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Aggredito e gettato nel naviglio per 50 euro: pm chiede 21 anni per il cugino

Al via il processo per l'omicidio del 21enne Erion Morina lo scorso 17 gennaio. In aula il filmato dell'intera scena, dal diverbio nel bar fino al trascinamento nel corso d'acqua

C’è un ammanco di 50 euro e una serata a base di alcol e cocaina dietro alla morte di Erion Morina, il giovane kosovaro ammazzato dal cugino a soli 20 anni. Lo ha spiegato il pubblico ministero Silvia Marchina durante la prima udienza di venerdì per l’omicidio avvenuto nella notte del 17 gennaio scorso a Calcio, nella Bassa.

Sul banco degli imputati Musli Morina, coetaneo e connazionale della vittima. I due ragazzi erano arrivati insieme in Italia in cerca di fortuna due anni prima, senza genitori, e vivevano nell’appartamento che si affaccia sul naviglio Civico cremonese, lo stesso corso d’acqua dove è stato trovato il cadavere.

Qualche giorno dopo il fatto il 20enne aveva cercato di togliersi la vita nella sua cella del carcere di Bergamo, ma in aula non ha battuto ciglio nemmeno di fronte alle crude immagini di quella sera.

L’intera sequenza infatti, dall’arrivo nel locale fino all’aggressione mortale, è stata ripresa dalle varie telecamere di sorveglianza del paese. Secondo quanto ricostruito dall’inchiesta della Procura, i cugini, che lavoravano saltuariamente come carpentieri, avevano trascorso quel giovedì in un bar vicino a casa, il Peter Pan Cafè di viale Papa Giovanni.  “Verso l’una hanno iniziato a litigare, proprio per quei 50 euro, spariti mentre stavano giocando alle slot machine”, le parole della pm di fronte alla Corte presieduta dal giudice Giovanni Petillo.

Il diverbio era poi proseguito all’esterno e lì i toni si erano accesi. “Dopo aver rifilato un paio di pugni al cugino, l’imputato si è diretto in una zona isolata dove c’era una volta il municipio e lì, come si vede dalle immagini, ha raccolto qualcosa da terra: forse il coltello che utilizzerà poi per uccidere?”.

Lo scontro va avanti in via Papa Giovanni, dove c’è anche il colpo mortale: “Sono quattro i fendenti, tra cui quello che poi si rivale fatale, alla testa. La vittima non muore in quel posto, ma nella acque del naviglio dove il cugino lo getta dopo averlo trascinato, esanime, per 36 metri lungo il marciapiede”.

Il giovane era stato arrestato la mattina seguente nella sua abitazione: “Dopo il fatto era andato a dormire come se nulla fosse, a dimostrazione dell’assenza totale di pietà per il cugino. Per questa ricostruzione – ha concluso il magistrato – chiedo alla Corte una condanna a 21 anni per omicidio volontario aggravato dai futili motivi”.

Una tesi che la difesa, sostenuta dall’avvocato Maria Benedetto Bonomo, ha cercato di ribaltare parlando delle lacune dei filmati: “Prima di tutto non sono chiari – le parole del legale – e non si capisce chi colpisce per primo nel momento cruciale. In secondo luogo mancano parti in cui potrebbe essere stata la povera vittima a provocare il mio assistito. Per questo chiedo in primis l’assoluzione”.

Il legale della famiglia ha avanzato la richiesta di una provvisionale di 70mila euro, oltre al risarcimento da stabilirsi in sede civile.

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