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Tra tradizione e innovazione: lo Strachítunt come opportunità per guardare al futuro

Quando negli anni '70 gli allevatori della valle scelsero di abbandonare la montagna Guglielmo Locatelli decise di restare e di investire lì, riscoprendo qualche anno dopo il formaggio considerato uno dei gioielli dell'arte casearia bergamasca, oggi prodotto dai suoi figli

La Società Agricola Locatelli Guglielmo della Val Taleggio: è passione, innovazione e punto di riferimento per i giovani che sognano di fare gli allevatori.

Agapito e Flaminio Locatelli sono due dei figli di Guglielmo, che fu un bergamino della Val Taleggio, tra coloro che negli anni Novanta ebbero la volontà di valorizzare un prodotto quasi dimenticato: lo Strachítunt.

Ma il vero momento di scelta, che determinò il destino dell’azienda, fu agli inizi degli anni ’70, quando gli allevatori della valle scelsero o di trasferirsi in pianura o di lasciar morire la propria attività, Guglielmo e la sua famiglia decisero di rimanere in montagna ed investire lì. “Qualcuno diceva che eravamo matti. Ma per come sono andate le cose è stata la scelta giusta”, ricorda Agapito.

Successivamente il passaggio generazionale è avvenuto spontaneamente. Non solo Agapito e Flaminio, ma anche gli altri fratelli Davide ed Elia Locatelli hanno sviluppato la passione per le vacche, per il territorio e le tradizioni casearie della Val Taleggio. È stata fondamentale la mentalità aperta di Guglielmo, come racconta Flaminio: “Mio padre è sempre stato avanti, ci ha spinto ad andare a vedere cosa accadeva negli altri allevamenti, questo ci ha permesso di crescere. Siamo diventati degli esperti nell’ambito della selezione nazionale della Bruna italiana. Mio padre è stato infatti molto innovativo per quanto riguarda la selezione degli animali”.

Strachítunt

Anche dopo la morte di Guglielmo i figli hanno continuato a sviluppare la selezione della razza di pari passo con la produzione di latte: “Siamo molto conosciuti, grazie alle mostre di bestiame, ai premi che abbiamo vinto”, spiega Flaminio: “L’obiettivo non è solo avere una qualità di latte migliore, ma puntiamo soprattutto a perfezionare la morfologia dell’animale”.

Anche Agapito concorda: “Avere degli animali sani, con un’ottima struttura fisica, che possano durare a lungo. Inoltre noi facciamo anche alpeggio e questo è un toccasana per le vacche perché, anche se in alpeggio si produce meno latte, andare fuori al pascolo fa bene e l’animale ne guadagna in salute”.

A fianco della passione come allevatori c’è quella di casari, nonostante le difficoltà. Agapito ci racconta: “Dagli anni Ottanta abbiamo iniziato a cedere parte del latte ai caseifici perché il mercato era diventato un disastro, non si vendeva più. Allora erano in tanti che facevano gli stracchini e lavoravano il latte per conto loro, inoltre c’era meno consumo di prodotto nostrano. Fortunatamente negli ultimi decenni stiamo assistendo ad una controtendenza, i consumatori sono più attenti e prediligono prodotti locali. Questo cambiamento è stato anche la salvezza di prodotti come lo Strachítunt Dop e lo Stracchino all’antica, presidio Slow Food, che sono i formaggi che ancora oggi produciamo”.

Sebbene le lavorazioni tradizionali riscuotano maggiore successo, anche oggi fare gli allevatori in montagna non è semplice, in Val Taleggio è stata fondata la Cooperativa Agricola Sant’Antonio, di cui i Locatelli sono soci, che ritira il latte di diversi allevatori della valle ad un giusto prezzo, che dà dignità e valorizza il loro lavoro.

Oggi i Locatelli hanno circa centosessanta capi, di cui un’ottantina in lattazione e non pensano ad ingrandirsi. Flaminio: “Adesso puntiamo sul mantenere quello che abbiamo, continuando a migliorarci”.

Strachítunt

Dalla voce di Agapito e Flaminio traspare l’emozione per la loro valle, la passione per le vacche e il dispiacere nel vedere tanti pascoli abbandonati, sono convinti che in Val Taleggio potrebbero esserci più aziende e più latte. La loro speranza è che qualcuno dei giovani che hanno avuto modo di conoscere la loro azienda decida un giorno di aprire una propria attività, come è accaduto con i ragazzi di Gerosa che stanno ristrutturando le loro stalle.

I Locatelli da sempre accolgono i ragazzi e insegnano loro, coinvolgendoli in alpeggio, in stalla, nei pascoli, cercando di instillare la passione per questo lavoro. “Le scuole ci cercano, anche le università. Adesso ci sono i ragazzi del Centro Formazione Professionale di San Giovanni Bianco che vengono a fare laboratorio tutte le settimane e poi qualche ragazzo decide di fare lo stage qui”, ci spiega Agapito.

L’esperienza di formazione sul campo è certamente fondamentale per i giovani interessati e che nutrono curiosità nei confronti di questo lavoro, ma è la passione per le vacche che fa nascere tutto il resto. Lo Strachítunt oggi può essere uno stimolo, perché è una sicurezza per la Val Taleggio, ma anche la bontà di questo formaggio è data proprio dalla passione che chi ha scelto di lavorare in valle mette nel fare il proprio lavoro.

(Foto Marco Mazzoleni)

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