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Confai, Cattaneo: “Fondamentale unire uso della tecnologia e formazione tecnico-gestionale”

Negli ultimi 3 anni il 68% delle imprese agromeccaniche bergamasche ha investito risorse in attrezzature legate all’agricoltura 4.0 e al 'precision farming'

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Negli ultimi 3 anni il 68% delle imprese agromeccaniche bergamasche ha investito risorse in attrezzature legate all’agricoltura 4.0 e al cosiddetto precision farming. La percentuale supera il 90% tra le imprese in cui è presente un titolare o un contitolare con meno di 40 anni: è quanto emerge da un’indagine condotta dall’Osservatorio economico di Confai Bergamo su un campione di imprese contoterziste associate.

La definizione di agricoltura 4.0 si origina per analogia con quella di industria 4.0, che a sua volta nasce dalla cosiddetta ‘quarta rivoluzione industriale’, vale a dire l’era della produzione totalmente automatizzata e interconnessa. “Quando parliamo di agricoltura 4.0 – chiarisce Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo- ci riferiamo ad un’agricoltura costantemente orientata all’innovazione, promossa da manager rurali e operatori agricoli dotati di una rilevante preparazione tecnologica e gestionale che li rende in grado di generare sempre nuovi margini di valore aggiunto, nell’esercizio di un’attività moderna e sostenibile”.

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Si tratta della sfida lanciata da un’agricoltura‘smart’, che impiega software avanzati, mezzi a guida assistita, centraline e altri strumenti di precisione in grado di rendere l’attività produttiva più efficiente, redditizia, sicura per gli operatori e altamente sostenibile dal punto di vista ambientale. “Tra i vantaggi concreti dell’applicazione dell’agricoltura 4.0 – spiega Leonardo Bolis, presidente provinciale e regionale di Confai – vi è quello di poter effettuare una mappatura progressiva dei suoli e dosare di conseguenza l’uso di sementi, reflui zootecnici e fertilizzanti in una misura che corrisponda esattamente, né più né meno, alle reali necessità dei terreni”.

Uno dei filoni più promettenti dell’innovazione nel mondo rurale è dato dal fronte della digitalizzazione dei processi produttivi. “Tra i motivi che rendono l’agricoltura digitale un cammino da percorrere senza indugi vi è il fatto che l’informazione sulle materie prime, la loro origine e i loro processi di trasformazione costituisce una variabile cruciale in vista della valorizzazione e della garanzia di sicurezza dei prodotti agricoli e agroalimentari” – fa notare Bolis -. “Tutto ciò apre prospettive molto interessanti per quanto riguarda la certificazione della provenienza dei prodotti e il rispetto degli indicatori di qualità richiesti dai mercati o fissati dalle normative vigenti”.

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Si preannuncia dunque un futuro di rapida crescita per l’agricoltura smart? La risposta di Confai è un ‘sí’ condizionato. “Occorre lavorare molto sulla mentalità di una parte del mondo agricolo – osserva Cattaneo -. Spesso i nostri contoterzisti offrono servizi di alta precisione, ma diverse imprese agricole clienti si limitano a richiedere un servizio standard, non cogliendo ancora pienamente i vantaggi di un’agricoltura basata sulla tracciabilità totale dei processi. In ogni caso notiamo anche molti segnali positivi, soprattutto da parte dei giovani”.

Resta infine ancora aperta – fanno rilevare i dirigenti dell’associazione – l’annosa questione dell’esclusione delle imprese agromeccaniche italiane dall’accesso ai fondi comunitari per l’innovazione in agricoltura: un paradosso che, secondo Confai Bergamo, attende alla prova dei fatti il governo italiano in vista del prossimo inizio di un nuovo ciclo della politica agricola europea.

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