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Abbigliamento e moda: “Non siamo fantasmi, ma rischiamo la scomparsa dal mercato”

Il presidente del Gruppo Abbigliamento Ascom Confcommercio Bergamo e vicepresidente nazionale Federmoda, Diego Pedrali: ”Siamo la seconda federazione per rappresentanza eppure ci sembra di essere invisibili"

Il settore moda, pilastro del made in Italy e dell’economia nazionale, è in grave crisi. 115 mila negozi hanno subito un drastico calo delle vendite di oltre il 50% e si prevede una perdita di 20 miliardi di euro di consumi entro fine anno, senza contare la scomparsa dal mercato di tante insegne. Oltre all’ingente danno economico, la beffa per 5 mial attività italiane di vedersi escluse dai ristori. “Nella giungla dei codici Ateco sono stati esclusi dai ristori tutti i comparti dell’abbigliamento specializzato, dalle calzature alla vendita di camicie o maglioni o cravatte- commenta Diego Pedrali, presidente del Gruppo Abbigliamento Ascom Confcommercio Bergamo e vicepresidente nazionale Federmoda-. Grazie all’azione della nostra Federazione abbiamo avuto rassicurazioni di un rapido inserimento degli esercizi esclusi nei ristori, attualmente 5mila attività a livello nazionale”.

Malcontento e preoccupazione sono ormai all’ordine del giorno con le nuove restrizioni:”Siamo la seconda federazione per rappresentanza eppure ci sembra di essere invisibili se non dei veri e propri fantasmi, come recita la campagna lanciata a livello nazionale da Federmoda, promossa sui principali media nazionali -continua Pedrali-. La sensazione è che i risultati non ci premino nonostante l’impegno e l’azione sindacale svolta. Il presidente Federmoda Renato Borghi ha ottenuto udienza in XX commissione delle attività produttive per fare valere le nostre istanze. Da mesi chiediamo più che aiuti e ristori la sospensione delle tasse e ulteriori sgravi fiscali come la detassazione dei magazzini per poter guardare oltre l’emergenza sanitaria e pensare di poter avere un futuro. I ristori sono pari forse al contributo di un dipendente. Quale potrà essere la soluzione o il futuro ? Nessuno vuole lasciare a casa personale ma sarà dura stare in piedi”.  La sensazione dominante è di abbandono da parte delle istituzioni : “ Ci hanno chiuso dall’oggi all’indomani, alimentando conflitti all’interno della filiera stessa – continua Pedrali-. L’unica via d’uscita è però quella di cercare di stare uniti, ritrovare la nostra identità e sensibilizzare sul terribile momento che stiamo vivendo, nella speranza che il nostro grido d’allarme venga ascoltato”. Non mancano risposte da parte del territorio:” È lodevole l’iniziativa del sindaco Giorgio Gori di elargire dalle casse del comune un secondo contributo al commercio, la speranza è che il suo esempio possa essere seguito da altri comuni”.

Diego Pedrali

Il settore è davvero allo stremo: “Siamo fermi in modo ingiustificato ed è praticamente impossibile per noi effettuare consegne e ritiro. Non abbiamo menu’ e proposte come i ristoranti, i nostri prodotti vanno toccati, visti e provati. Ora dobbiamo concentrarci a pensare al dopo e alla riapertura, tenendo conto che di certo svendere i prodotti non sarà la soluzione perché servirà recuperare marginalità. Confidiamo infine in una maggiore sensibilità e attenzione per i negozi di vicinato anche da parte della clientela”.

 

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