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Obesità e Covid: uno studio del Policlinico San Marco indaga i rischi

La ricerca è stata effettuata dall’equipe del Centro di Chirurgia dell’Obesità del Policlinico San Marco – centro di eccellenza SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Mataboliche)

La chirurgia bariatrica e la conseguente perdita di peso ridurrebbero significativamente il rischio di gravi conseguenze legate all’infezione da Covid 19. A suggerirlo è un nuovo studio realizzato dall’equipe del Centro di Chirurgia dell’Obesità del Policlinico San Marco – centro di eccellenza SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Mataboliche) tra i più importanti in Italia per casistica e risultati, appena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Obesity Surgery”, la più autorevole e prestigiosa in questo ambito.

“COVID-19 and Obesity: Is Bariatric Surgery Protective? Retrospective Analysis on 2145 Patients Undergone Bariatric-Metabolic Surgery from High Volume Center in Italy (Lombardy)” – questo il titolo dello studio – ha avuto come obiettivo investigare l’incidenza e le conseguenze dell’infezione da Covid 19 in oltre 2.000 pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica. “Come evidenziato da diverse ricerche l’obesità rappresenta un potenziale fattore di rischio in caso di infezione da Covid 19 e i pazienti obesi richiedono quindi una maggiore vigilanza, una priorità nell’effettuazione di test per la diagnosi di Covid e una terapia più aggressiva” sottolinea il dottor Stefano Olmi, responsabile dell’Unità di chirurgia generale e oncologica e del Centro di chirurgia dell’obesità del Policlinico San Marco. “La maggiore fragilità dei pazienti obesi, in particolare nei confronti dell’infezione da Covid 19, deriva da una ridotta elasticità della parete toracica e da una minore efficienza del sistema respiratorio che – come si sa – è un aspetto fondamentale almeno nella prima fase dell’infezione. Ci sono poi anche dati emergenti che indicano che l’obesità è un predittore indipendente di ricovero in unità di terapia intensiva, ventilazione meccanica e morte. Inoltre in un recente studio su un’ampia coorte di pazienti Covid19 a New York, l’obesità è risultata essere una delle comorbidità associate più comuni nei pazienti ospedalizzati”. Da qui l’idea di analizzare – di contro – come invece la perdita importante di peso conseguente alla chirurgia bariatrica potesse influire sulla risposta dei pazienti, anche in termini di complicanze, a un’eventuale infezione da Covid 19.

I primi suggerimenti in questo senso arrivano dall’esperienza sul campo degli stessi chirurghi del Policlinico San Marco, che durante i mesi della prima emergenza sono stati coinvolti nella gestione e trattamento dei pazienti ricoverati nei reparti Covid, alcuni dei quali precedentemente si erano sottoposti a un intervento di chirurgia bariatrica. “Abbiamo notato in questi pazienti che la risposta alla terapia era buona, nonostante la gravità dell’infezione. Da qui abbiamo deciso di analizzare la diffusione e gli effetti dell’infezione da Covid 19 in una popolazione numericamente significativa di pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica” continua il dottor Olmi. “In questo studio retrospettivo – che si è svolto durante il periodo del lockdown di marzo-aprile – sono stati coinvolti più di 2.000 pazienti operati nel nostro Centro molti dei quali sono ancora seguiti dalla nostra equipe per i follow-up previsti dal percorso di cura”. A ciascun paziente è stato somministrato un questionario dedicato in cui riferire eventuali sintomi da Covid e positività accertate.

I risultati? “Possiamo senza dubbio definirli incoraggianti” dice ancora il dottor Olmi. “Sebbene il tasso di sintomi riportato fosse alto, solo lo 0,6% dei pazienti è risultato positivo per Covid 19. Inoltre su più di 2.000 pazienti analizzati in questo studio sottoposti a chirurgia bariatrica, solo 2 pazienti (0,1%) hanno avuto bisogno di ricovero in terapia intensiva. La chirurgia bariatrica, quindi, può essere considerata un fattore protettivo rispetto all’insorgenza di gravi malattie respiratorie derivanti da infezione da Covid 19”.

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