Il direttore Frizza: "Il pubblico ci manca, ma il teatro non può fermarsi" - BergamoNews

Lirica

L'intervista

Il direttore Frizza: “Il pubblico ci manca, ma il teatro non può fermarsi”

Dietro le quinte con il direttore musicale del Donizetti Opera Festival, che quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria, vivrà esclusivamente sui canali della neonata Web TV

Entra sul palco, fa un breve inchino, e subito si volta verso i musicisti, i suoi compagni di viaggio. Mentre accade la magia e veniamo trasportati in epoche e luoghi lontani, vediamo solo la sua schiena. Anzi, a volte non lo vediamo affatto se non al momento degli applausi, come accade nell’opera. Appare poco, ma è fondamentale. Il direttore d’orchestra è il capitano della nave, senza di lui l’equipaggio è perduto.

In questo periodo di pandemia, che ha messo in ginocchio il mondo della musica, il direttore diventa un faro, la voce che sprona combattere. È quello che emerge dalle parole di Riccardo Frizza, direttore musicale del Donizetti Opera Festival, che quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria, vivrà esclusivamente sui canali della neonata Web TV. “Se si ferma il teatro, si ferma la civiltà – spiega Frizza – Proprio per questo il Festival deve andare avanti, porteremo nelle case delle persone la bellezza di cui tutti noi abbiamo bisogno per vivere”.

Maestro, ricorda la sua prima volta da direttore?

Ero ancora uno studente del conservatorio, quando fui chiamato a dirigere per la prima volta. Si trattava proprio di un’opera di Donizetti. Questo compositore mi ha accompagnato per tutta la vita, l’ha riempita in maniera totale. Grazie a lui e al suo “Elisir D’amore” ho conosciuto mia moglie. Ora sono direttore musicale del Donizetti opera Festival. Devo dire grazie a Gaetano.

La musica non sta vivendo un momento facile. Oltretutto a pochi giorni dall’inizio del Festival è arrivata la notizia dell’assenza di Placido Domingo.

Nel nostro ambiente capita spesso, soprattutto nel caso dei cantanti. Devono essere necessariamente in forma per poter affrontare ruoli difficili, che richiedono forza ed energia. Non posso che augurare una buona guarigione a Placido Domingo. Per noi è una grande perdita. Avremmo dovuto avere a Bergamo l’icona vivente dell’opera, speriamo di poterlo ospitare nelle prossime edizioni del Donizetti Opera Festival. Stiamo vivendo un periodo difficilissimo, ma stiamo cercando di portare avanti il festival. Questo è importante non solo per la città di Bergamo e per tutte le persone che lavorano per la Fondazione – mi riferisco ai musicisti, ai coristi, alle maestranze. Stiamo lavorando, nonostante tutte le difficoltà, perché il teatro è una forma permanente di cultura. È da sempre il punto di ritrovo della società, fin dai tempi dei greci che lo hanno inventato. L’agorà è il teatro di oggi, che deve essere al centro. Questo è il senso del nostro progetto. Dobbiamo andare avanti. Se si ferma il teatro si ferma la civiltà.

Come state vivendo la quotidianità delle prove?

Sono giornate intensissime. Stiamo lavorando anche più di nove ore al giorno. C’è una grande consapevolezza da parte di tutti del momento che stiamo vivendo. La Fondazione Donizetti ha messo in atto dei protocolli molto rigidi di sicurezza, facciamo settimanalmente dei tamponi. C’è un grande controllo e le persone ne sono consapevoli. Tutti osservano scrupolosamente le regole perché il nostro lavoro non deve fermarsi. Lo ripeto, il teatro non può fermarsi. Siamo su questa terra per creare bellezza, senza la quale non avrebbe senso vivere. È questa una scelta di coraggio.

Il Festival continua, ma senza il pubblico in presenza…

Ovviamente il pubblico ci manca. Il pubblico è quella cosa che rende viva la nostra arte. Non avendolo in presenza sarà una grande mancanza, perché mancherà quella connessione che si instaura tra artisti e presenti nella performance dal vivo. Ma il pubblico non sarà assente del tutto, sarà a casa. Dobbiamo pensare e lavorare come se fosse in teatro. Per fortuna ora abbiamo la tecnologia che ci dà una mano. Grazie alla Fondazione Tim, abbiamo potuto dare vita in poco tempo alla Donizetti Web TV. Entreremo comunque nelle case del nostro pubblico. Non faremo mancare la nostra arte.

“Belisario” e “Marino Faliero” sono le due opere che quest’anno la porteranno sul podio. Ce le racconti.

Si tratta due opere bellissime, di grande valore del catalogo donizettiano. Entrambe sono ambientate in situazioni storiche. I personaggi dell’opera sono realmente esistiti. Questo è di grande aiuto nel comprendere il personaggio e tutte le relazioni. Ad esempio, in “Belisario”, il legame tra padre e figlia è molto importante. È lo stesso rapporto che Verdi svilupperà in opere come il Rigoletto o il Trovatore. La relazione tra genitori e figlio è ancora così attuale. Invece nel “Marino Faliero” si parla del rapporto tra marito e moglie. Attraverso la vicenda storica vivremo dinamiche sicuramente proiettabili anche nel nostro tempo.

E dal punto di vista musicale?

Si tratta di due opere importantissime per quanto riguarda la scrittura musicale. “Marino Faliero” è una delle opere forse più difficile da cantare che Donizetti abbia mai scritto. Si tratta di opere poco conosciute, ma sono fondamentali per conoscere l’autore e per conoscere lo sviluppo del melodramma italiano.

Poco dopo la fine del primo lockdown, ha diretto la Donizetti Opera Festival nell’esecuzione del Requiem di Donizetti davanti al cimitero monumentale di Bergamo. Cosa ha provato in quel momento?

Ho provato una grandissima emozione. Non è stato un concerto, è stata una commemorazione. Un omaggio da parte di noi artisti a chi non ce l’ha fatta e a chi ha sofferto. Per noi non è stato un semplice momento di lavoro, è stato qualcosa di più. Ci siamo messi a servizio della comunità con la musica di Gaetano Donizetti. Dopo questa occasione, inoltre, è stato riscoperto il Requiem di Donizetti, una partitura prima poco conosciuta che già questa estate ha avuto almeno quattro esecuzioni in Italia.

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