamo sicuri.

Matteo: Lo stesso trattamento è messo in atto per la sezione dei fiati. Solo che noi, essendo fiati, siamo obbligati a togliere la mascherina per poter suonare. Cosa che possiamo fare, ma solo ed esclusivamente nel momento in cui siamo seduti sulla nostra sedia. Per garantire un più alto livello di sicurezza, il nostro gruppo viene separato da una parete di plexiglass, proprio come avete avuto modo di vedere durante l’esecuzione del Requiem di Donizetti nella piazza del cimitero monumentale di Bergamo.

Con la messa in scena di “Marino Faliero” e “Belisario”, sperimenterete l’opera in streaming. Come vivete l’assenza del pubblico?

Nicola: Nel nostro lavoro la ricerca di una interazione musicista e pubblico è tutto, è fondamentale. Per questo motivo, per un musicista è un colpo al cuore non poter sentire la risposta del pubblico alla fine dell’esecuzione, pur sapendo che ci saranno delle persone a seguirci sul web è in tv. È inutile negarlo. A volte si creano legami che durano negli anni con le persone del pubblico. Ti faccio un esempio. I miei colleghi mi hanno raccontato la storia di una signora, appassionata di opera e musica classica, che al termine di ogni esecuzione che ad ogni esibizione si affacciava in buca per salutare gli artisti e complimentarsi. La cosa si ripeteva di anno in anno. Così un giorno tutti i musicisti hanno deciso di omaggiarla con un enorme mazzo di fiori. A volte si creano legami forti tra artisti e pubblico.

Matteo: Noi viviamo per avere il rapporto con il pubblico, è parte fondamentale di quello che facciamo. È innegabile. Ma ritengo che sia un segnale forte, di energia e di speranza, il voler andare comunque avanti con il Donizetti Opera Festival. Stiamo dimostrando che si può fare cultura, osservando le regole. E poi io credo che soprattutto in questo momento, di paura, di incertezza e di dolore, ci sia davvero bisogno di bellezza, anche se con un mezzo diverso, non dal vivo. Noi musicisti siamo orgogliosi si poter partecipare anche quest’anno al Donizetti Opera Festival. È un modo per dire che noi ci siamo, noi del mondo della cultura cerchiamo di fare il possibile.

Nicola: C’è poi un altro aspetto che, a parer mio, è fonte di orgoglio. La Fondazione Donizetti sta cercando in tutti i modi di andare avanti, di dare spazio alla cultura, nonostante le restrizioni. Francesco Micheli lo ha ripetuto spesso alle prove. In questo momento il Teatro Donizetti è una delle poche realtà italiane ad allestire tre opere contemporaneamente. La Fondazione Donizetti ha trovato una alternativa, osservando tutti i protocolli di sicurezza. Questa cosa ci inorgoglisce parecchio, soprattutto come bergamaschi.

Matteo Fagiani Nicola Sangaletti

Il mondo della musica in questo momento è messo a dura prova. Cosa vi augurate per il futuro?

Nicola: Devo essere sincero. I problemi nel nostro campo esistono da prima del Covid. Da quando mi sono diplomato, ossia nel 2014, ci sono stati tagli su tagli alla cultura, che noi artisti abbiamo subito sulla nostra pelle. È difficile resistere anno dopo anno, in questo paese. Molti miei compagni sono andati all’estero per inseguire il loro sogno. Altri mi chiedono: perché continui su questa strada nonostante le infinite difficoltà? La risposta è che ho deciso di fare questo, voglio essere un musicista perché le persone hanno bisogno dell’arte. Il covid ha segnato una grandissima ulteriore ferita nel mondo della cultura. Il mio auguro è che, una volta che l’emergenza sarà terminata, si comprenderà l’importanza della musica dal vivo e del teatro in generale e finalmente si metterà in atto un piano concreto per sostenere tutti i lavoratori dello spettacolo.

Matteo: Sono d’accordo. I problemi c’erano prima del Covid, questa situazione non ha fatto altro che palesarli. Si tratta di una questione culturale, di come la musica e l’arte vengono insegnate nelle scuole. Non sempre si riesce a trasmettere il valore del nostro patrimonio: la cultura in Italia non può essere un optional.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.