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Amore dietro le sbarre: lui e lei, detenuti, si sposano nel carcere di Bergamo

Il 24 novembre ben tre i matrimoni. Spiega uno degli sposi: "Voglio sposarla. Gliel’ho chiesto prima di essere arrestato e voglio mantenere la promessa"

In via Monte Gleno 61, a Bergamo, c’è un mondo sconosciuto ai più, dietro alte sbarre, cancelli di sicurezza e divieti.

Un luogo di punizione, detenzione e redenzione dove scontare la pena per un reato e una scelta sbagliata che, all’improvviso, ha fatto prendere alla vita una strada fuori dal tracciato, terminata, inevitabilmente, in un burrone.

Dentro al carcere cittadino si trova una piccola città, con i suoi equilibri, meccanismi e personaggi. Detenuti, guardie, avvocati, cuochi, personale amministrativo, medici, infermieri, educatori, psicologici, insegnanti e molto altro. Tutti vivono all’unisono per un determinato tempo secondo un rigido orario prestabilito in casermoni alti alti di cemento tra sbarre, porte automatiche e chiavi pesanti.

Tutti contribuiscono al percorso di riabilitazione e reinserimento nella società dei carcerati della casa circondariale di Bergamo, cercando di non abbandonare mai quel sentimento di umanità ed empatia che non può e non deve mancare quando si decide di lavorare in un mondo fatto di laceranti contrasti e che, inevitabilmente, provoca tormentati dubbi sull’animo e l’agire umano.

I fantasmi della mente prendono vita nei corridoi e imprimono l’aria, ma una tregua si cerca di offrirla. Tramite la scuola, attività culturali, stimoli intellettuali, lo sport e momenti di pura e semplice normalità.

Come l’amore.

Martedì 24 novembre sarà un giorno speciale per la casa circondariale di Bergamo: si celebreranno tre matrimoni e la forza dell’amore che supera ogni cosa. A officiarli sarà il consigliere comunale Simone Paganoni, ormai un habitué di via Gleno, dopo più di dieci anni come addetto a celebrare i matrimoni dei reclusi.

“In totale avrò celebrato più di venti matrimoni alla casa circondariale, ma è la prima volta che mi capita di celebrarne tre insieme. É sempre molto emozionante, per poter permettere a tutti e due di stare un po’ più insieme cerco di far durare il più possibile il discorso. É certamente più triste di un normale matrimonio, ma anche tanto commuovente”, racconta.

Ma il 24 novembre per il celebrante laico sarà un’altra “prima volta”: la prima volta che unisce in matrimonio due persone entrambe detenute.

Pochi minuti per poter stare insieme, circa 13 per poter godere di uno dei momenti più belli e pieni d’amore della vita. Sposo e sposa, quattro testimoni esterni, il segretario generale, l’officiante e l’addetta del comune. Come racconta a Bergamonews uno degli sposi detenuti: “Non sarà mai come poteva essere fuori da qui, non avremo neanche i nostri parenti come testimoni. Ma voglio sposarla. Gliel’ho chiesto prima di essere arrestato e voglio mantenere la promessa. Una volta uscito da qui vorrò farlo per bene. Sarà solo per poco, non potremo stare insieme, potremo darci solo un bacio e dopo questo unico bacio dovrò stare in isolamento per precauzione. Ma ne varrà la pena per un unico bacio e per quella promessa per la vita”.

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