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I 103 anni di suor Cristina: “Quella volta che salvai 85 bimbi in guerra”

Lei è la religiosa delle Sacramentine di Redona: “È l’amore che ci mantiene in salute. Dobbiamo volerci bene. Io ho amato i miei bambini e da loro sono stata amata: questo è il segreto”.

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“Sono arrivata sin qui grazie ai miei bambini, la mia grande gioia, la medicina per tutti i miei mali”. Suor Cristina Vitali compie 103 anni e quando parla di bambine e bambini si riferisce alle qualche migliaia che in oltre sessant’anni di scuola materna ha accolto, cresciuto, amato. “I miei bambini me li ricordo tutti”, dice, e quando ci parla, nonostante il metro di distanza e la mascherina che le copre mezzo volto, pare davvero di vederli, quei bimbi, riflessi nella luce dei suoi occhi azzurri e sinceri.

Quella di Pierina Vitali, nata il 15 novembre 1917 a Botta di Sedrina, un piccolo paese della provincia di Bergamo, è una storia bella, che apre il cuore. Nata in una famiglia numerosa come tante a quel tempo, in dieci tra fratelli e sorelle, sceglie di prendere i voti e nel 1938, poco più che vent’enne, entra nella congregazione delle Sacramentine dedicate all’educazione dei giovani in asili, scuole, convitti e oratori. La sua vocazione era questa: seguire Gesù dedicando la sua vita ai più piccoli.

Suor Cristina vitali

Suor Cristina nei primi anni ‘40 del Novecento, lascia Bergamo per Venezia; qui, fa l’esperienza più drammatica della sua vita, quella che non si può dimenticare, la guerra.

Era il 1945, il 21 marzo, quando Venezia fu teatro di un bombardamento, l’unico ma violento, che colpì il porto e le infrastrutture della città. Suor Cristina come tutte le mattine si trovava all’asilo. Improvvisamente, il cielo si riempi di arei: “Sembravano grandissimi uccelli neri. I bambini stavano col naso all’insù, incuriositi. All’inizio non avevamo paura, solo curiosità. Ma dopo pochi minuti, tutto fu chiaro. Gli aerei erano sempre più bassi e minacciosi, stavano mirando il suolo e noi eravamo a pochi chilometri dalla città e dal porto. Le suore che stavano con me sono scappate cercando un rifugio. Io non me la sono sentita. Ho chiamato tutti i bambini dell’asilo, erano 85 me lo ricordo benissimo. Ho detto loro che dovevamo correre dentro, nella scuola, metterci per terra, stare accanto e stringerci forte l’uno all’altro. Non avevo paura. Avevo solo la determinazione di salvarli, tutti. Mi sono rannicchiata accanto alla statua della Vergine Maria e ho iniziato a pregare. Siamo stati così per interminabili minuti col sottofondo delle bombe che cadevano poco lontano da noi. Pensavo anche ai papà dei bambini che erano nelle fabbriche vicine, alle loro mamme, a come si potevano sentire pensando ai loro bambini, lontani e sotto le bombe”.

Mentre Suor Cristina parla, penso al mio bimbo che si trova nella stanza qui accanto, e mi emoziono. Penso anche alla situazione che stiamo vivendo, il dramma del covid19, che ha fatto e sta facendo morire tante persone così come in guerra. Penso al rumore delle bombe e al silenzio del lockdown. È suor Cristina che mi viene in aiuto e mi dice: “Avevo paura, anche oggi ne ho. Ma non bisogna mai, mai farsi paralizzare dalla paura. Bisogna agire, reagire”.

Suor Cristina vitali

E come è finita con i suoi bambini, suor Cristina? “Li ho salvati tutti. Tutti e 85. Le loro mamme sono corse all’asilo appena hanno potuto, erano terrorizzate, molte di loro nel bombardamento hanno perso il marito, il fratello, il padre. Il Signore ha conservato i loro figli”.

Torno a pensare al paragone tra le bombe e il covid19. Oggi come in guerra? “Proprio no” dice Suor Cristina. “In tempo di guerra ho mangiato per un anno le foglie degli alberi. E come me, molti. Oggi bisogna stare attenti, proteggersi. Quando è scoppiato il coronavirus ero a Botta di Sedrina a trovare mia sorella di 96 anni, dovevo stare lì qualche giorno per le vacanze di carnevale e invece mi sono fermata due mesi. Mi hanno “riempita” di vitamina C, mi hanno messa sotto una campana di vetro e ora sono qui, con le mie sorelle, a Bergamo, a Redona, circondata dall’affetto della Madre Superiora suor Vittoriana, dalle mie consorelle e dai miei bambini. Sa che i miei bambini di una volta mi vengono ancora a trovare? Per me è sempre una grande gioia. Quest’anno sarà diverso purtroppo”.

Suor Eugenia e la comunità di Redona hanno in serbo una grande sorpresa anche per quest’anno, con tanto di auguri dei sindaci di Bergamo e Sedrina, ma suor Cristina ancora non lo sa.

Prima di salutarla e lasciarla alla sua attività del momento, lo stiro dei panni (che a me, 42 anni, taglia le gambe…), le chiedo di lasciarci un consiglio su come vivere la vita per conservarci così bene e in gamba come lei. “È l’amore che ci mantiene in salute. Dobbiamo volerci bene. Io ho amato i miei bambini e da loro sono stata amata: questo è il segreto”.

Auguri cari, suor Cristina.

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